RASSEGNA STAMPA

18 GENNAIO 2003
LUIGI DELL'AGLIO
[È stato individuato da un gruppo di antropologi e biologi dell'università di Harvard: si trova solo negli esseri umani

Un gene fra uomo e scimmia

Si chiama «Tre2» e ha permesso agli ominidi, nel corso dell'evoluzione, di distinguersi dai primati. Un processo avvenuto fra i 30 e i 20 milioni di anni fa

Risale a 20-30 milioni di anni fa il gene che distingue l'uomo dalle scimmie. Un gruppo di genetisti e antropologi dell'università di Harvard annuncia di averlo scoperto (è chiamato Tre2); da solo differenzierebbe nettamente il patrimonio genetico dell'uomo da quello dei primati antropomorfi. Si tratta di un gene che esiste esclusivamente nell'uomo ed è apparso lungo il percorso dell'evoluzione soltanto negli ominidi, cioè al momento in cui uomo e scimmia hanno preso due strade diverse. Dal punto di vista genetico, l'uomo e la scimmia sono molto simili perciò la caccia ai geni che fanno la differenza è molto affascinante. Il Tre2 era stato individuato nel corso del Progetto Genoma, il programma mondiale che ha permesso di dipanare il Dna e ricostruire la mappa genetica dell'uomo. Ma di questo gene non si conosceva la funzione. Ora i ricercatori americani fanno sapere di aver rintracciato il Tre2 nei tempi più remoti (tra 21 e 33 milioni di anni fa) e di aver fatto scientificamente il montaggio della sua storia. Questo lavoro è stato condotto confrontando il Dna dell'uomo con quello di numerosi altri mammiferi, comprese le scimmie. Secondo i ricercatori, il Tre2 può essere considerato il capostipite di una generazione di nuovi geni che caratterizzano esclusivamente il Dna dell'uomo. Il Tre2 è un gene "chimerico": nasce dalla fusione di due geni. Questa mutazione potrebbe aver indotto ominidi da un lato e scimmie dall'altra a imboccare due vie che non si sarebbero più incontrate. C'è infatti un dato al quale i ricercatori attribuiscono molta importanza: questo gene è presente soltanto nella linea germinale maschile e pertanto avrebbe innalzato una barriera riproduttiva, causando la netta divisione tra l'individuo (e la popolazione) che non ha modificato il proprio genoma e quello che invece l'ha modificata. Da tempo nelle ricerc he biomolecolari, fa notare il professor Fiorenzo Facchini, ordinario di antropologia all'Università di Bologna, si cerca di rilevare i marcatori più importanti che permettano di risalire all'epoca della separazione tra l'uomo e le scimmie antropomorfe. «Le interpretazioni che se ne possono trarre dipendono sia dalla scelta dei marcatori sia dai ritmi della mutazione di questi marcatori». E' chiaro che bisogna fare molta attenzione ai geni che compaiono o scompaiono prima che avvenga la separazione tra le due specie. Un team di ricercatori dell'Università di San Diego, in California, ha scoperto recentemente che un certo gene (che controlla la produzione dello zucchero nell'organismo) è scomparso dal Dna umano tra i 2,5 e i 3 milioni di anni fa. In un'epoca significativa, quella in cui gli antenati dell'uomo cominciarono a camminare e prima che il cervello umano cominciasse a crescere. Dagli anni '80 i genetisti hanno affermato che l'uomo e la scim mia sono geneticamente simili ma non uguali. L'uomo ha il 98,4% del suo Dna in comune con lo scimpanzè, il 97,7% con il gorilla , il 96,4% con l'orang utan. Secondo alcuni ricercatori, la differenza quantitativa si limiterebbe addirittura all'1,3% del patrimonio genetico. E comunque non sarebbe superiore al 2,5%. Ma che cosa significa tutto questo? Si è chiesta un'équipe di Lipsia, appartenente al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. La differenza tra l'uomo e le scimmie antropomorfe non sta nella quantità dei geni che li distinguono, o nella loro diversa sequenza, ma nell'attività più o meno intensa di questi geni. In altri termini, non basta avere gli stessi geni, quello che conta è se questi geni siano "accesi" oppure no. Se non sono attivi è come non averli, osservano in pratica i ricercatori tedeschi. La ricerca di Lipsia ha messo in luce che, da quando la linea evolutiva si è divisa per dare origine alla specie umana, nel cervello dell'uomo sono avvenuti cambiamenti più di cinque volte superiori a quelli avvenuti nella massa cerebrale delle scimmie.

 

 

inizio pagina
vedi anche
L'immagine del mondo