RASSEGNA STAMPA

5 GENNAIO 2003
VITTORIO BERTOLINI
[Raeliani e clonazione

Nessun scienziato che si rispetti non spenderebbe nemmeno una parola sulle teorie dei raeliani. Tuttavia all'annuncio della dottoressa Boisselier - sulla cui credibilità scientifica il prof. Dulbecco, in una intervista a Repubblica si esprime in questo modo: «conosco il suo nome solo dagli articoli dei giornali. Non ho mai letto una sua pubblicazione scientifica e non ho la più pallida idea di quali siano le sue competenze» - che Clonaid, la società scientifica dei raeliani, è riuscita a clonare il primo essere umano, i commenti di scienziati, teologi, bioeticisti, politici ecc. hanno riempito, le terze e quarte pagine dei quotidiani.

Il fatto è che, al di là della credibilità scientifica della Clonaid, i cui laboratori, secondo una indagine della Federal Droog Administration (l'ente americano che vigila sulla ricerca in campo alimentare e farmaceutico), più che a una sede scientifica assomigliano alla vetrina di un centro commerciale, ogni manipolazione genetica si pone al discrimine fra ciò che la scienza può fare e ciò su cui, invece, è necessario che la sperimentazione si fermi o che venga fermata.

Poiché all'o.d.g. del nostro parlamento vi sarà fra non molto la discussione del ddl sulla fecondazione assistita, che già prevede la proibizione della clonazione (non solo riproduttiva), è necessario chiarire fino a che punto certe posizioni oltranziste siano in linea con i principi del biodiritto.

Occorre ricordare che ogni volta che il legislatore pone mano a questioni che riguardano le sperimentazioni genetiche si deve cercare di salvaguardare e il pluralismo delle credenze e il progresso della ricerca scientifica.

Per quanto riguarda il pluralismo delle credenze, che nella pratica legislativa significa la ricerca del massimo di condivisione, abbiamo che la clonazione riproduttiva sia per ragioni scientifiche (impossibilità del riazzeramento delle cellule adulte) che ragioni empiriche (i rischi sanitari a cui va incontro la nuova persona) è pressoché stigmatizzata da tutti. Vi è però chi, pur condividendo queste ragioni scientifiche e empiriche, intende porre a fondamento del disposto legislativo le proprie credenze filosofiche (ontologizzazione della natura) e le proprie credenze religiose (intangibilità della vita fin dal concepimento).

E' ovvio che una legislazione incardinata su credenze filosofiche e religiose, seppur rispettabili, non rispetta i canoni del pluralismo, e suscita la preoccupazione per uno slittamento nella direzione dello Stato Etico.

Ma vi è un altro punto preoccupante, e che riguarda lo sviluppo della ricerca scientifica nel nostro paese. Proibire insieme alla clonazione riproduttiva anche la clonazione terapeutica, cioè la produzione di cellule, tessuti e parti di organo che è ragionevole sperare che entro tempi non brevissimi, ma nemmeno biblici, possano risolvere molte malattie degenerative.

E' questi giorni la notizia che la Cina sta facendo ponti d'oro per fare rientrare in patria i giovani scienziati emigrati a suo tempo negli Stati Uniti, allo scopo di potenziare le proprie ricerche nel campo delle cellule staminali. E' da auspicare che anche i nostri governanti gettino uno sguardo oltre le proprie vandee, siano esse geografiche e ideologiche, altrimenti è inutile promettere nuovi fondi per la ricerca se poi la ricerca più avanzata viene proibita.

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