![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 DICEMBRE 2002 |
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Se
e una setta di squinternati gioca - più a parole che con i fatti - con la nuova
biotecnologia la risposta giusta non è certo la demonizzazione della scienza e
l'invocazione dei bioiproibizionismo. Lo è, invece di incanalare la rivoluzione
biologica in atto entro argini che non la facciano né straripare né inaridire
Con lo scopo, appunto, «razionale», di separare nel campo delle nuove
possibilità scientifiche ciò che migliora la condizione umana dalle
aberrazioni. In uno sfondo dove si riesca ad evitare il conflitto tra tecnica e
morale. Il punto: è possibile tale
governo razionale del progresso?
Parliamoci
chiaro, prima di tutto, prendendo atto di un dato realistico. Non sarà possibile, anche volendolo, fermare
la biorivoluzione. Se in Europa ed
America prevalessero le restrizioni agli scienziati, allora molti di loro
emigrerebbero in nazioni meno regolate.
Ed alcune di queste farebbero certamente ponti d'oro (ci sono già
esempi) per attrarre nel loro territorio la produzione di nuove biotecnologie,
sia mediche sia per l'agricoltura, perché sarebbero fattore di competitività e
di potenza. Poniamo che la nazione X ammetta
o sostenga la sperimentazione genetica più ambiziosa per combattere le
malattie, allungare la vita, artificializzare la riproduzione umana. Poniamo anche che Ue e Usa mettano al bando
o limitino tali esperimenti. Scenario: gli aerei per X sarebbero pieni di gente
in cerca di salvazione. Cosa farebbero
gli occidentali: dichiarerebbero guerra alla nazione biolibertaria, la
espellerebbero dalla comunità del mercato mondiale? Difficile, soprattutto, se fosse grande, per esempio - puramente
ipotetico - la Cina. Quindi la
rivoluzione biologica si svilupperebbe in un ambiente meno regolato del
nostro. E allora si che verrebbero
fuori delle mostruosità. Mentre nella
nostra tradizione democratica e di bilanciamento degli opposti la libertà
d'ella scienza e della tecnologia verrebbe regolata senza essere
compressa. Per esempio, entro il
laboratorio sperimenta quello che vuoi per fini di conoscenza pura, ma prima di
farlo uscire devi passare al controllo di pericolosità ed accettabilità
sociale. In sintesi, se la rivoluzione
biologica verrà lasciata proseguire senza proibizionismi da noi, allora sarà
più alta la probabilità che si sviluppi in modo regolato, governabile, senza
catastrofi. Se, invece, noi la
proibiremo o limiteremo troppo, allora questa migrerà in ambienti con meno
controlli e diventerà ingovernabile, foriera di catastrofi.
Prego
coloro che si sono espressi a favore del bioproibizionismo più o meno marcato
di riflettere su questo punto. Appare
ragionevole vietare l'applicazione della clonazione agli umani anche per il
fatto che tale tecnica non è sicura per la salute del nascituro. Ma la proibizione deve essere molto
specifica e non toccare quella parte delle Tecniche clonanti che permettono
sviluppi medici promettenti per il futuro.
Il farlo sarebbe oscurantismo. E
prego anche coloro che usano argomenti religiosi per bloccare o comprimere la
ricerca genetica di accettare l'idea che non tutti i loro concittadini
condividono analogo credo. Il cristiano crede che la salvazione avvenga dopo la
morte. Ma chi non lo è può solo sperare
in una salvezza terrena. E se vede la
possibilità di terapie o modifiche genetiche che riducano i mali ed allunghino
la vita non capisce perché dovrebbe, o suo figlio o nipote, rinunciarvi. Né può accettare che uno per motivi
religiosi impedisca tale beneficio.
D'altra parte il credente si sente offeso dal fatto che la tecnica possa
modificare quanto creato da Dio a propria somiglianza, il suo mondo di credenze
e significati messo a rischio. Cosa
facciamo, una guerra di religione? Proprio in Europa ne abbiamo avute tante nei
secoli scorsi da aver imparato che è meglio evitarle. Ma troppi portatori del progresso sottostimano il conflitto. Credono che quando la tecnica mostrerà il
suo potere di salvazione la morale vi si adatterà in ogni caso. Come è sempre avvenuto. Altri, conservatori o profondamente
religiosi, promettono una mobilitazione totale contro le biotecnologie
modificative. Temo ambedue le
posizioni. La prima non capisce che la
biorivoluzione ha un impatto dirompente sulle credenze consolidate e che
potrebbe essere uccisa sul nascere dal dissenso. La seconda ne promette uno irrazionale, fondamentalista. Come disinnescare ambedue? Ci sta provando la bioetica come disciplina
dedicata a trovare i limiti entro cui la tecnica può convivere con la morale
corrente, Ma i suoi prodotti, a mio parere, tendono per lo più a comprimere
troppo la prima senza tentare di rendere più flessibile la seconda. Troverei saggio instaurare una relazione
co-evolutiva tra le due. Una morale che
cerchi di cambiare le proprie visioni in relazione a quelle fornite dalla
tecnica e la seconda che si autolimiti in base ai confini, momento per momento,
della prima: il canale entro argini, ma proiettato verso una futurizzazione
continua.
In conclusione, certamente ci stiamo avvicinando al momento in cui la rivoluzione biologica richiederà nuove istituzioni che la regolino per impedire aberrazioni. Ma bisognerà evitare che queste diventino troppa restrittive. Inoltre, le regole dovranno essere disegnate considerando una morale che può evolvere e non una fissa per sempre. L'unica cosa da proibire è la rigidità da ambedue le parti.