![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 5 GENNAIO 2003 |
|
«Je suis tombé par terre /
c'est la faute a Voltaire: / le nez dans le ruisseau / c'est la faute a
Rousseau» («Sono caduto per terra - è colpa di Voltaire; - il naso in un
rigagnolo - è colpa di Rousseau». Questa canzonetta francese dell'Ottocento mi
è tornata alla mente leggendo ciò che ha scritto Franco Cardini
sull'Illuminismo, considerato fonte di ogni male, nel suo ultimo articolo
pubblicato dal «Mattino» il 2 gennaio. Secondo Cardini, esiste, «com'è noto» (ma
noto a chi?), un «fondamentalismo occidentale figlio della caratteristica
intolleranza illuministica che usa, com'è noto» (e ancora viene da chiedersi: a
chi?) «travestirsi da tolleranza ma al contrario è profondamente convinta che
il mondo delle democrazie liberali e del liberismo economico sia il migliore
dei mondi possibili e l'unico, finale e necessario traguardo possibile di
qualunque umana cultura».
Questa convinzione, condannata da Cardini, viene in verità condivisa anche da
una parte degli islamici, indubbiamente minoritaria, ma battagliera. Scriveva
la rivista americana «Muslim Democrat» nel settembre 1999: «La questione dei
rapporti tra gli insegnamenti dell'Islàm e i princìpi della democrazia è senza
dubbio uno dei più pressanti problemi ai quali oggi l'Islàm deve trovare una
soluzione». Ma quei gruppi islamici che, specialmente negli Stati Uniti, si
battono per questi obiettivi, vengono messi in difficoltà proprio dalla
denigrazione fatta talvolta in Occidente dell'illuminismo e delle teorie liberaldemocratiche
che sono all'origine della società occidentale.
Per Cardini l' «occidentalismo» è o sta diventando il nuovo totalitarismo,
perché è alla ricerca di un «nemico metafisico». A me l'Osama bin Laden che
lancia i suoi aerei contro le Tue torri e il Pentagono non sembra tanto
«metafisico» e non mi pare nemmeno che gli Stati Uniti se lo siano cercato come
nemico, dato che, quando mandava i suoi uomini a combattere in Afghanistan
contro i sovietici, lo consideravano un alleato. E nemmeno dopo l'attentato
dell'11 settembre Bush ha dichiarato guerra all'Islàm; se mai, è avvenuto il
contrario, se non da parte dei governi dei paesi islamici, almeno da parte di
grandi masse di quei paesi. E come fa Cardini a parlare della possibilità di un
nuovo maccartismo occidentale quando nell'Iran viene condannato a morte, anche
se la condanna non è stata ancora eseguita, uno studioso che si è permesso di
auspicare una Riforma islamica, analoga a quella protestante?
Il mondo musulmano non è certo monolitico - su questo Cardini ha ragione - e
basterebbe ricordare ciò che sta avvenendo in Algeria o in qualche altro paese
islamico. Ma la sua parte più fanatica e aggressiva è oggi all'offensiva in
molte parti del mondo, dalla Nigeria al Sudan, dalle Filippine al Pakistan.
Sono convinto che i cristiani di quei Paesi e anche gli israeliani resterebbero
molto perplessi leggendo la conclusione dell'intervento di Cardini: «A chi è
più vicino un credente cattolico occidentale, a un ateo occidentale o a un
ebreo o a un musulmano che condividono la sua fede nel Dio d'Abramo e nel patto
tra Dio e l'uomo?». In queste parole è una delle chiavi per la comprensione
dell'articolo di Cardini: il sogno di un'alleanza delle tre «religioni del
libro» contro il mondo laico moderno, giudicato da alcune correnti cattoliche
tradizionaliste (quelle sì da far rientrare nella categoria del
fondamentalismo) «ateo e materialistico». Un sogno che i contrasti religiosi
rendono del tutto irrealizzabile, almeno in questa nostra epoca.
È proprio in nome del laicismo, invece, che si può rispondere alla richiesta di
Cardini di simpatia e rispetto verso le altre culture. La simpatia e il
rispetto non possono andare genericamente a tutto e a tutti: né ad alcuni
aspetti della cultura occidentale (le ingiustizie sociali, per esempio) né ad
alcuni aspetti di quella islamica (l'assorbimento dell'individuo nella
comunità, la posizione di subordinazione delle donne, la mancata distinzione
tra Stato e Islam). Nell'ultima frase dell'articolo Cardini pone poi un nuovo
problema, formulando un'altra domanda: "A chi è più vicino un
euro-meridionale: a un arabo-mediterraneo o a un baltico?". La risposta di
Cardini è evidente, anche se implicita: siamo più vicino agli arabi che ai
baltici. Ma la domanda può essere formulata anche in un altro modo: vogliamo
guardare all'Africa o all'Europa? Sono convinto che per la maggior parte dei
napoletani, che sono senza dubbio dei rappresentanti tipici di quelli che
Cardini definisce "euro-meridionali", la risposta sarebbe chiarissima:
vogliamo guardare all'Europa.