![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 GENNAIO 2003 |
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Molte
sofferenze potranno essere evitate ridisegnando il rapporto tra natura e
cultura, tra Dna e ambiente
Come
mai, si è chiesto qualcuno, negli ultimi quarant'anni le neuroscienze non hanno
ottenuto risultati così clamorosi come quelli della biologia molecolare? E nel caso esistesse un fatto
neuroscientifico equivalente alla scoperta della struttura del Dna, quale
sarebbe? Non esiste un unico fatto con
una portata analoga ma, nella pratica, in vari livelli del sistema nervoso, ci
sono state scoperte che potrebbero avere un valore comparabile e servire, per
esempio, a capire la natura di un potenziale di azione. Tuttavia è probabile che nella
mente-cervello, alla struttura del DNA corrispondano le configurazioni su
grande scala di sistemi e circuiti, le descrizioni che rendono conto allo
stesso tempo delle micro e delle macro strutture.
I
limiti delle attuali conoscenze neuroscientifiche hanno anche altre
ragioni. Una di queste è che il genoma
umano specifica soltanto una parte dei circuiti cerebrali. In maniera molto particolareggiata, esso
decide della costruzione del nostro corpo, compresa la pianta generale del
cervello. Però non tutti i circuiti
cerebrali finiscono per essere collegati e per funzionare come deciso dai geni. Nel cervello di ognuno di noi, gran parte
del cablaggio riflette la storia e le circostanze particolari del nostro
organismo, che è perciò relativamente individuale e unico. La mente all'opera in specifici ambienti
culturali e fisici non è plasmata da un solo tipo di attività, e meno ancora dai
soli geni: contano i contesti sociali e culturali.
I
fatti accertati dalla neurobiologia contemporanea hanno implicazioni per le
vicende umane? Importa davvero, e non
soltanto ai curiosi, conoscere l'evoluzione e lo sviluppo dei diversi aspetti
della mente e come essi siano costruiti dal cervello? Credo di sì.
In primo luogo, non
sottovaluterei l'importanza di soddisfare la curiosità umana, e più ancora la
curiosità nei confronti dell'umanità stessa.
In secondo luogo, i fatti della neurobiologia attuale hanno un valore
pratico immediato in medicina: la diagnosi e la terapia di disturbi neurologici
e psichiatrici migliorano notevolmente con ogni nuova conoscenza acquisita sul
modus operando cerebrale. Alleviare le
sofferenze, dirette o indirette, ha un immenso valore. Basti pensare alla riabilitazione di
pazienti affetti da deficit del linguaggio o della memoria; alle cure per il
morbo di Parkinson o per la depressione; alla possibilità di prevenire
terribili malattie dovute a precisi difetti genetici.
In terzo luogo, conoscere
la natura umana più profondamente e da un punto di vista neurologico può
aiutare a capire e semmai ad arginare la sofferenza in un contesto più ampio.
Non mi riferisco qui alla malattia in senso stretto, ma alla sofferenza personale
causata dalla lotta per l'esistenza in un ambiente sociale e culturale
complesso anche se, a questo proposito, si potrebbe parlare di patologie della
società e della cultura.
La
mia speranza è che la neurobiologia contribuisca a ridurre anche questa
sofferenza e a favorire una maggiore espressione delle potenzialità umane.
Capire
la natura umana in modi che possano essere utili per risolvere i conflitti e
accrescere il benessere di tutti dipende non solo da quanto sappiamo delle
modalità con le quali l'organismo e il suo cervello operano adesso. Dipende anche dalle nostre idee su come
siano diventati così come sono adesso.
In breve, dipende dalla loro storia nella prospettiva dell'evoluzione e
dello sviluppo individuale. Idealmente,
la prospettiva dell'evoluzione non dovrebbe fare differenza. In pratica però ne fa. A intervalli regolari, scienziati, filosofi
e il grande pubblico tornano a discutere dell'opposizione tra natura e cultura,
e il valore delle nostre conoscenze in biologia è indicizzato sulla posizione
assunta da ciascuno di noi in quella discussione. Peggio ancora, gli interventi concreti in merito alla sofferenza
e alla felicità umana vengono ostacolati o promossi in una misura che dipende
quasi interamente dalla posizione di ciascuno.
Qual è la mia? La situazione è
questa: il genoma mette giù la struttura (quasi) precisa di sistemi e circuiti
importanti nelle aree del cervello umano più antiche dal punto di vista
dell'evoluzione: il tronco cerebrale, l'ipotalamo, il proencefalo basale e
alcune altre regioni di cui condividiamo l'essenza con gli individui di molte
altre specie. Hanno il ruolo di
regolare i processi vitali senza l'aiuto di una mente-cervello. Le configurazioni innate della loro attività
regolano i meccanismi fisiologici della sopravvivenza; non generano immagini
mentali anche se le conseguenze della loro attività possono essere
rappresentate con tali immagini. Senza
questi circuiti innati, non potremmo respirare, regolare cuore e polmoni,
equilibrare il metabolismo, cercare cibo e riparo, evitare i predatori o
riprodurci.
Per
quanto riguarda i circuiti dei settori moderni (dal punto di vista evolutivo)
del cervello, con ogni probabilità il genoma non ne stabilisce l'organizzazione
"precisa" bensì il piano "generale". Infatti le specificità di questi circuiti
compaiono molto tempo dopo la nascita mentre gli individui si sviluppano in
bambini e adolescenti che interagiscono con l'ambiente fisico e con altri
individui. Compaiono sotto l'influenza di circostanze ambientali vincolate
dall'influenza dei circuiti stabiliti in modo innato e preciso che hanno a che
fare con la regolazione della vita più elementare.
Abbiamo
insomma circuiti antichi e geneticamente prestabiliti che regolano le funzioni
del corpo e garantiscono la sopravvivenza dell'individuo, controllando il
sistema endocrino, il sistema immunitario e le viscere, e mettendo in atto
impulsi e istinti. Ma tali circuiti
intervengono anche per dare forma a circuiti più moderni, prestabiliti soltanto
in parte, che riguardano la rappresentazione delle esperienze acquisite. La descrizione che precede sottolinea quanto
sia inadeguato concepire il cervello, il comportamento e la mente in termini di
opposizione tra natura e cultura, o tra geni ed esperienza. Alla nascita, cervello e mente non sono
tabula rasa, ma non sono nemmeno interamente determinati. I geni proiettano
un'ombra lunga, ma non onnicomprensiva. Favoriscono la struttura precisa di una
componente del cervello e, indirettamente, influenzano la determinazione della
struttura precisa di un'altra.