![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 GENNAIO 2003 |
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Il recentissimo premio ad
Antonio R. Damasco si aggiunge alla nutrita lista di premi internazionali,
alcuni scientifici, alcuni clinici, alcuni editoriali, non di rado divisi con
la moglie Hanna, sua preziosa e costante collaboratrice e coautrice. Nato ed
educato in Portogallo, da molti anni professore e primario di neurologia
all’Università dello Iowa, Damasio è uno dei più famosi neuroscienziati del
mondo, non solo tra gli specialisti, ma anche tra un più vasto pubblico, grazie
a saggi di alta divulgazione tradotti in molte lingue. Per fortunata
coincidenza, l’annuncio del premio arriva proprio mentre le copie del suo
ultimo libro (per i tipi della Harcourt Books), toccano i banconi della grande
distribuzione, negli Stati Uniti. Loo king for Spinoza , «Cercando
Spinoza» è l’alquanto enigmatico titolo, un po’ (solo un po’) chiarito dal
sottotitolo: La gioia, il dolore e il cervello senziente . Ma la
traduzione "senziente" non copia esattamente il termine inglese feeling
, che è piuttosto senti mento . Il feeling brain di Damasio
non è semplicemente l’organo delle sensazioni, bensì il tempio laico della
mente, il riscontro biologico, appunto, dei sentimenti.
Dice nel corso di un’intervista: «Sembra pedante distinguere tra emozioni e
sentimenti, ma è necessario, perché la neurobiologia delle emozioni, in fondo,
ci interessa proprio perché ci interessa capire la mente, capire i sentimenti».
Nel libro, Damasio spiega che, mentre le emozioni sono visibili, dallo sguardo,
dal volto, dalla voce, dai comportamenti, invece i sentimenti restano nascosti,
come sono nascoste le nostre private immagini mentali. Il suo primo, e (per
ora) più noto, libro aveva nel titolo "Cartesio" ( L’errore di
Cartesio ); questo, invece, ha nel titolo "Spinoza". Sta
rivedendo la buccia ai giganti della filosofia razionalista? Ci darà presto
anche un libro su Leibniz?
Sorride e si affretta a spiegare che la molla che lo ha sempre spinto a
studiare il cervello è il poter capire il funzionamento della mente. La sua
massima ambizione è contribuire, mediante scoperte neuro-scientifiche, alla
soluzione dei conflitti sociali. «Sono convinto» - aggiunge - che le nostre
scoperte devono non solo contribuire alla conoscenza della mente in astratto,
non solo soddisfare una curiosità, per quanto nobile, ma anche migliorare la
condizione umana e alleviare le sofferenze degli individui».
Dire Spinoza, per chi minimamente lo ha nell’orecchio, è dire due cose: l’unità
della sostanza dell’uomo con quella di Dio e della natura, e la possibilità di
studiare l’universo etico un po’ come si studia la geometria. Aggiunge
sorridendo: «Sono convinto, e l’ho scritto già nel passato, che la sostanza del
cervello e quella della mente sono la stessa, a un livello profondo, e così per
la sostanza dei sentimenti e quella della ragione. Dobbiamo correggere, in
quanto studiosi della mente e del cervello, alcuni fraintendimenti sulla natura
umana». Confessa che da giovane era incerto tra una carriera scientifica, una
carriera medica, una carriera letteraria e una carriera di regista
cinematografico. Parrebbe che sia riuscito a combinare almeno tre di queste,
essendo diventato scienziato, clinico e scrittore.
Dalle sue prime pubblicazioni medico-scientifiche sulla neurofisiologia della
presa di decisione, agli inizi degli anni Novanta, oggi è scaturito un settore
intero, con tanto di test clinici standardizzati, convegni internazionali e
propaggini che toccano perfino l’economia pura. Con il suo gruppo di clinici e
ricercatori ha recentemente abbordato con successo anche le cause della
dipendenza da droghe e il trattamento dei giocatori d’azzardo «compulsivi».
Difficile, per Damasio, nascondere la sua soddisfazione. Ma si affretta ad
aggiungere una riserva. «Sappiamo ancora troppo poco sulle emozioni collettive,
sulle radici dei conflitti sociali, sulla possibile buona gestione delle
emozioni nella società. Il campo della presa di decisione e delle sue patologie
è ancora troppo giovane. Non ha ancora attratto una massa sufficiente di
eccellenti clinici e ricercatori. Dobbiamo forse aspettare ancora qualche
anno».
Ma ha poi del tutto abbandonato l’idea giovanile di fare il regista
cinematografico, che parrebbe essere l’unica "carriera" da lui non
ancora percorsa? Dalla sua divertita reazione (le emozioni, davvero, si
manifestano anche al telefono) si intuisce che forse sta preparando qualcosa.
Come Oliver Sachs, come Ronald Laing e come lo stesso Freud, anche Damasio ha
arricchito il genere letterario-neurologico con famosi casi clinici, con
descrizioni vere di pazienti reali, che, però, assurgono a un olimpo di
tormenti umani emblematici. L’eroe del suo primo libro era un cerebroleso che
si rovinava finanziariamente, ripetutamente, allegramente, senza rendersene
conto, con un cervello decisionale staccato dai segnali di pericolo normalmente
e sanamente inviati, su in alto, dalle infime viscere. L’eroe del suo ultimo
libro, invece, è un paziente neurologico (lesionato in altra sede cerebrale)
che scoppia a piangere quando gli si raccontano barzellette e, invece, ride a
crepapelle ai funerali. Colpito da un ictus al tronco cerebrale e posto sotto
le competenti cure (ma adesso anche sotto l’abile penna) di Damasio, questo
sventurato sovverte tutto quanto normalmente ci sembra scontato sulle emozioni,
i sentimenti e la corrispondente gestione dei comportamenti.
Il sentimento di sé (il self ) viene polverizzato, quando i comportamenti
fanno a pugno con le situazioni e con i sentimenti, e abbiamo la sventura di
rendercene conto. Come il sottotitolo dice, gioia e dolore sono le pietre
angolari della nostra sopravvivenza. Lo sapeva bene Baruch Spinoza, quando, il
27 luglio 1656, venne espulso dalla comunità ebraica di Amsterdam e gettato
nelle tenebre esterne, a causa della sua «abominevole eresia» (così diceva la
bolla di scomunica, il terribile cherem ). Gli parve che tutto, proprio
tutto, venisse inghiottito dal nulla, lui compreso. Ma poi si riprese e
continuò a filosofare proficuamente per anni. Damasio ci presenta Spinoza come
un «protobiologo» ed elabora a modo suo, da neurobiologo, le nozioni spinoziane
di sostanza, essenza e attributo. Come quella di Spinoza, la sua è una teologia
laica. Gli si può augurare il miglior successo nel suo sforzo di trovare la
sostanza comune ultima tra neuroni e pensieri.
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