RASSEGNA STAMPA

19 GENNAIO 2003
ANTONIO R.DAMASIO
[Neurobiologia della vita quotidiana

Molte sofferenze potranno essere evitate ridisegnando il rapporto tra natura e cultura, tra Dna e ambiente

Come mai, si è chiesto qualcuno, negli ultimi quarant'anni le neuroscienze non hanno ottenuto risultati così clamorosi come quelli della biologia molecolare?  E nel caso esistesse un fatto neuroscientifico equivalente alla scoperta della struttura del Dna, quale sarebbe?  Non esiste un unico fatto con una portata analoga ma, nella pratica, in vari livelli del sistema nervoso, ci sono state scoperte che potrebbero avere un valore comparabile e servire, per esempio, a capire la natura di un potenziale di azione.  Tuttavia è probabile che nella mente-cervello, alla struttura del DNA corrispondano le configurazioni su grande scala di sistemi e circuiti, le descrizioni che rendono conto allo stesso tempo delle micro e delle macro strutture.

I limiti delle attuali conoscenze neuroscientifiche hanno anche altre ragioni.  Una di queste è che il genoma umano specifica soltanto una parte dei circuiti cerebrali.  In maniera molto particolareggiata, esso decide della costruzione del nostro corpo, compresa la pianta generale del cervello.  Però non tutti i circuiti cerebrali finiscono per essere collegati e per funzionare come deciso dai geni.  Nel cervello di ognuno di noi, gran parte del cablaggio riflette la storia e le circostanze particolari del nostro organismo, che è perciò relativamente individuale e unico.  La mente all'opera in specifici ambienti culturali e fisici non è plasmata da un solo tipo di attività, e meno ancora dai soli geni: contano i contesti sociali e culturali.

I fatti accertati dalla neurobiologia contemporanea hanno implicazioni per le vicende umane?  Importa davvero, e non soltanto ai curiosi, conoscere l'evoluzione e lo sviluppo dei diversi aspetti della mente e come essi siano costruiti dal cervello?  Credo di sì.

In primo luogo, non sottovaluterei l'importanza di soddisfare la curiosità umana, e più ancora la curiosità nei confronti dell'umanità stessa.  In secondo luogo, i fatti della neurobiologia attuale hanno un valore pratico immediato in medicina: la diagnosi e la terapia di disturbi neurologici e psichiatrici migliorano notevolmente con ogni nuova conoscenza acquisita sul modus operando cerebrale.  Alleviare le sofferenze, dirette o indirette, ha un immenso valore.  Basti pensare alla riabilitazione di pazienti affetti da deficit del linguaggio o della memoria; alle cure per il morbo di Parkinson o per la depressione; alla possibilità di prevenire terribili malattie dovute a precisi difetti genetici.

In terzo luogo, conoscere la natura umana più profondamente e da un punto di vista neurologico può aiutare a capire e semmai ad arginare la sofferenza in un contesto più ampio. Non mi riferisco qui alla malattia in senso stretto, ma alla sofferenza personale causata dalla lotta per l'esistenza in un ambiente sociale e culturale complesso anche se, a questo proposito, si potrebbe parlare di patologie della società e della cultura.

La mia speranza è che la neurobiologia contribuisca a ridurre anche questa sofferenza e a favorire una maggiore espressione delle potenzialità umane.

Capire la natura umana in modi che possano essere utili per risolvere i conflitti e accrescere il benessere di tutti dipende non solo da quanto sappiamo delle modalità con le quali l'organismo e il suo cervello operano adesso.  Dipende anche dalle nostre idee su come siano diventati così come sono adesso.  In breve, dipende dalla loro storia nella prospettiva dell'evoluzione e dello sviluppo individuale.  Idealmente, la prospettiva dell'evoluzione non dovrebbe fare differenza.  In pratica però ne fa.  A intervalli regolari, scienziati, filosofi e il grande pubblico tornano a discutere dell'opposizione tra natura e cultura, e il valore delle nostre conoscenze in biologia è indicizzato sulla posizione assunta da ciascuno di noi in quella discussione.  Peggio ancora, gli interventi concreti in merito alla sofferenza e alla felicità umana vengono ostacolati o promossi in una misura che dipende quasi interamente dalla posizione di ciascuno.  Qual è la mia?  La situazione è questa: il genoma mette giù la struttura (quasi) precisa di sistemi e circuiti importanti nelle aree del cervello umano più antiche dal punto di vista dell'evoluzione: il tronco cerebrale, l'ipotalamo, il proencefalo basale e alcune altre regioni di cui condividiamo l'essenza con gli individui di molte altre specie.  Hanno il ruolo di regolare i processi vitali senza l'aiuto di una mente-cervello.  Le configurazioni innate della loro attività regolano i meccanismi fisiologici della sopravvivenza; non generano immagini mentali anche se le conseguenze della loro attività possono essere rappresentate con tali immagini.  Senza questi circuiti innati, non potremmo respirare, regolare cuore e polmoni, equilibrare il metabolismo, cercare cibo e riparo, evitare i predatori o riprodurci.

Per quanto riguarda i circuiti dei settori moderni (dal punto di vista evolutivo) del cervello, con ogni probabilità il genoma non ne stabilisce l'organizzazione "precisa" bensì il piano "generale".  Infatti le specificità di questi circuiti compaiono molto tempo dopo la nascita mentre gli individui si sviluppano in bambini e adolescenti che interagiscono con l'ambiente fisico e con altri individui. Compaiono sotto l'influenza di circostanze ambientali vincolate dall'influenza dei circuiti stabiliti in modo innato e preciso che hanno a che fare con la regolazione della vita più elementare.

Abbiamo insomma circuiti antichi e geneticamente prestabiliti che regolano le funzioni del corpo e garantiscono la sopravvivenza dell'individuo, controllando il sistema endocrino, il sistema immunitario e le viscere, e mettendo in atto impulsi e istinti.  Ma tali circuiti intervengono anche per dare forma a circuiti più moderni, prestabiliti soltanto in parte, che riguardano la rappresentazione delle esperienze acquisite.  La descrizione che precede sottolinea quanto sia inadeguato concepire il cervello, il comportamento e la mente in termini di opposizione tra natura e cultura, o tra geni ed esperienza.  Alla nascita, cervello e mente non sono tabula rasa, ma non sono nemmeno interamente determinati. I geni proiettano un'ombra lunga, ma non onnicomprensiva. Favoriscono la struttura precisa di una componente del cervello e, indirettamente, influenzano la determinazione della struttura precisa di un'altra.

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Scienze Cognitive