![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 DICEMBRE 2002 |
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In
queste serate di fine anno è diffusa abitudine quella e giocare in famiglia o
tra amici. Tombole, e giochi di carta
dove la vincita è affidata al caso. Se
anche voi lo fate, siete in buona compagnia.
Pare che il gioco d'azzardo sia infatti la principale attività sociale
nella società moderna, in aumento in tutto il mondo. Naturalmente, i giocatori abituali sostengono che il successo
dipende dall'abilità e non dalla fortuna e, allo scopo, affermano di essere in
possesso di sistemi e regole matematiche sicure. Anche un giocatore occasionale è portato a fare alcune semplici
valutazioni di tipo probabilistico, la probabilità che sia estratto un certo
numero, che esca una certa carta e così via.
Dei
resto, il calcolo delle probabilità nasce proprio legato al gioco
d'azzardo. Si racconta che Pascal si
appassionò all'argomento quando, durante un lungo viaggio in carrozza, il
cavalier de Méré, uomo di mondo e accanito giocatore d'azzardo, gli sottopose
alcuni problemi matematici che gli venivano dalla sua esperienza di gioco. Qual è, chiese ad esempio il cavaliere, il
numero minimo di lanci che occorre eseguire per ottenere almeno una volta un
"doppio sei" lanciando una coppia di dadi? Problemi come questo mettono in rilievo la relazione tra
probabilità e la nostra aspettativa su quanto accade in pratica, riassunta
nella "legge empirica del caso": «in un gran numero di prove fatte
nelle stesse condizioni la frequenza relativa dei successi si avvicina alla
probabilità». Si può anzi definire la
probabilità come «la frequenza relativa dei successi in una successione di
prove fatte nelle stesse condizioni».
Questa
definizione si affianca a quella classica, secondo la quale «la probabilità di
un evento è il rapporto tra il numero dei casi favorevoli e il numero dei casi
possibili» considerati tutti "egualmente possibili". Che è il modo più naturale di calcolare la
probabilità nel caso dei giochi d'azzardo, ma contiene un circolo vizioso nella
definizione. A queste definizioni si
contrappone l'impostazione soggettiva: la probabilità di un evento è il grado
di fiducia nel verificarsi dell'evento stesso.
Con una necessaria condizione di equità, le probabilità devono essere
fissate in modo che non sia possibile ottenere una vincita (e neppure una
perdita) certa. Questa condizione di
equità viene meno quando si partecipa a un gioco organizzato da un ente
(tipicamente lo stato). In generale, questo
tipo di giochi non è equo ma sfavorevole (la vincita è inferiore a quello che
si paga per partecipare al gioco).
Molti giocatori ritengono di poter annullare le condizioni di sfavore con strategie e sistemi. Tipico è il caso dei "ritardi" in giochi come il lotto o la roulette. E' opinione diffusa che un numero in ritardo abbia maggiori probabilità di uscire rispetto agli altri. Dove sta l'errore? La risposta ce la dà il calcolo della Probabilità condizionata. In questo libro Giorgio Dall'Aglio («Regole matematiche dei gioco d'azzardo. Perché il banco non perde mai?» a cura di Domenico Costantini e Paola Monari, Franco Muzzio Editore, Roma 2002, pagg. 188, e 14,00) "ricorda un episodio clamoroso del gioco del lotto, quando il 34 sulla ruota di Napoli arrivò a un ritardo di 147 settimane. E' vero che la probabilità assoluta che un numero non esca per 148 settimane è in effetti molto bassa, circa due su diecimila. Ma ragionare in termini assoluti. ignorando l'informazione sul passato, significa proprio trascurare l'informazione essenziale. E se si calcola che la probabilità che il 34 non esca per 148 settimane condizionata dal sapere che non è uscito per 147 si ritrova esattamente la probabilità che non esca in una settimana. Il caso non ha memoria (e le palline del lotto, se non sono manipolate, neppure).