RASSEGNA STAMPA

29 DICEMBRE 2002
ARTURO FALASCHI
LA GENETICA CORRE PIÙ DEL DIRITTO
In questi anni abbiamo assistito ad un fenomeno che si ripresenta ciclicamente nella storia dell'uomo: i tempi della conoscenza accelerano, bruciando le tappe ed espandendo la mente dell'umanità, mentre i tempi del diritto e delle applicazioni di queste conoscenze rimangono indietro.
Quando questa sfasatura dei tempi si verifica, si possono avere dei corti circuiti nei comportamenti individuali e collettivi. Si possono, cioè, come nel caso della clonazione umana, prendere delle scorciatoie e — per protagonismo o per soldi — pretendere di abbreviare i tempi delle applicazioni, là dove invece queste richiederebbero altro sapere: quindi pazienza e ricerca di base, senza affrettarsi a trarre conclusioni quando non si conoscono bene i meccanismi con cui (e su cui) si opera. E questo è il caso della clonazione umana, ma non solo.
Oppure, si può pensare di precedere addirittura la conoscenza proibendo per legge — direttamente o attraverso limitazioni di bilancio — alcuni tipi di ricerca (di ricerca, si badi bene, non di applicazione).
In un mondo che, soprattutto dal punto di vista dell'organizzazione della scienza, è fortemente globalizzato, questi due "corto circuiti" sono destinati a giocare il ruolo di palliativi per l'ansia sociale. Oppure di ottimo materiale per l'enfasi che i media di questo o quel Paese vorranno sfruttare per qualche tempo, salvo poi dimenticarne rapidamente la stessa esistenza quando non rappresentano più qualcosa di insolito.
Questo perché la globalizzazione della scienza è in sé una forza che spinge comunque — e lo fa dai tempi di Copernico e Galileo — verso un ampliamento della conoscenza. E verso un aggiornamento del diritto che la pone di nuovo in equilibrio nella società. E' accaduto così per la medicina sperimentale a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento o per la fisica dopo la seconda guerra mondiale con i trattati di non proliferazione, ad esempio.
La clonazione realizzata prima della nascita della piccola Eva — ammesso che davvero di clonazione si tratti, e se permettete io rimango scettico fino all'esibizione di una prova scientificamente incontrovertibile — è stata realizzata con animali che vanno dalle rane ai bovini. Ora io non trovo assolutamente nulla di illecito nel clonare una pecora. Perché questo esperimento ci porterà grandi conoscenze su quel che accade alla struttura genica del vivente nel corso del suo sviluppo. Scopriamo che cosa accade naturalmente al Dna, le mutazioni che accumula e ciò che questo significa per il benessere del vivente. Queste sono conoscenze che hanno ovviamente un enorme interesse pratico per la salute degli individui, ma hanno anche un grande valore in sé, perché sono cultura. Alta cultura.
Ma la clonazione, come le conoscenze sul genoma umano, sullo sviluppo cellulare, sulle staminali, possono portare a nuovi scenari del diritto, aprire le porte a iniquità, a situazioni etiche discutibili o inaccettabili, a "strappi" nel patto sociale regolato dalle leggi. Pensate solo a tutto il problema dell'utilizzo delle informazioni contenute nel Dna di ciascuno di noi e alla necessità — che io reputo indiscutibile — che questo utilizzo sia conferito solo all'individuo e non possa essere mai a disposizione di altri, tranne nei casi in cui serva per un atto di giustizia, come accade in Tribunale con la "prova del Dna". La cultura del diritto sta cercando di adeguarsi. Fino agli anni Settanta quasi non esisteva la parola bioetica, oggi agiscono nel mondo migliaia di comitati bioetici con decine di migliaia di esperti in diritto, filosofia, medicina, biologia, che producono a poco a poco cultura giuridica.
Certo, gli scienziati possono autoregolarsi. Rifiutando di rispondere a chi chiede loro di compiere gesti contrari all'etica : è il caso della clonazione ma anche di alcuni tipi di terapia genica che, in teoria, potrebbero rappresentare per l'individuo un rischio peggiore di quello dovuto alla malattia o al pericolo di contrarla. Ma questo riguarda solo le applicazioni. La conoscenza non può essere né etero né autoregolamentata. A meno che non implichi l'uso di strumenti dannosi per l'umanità o per l'ambiente o per il singolo individuo.
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vedi anche
Bioetica