RASSEGNA STAMPA

16 GENNAIO 2003
AGNESE PELLEGRINI
[Logico, quindi morale E Blondel fa ancora scuola

Clonazione. Bomba atomica. Guerra in Iraq. Di sicuro non ci si interrogava su questi problemi al tempo di Maurice Blondel, filosofo francese nato a Digione nel 1861 e ispiratore della «filosofia dell'azione». Tuttavia, il suo celebre scritto La logica della vita morale, uscito cent'anni fa, ha «un significato per i nostri problemi etici di oggi», parola di monsignor Peter Henrici. Il vescovo svizzero, 75 anni, non ha dubbi: «Il primo apporto della Logica è stato di averci ricordato che il tipo di etica che coltiviamo non è l'unico possibile e, forse, nemmeno il più redditizio». Di Blondel e soprattutto della sua filosofia dell'azione si è discusso a Roma ieri e venerdì nel primo convegno italiano sul filosofo francese, dedicato a «Logica e vita morale» e organizzato dall'Istituto Treccani, dalla Pontificia Università Gregoriana e dall'Associazione Maurice Blondel.
Una proposta allettante, quella di indagare l'attualità della «logica morale» del filosofo francese che denunciava la frattura esistente nel pensiero occidentale tra vita pratica e speculazione. Lo hanno fatto Francesco Paolo Casavola, presidente dell'Enciclopedia italiana, il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, e Sante Babolin, presidente della sezione italiana dell'Associazione Maurice Blondel. Con loro, monsignor Henrici e i filosofi Simone D'Agostino, Annarita Meoli, Antonio Russo e Mauro Visentin. Ospite d'onore, il cardinale Camillo Ruini.
Il convegno, passando attraverso i carteggi con Enrico Castelli e Giovanni Gentile, ha fatto il punto sull'intero edificio filosofico del pensatore transalpino. «Viviamo - ha richiamato D'Agostino - in una società il cui inconscio sembra non avvertire più incontrovertibilità nelle sue scelte». Cioè, il sentimento di irreparabilità del passato è stato rimosso e il futuro non è costruibile. Per Blondel, invece, c'è un «principio elementare», che non può essere negato e tutto concorre al nostro destino: anche nella negatività c'è un fattore positivo e ogni errore serve a definire la nostra personalità. D'altro canto, come ha ricordato padre Henrici, «l'esito positivo di una scelta rimane sempre incerto mentre quello negativo si può calcolare, almeno fino a un certo punto». E quindi, se si chiede all'etica di farci da guida in decisioni cruciali, «bisogna ammettere che non è prevedibile la positività che porterebbero eventi come la clonazione umana o la guerra, mentre alcune delle loro implicazioni negative sono già certe».
Così, se in Blondel, ha detto ancora D'Agostino, la positività ha sempre l'ultima parola e l'etica è capace di «integrare le nostre colpe nella storia della nostra salvezza», tanto più appropriate appaiono le parole del cardinal Poupard per cui «dinanzi a scelte tanto nuove quanto sconvolgenti, compiute soprattutto in campo scientifico e tecnologico, si avverte il bisogno di avere dei punti di riferimento morale, per poter operare un adeguato discernimento e una valutazione non solo utilitaristica e pragmatica dell'azione».
Appare emblematico, allora, il riferimento di Blondel al Pantheon, richiamato dal cardinale: la cupola del monumento romano si regge non su una chiave di volta, ma su un foro circolare. Quello squarcio di cielo che tanto impressionò Blondel perché era una metafora dell'esistenza umana.

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