RASSEGNA STAMPA

11 GENNAIO 2003
MARIO TREVI
[Dalla passione all’approfondimento del rapporto terapeutico
L’importanza del controtransfert

L’INCONTRO con Sabina Spielrein è stato per Jung un grande incentivo, lo ha spinto a indagare più in profondità nel problema del rapporto terapeutico. Il merito di Jung è aver compreso che la coppia terapeutica non va scissa, il transfert da un lato e il controtransfert dall’altro - come fa la psicologia dinamica originaria che afferma: c’è sempre il transfert, qualche volta ci può essere il controtransfert, ma questo non è indispensabile. Freud in fondo pensava ancora a una neutralità terapeutica dell’analista. Jung capisce invece che questa neutralità è presunta, non esiste, capisce che il terapeuta partecipa attivamente, con la propria personalità, al processo. Il controtransfert non è solo un incidente: anche il terapeuta immette nel processo una somma di emozioni che non possono essere escluse. Con la conquista del concetto di empatia da parte di tutte le terapie, per lo meno di tutte le psicoterapie della parola, questo si è reso ancora più esplicito. L’empatia non è semplice intendimento dell’altro, è, appunto, un intendimento avvalorato dall’emozione e dal sentimento. Un sentire insieme. Anche nel qui e ora della seduta e della serie di sedute. D’altra parte persino un medico, se è incapace di empatia, non è un bravo medico.
In sostanza, il caso Spielrein ha insegnato a Jung che le reazioni affettive che avvengono nell’analisi non vanno prese alla lettera, ma vanno indagate, bisogna andare a vedere cosa c’è dietro. In Psicologia del transfert ci mostra che dietro c’è qualcosa di molto più importante, e di molto più utilizzabile per la salute del paziente. E non a caso sceglie il mito alchemico, perché è un mito dove si parla di coniunctio, dove troviamo due figure inequivocabili, il rex e la regina, che si uniscono, hanno dei rapporti fisici. E’ chiaro che anche gli alchimisti non prendevano alla lettera questi simboli. Si trattava probabilmente della raffigurazione del principio maschile e di quello femminile che albergano in ogni personalità matura e che vengono attivati nell’analisi. Immaginazioni, anche erotiche, possono affiorare sia nel paziente che nell’analista; occorre allora andare al di là e capire che c’è qualcosa di più importante. Se ci si ferma al livello erotico, non solo si sbaglia, ma si commette un’ingenuità, non si va oltre la lettera. C’è, insomma, una metafora da interpretare.
Mentre Freud propone una rigida gerarchia di livelli psichici e pone alla sua base l’uomo animale, ovvero l’uomo dominato dalle pulsioni, per Jung l’uomo è dominato sì dalle pulsioni, ma anche da tanti altri fattori situati a diversi livelli della personalità, i quali sono relativamente autonomi e tutti interdipendenti. Il lettore di Jung si fa spesso distrarre dall’ipotesi degli archetipi. L’archetipo è uno di questi fattori, anch’esso indipendente e allo stesso tempo intrecciato alle pulsioni, ma ce ne sono tanti altri. E’ il suo punto di vista sulla natura della psiche. E ciò non vuol dire che sia l’unico possibile o l’unico giusto. E’ una prospettiva, come lo era quella di Freud.
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