![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 DICEMBRE 2002 |
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Ci risiamo!
Qualcuno annunzia di aver prodotto un essere umano, una bambina nella
fattispecie, tramite un esperimento di clonazione riproduttiva. Tale
metodologia, che dovrebbe essere più propriamente chiamata trasferimento
nucleare, è la stessa con la quale sono state prodotte nel 1997 la famosa
pecora Dolly e successivamente una schiera ormai imponente di altri mammiferi,
dai topi ai bovini. In questo caso si sarebbe prelevato il nucleo di una
cellula della pelle di una donna, lo si sarebbe introdotto in una cellula-uovo
privata del suo proprio nucleo e la cellula risultante sarebbe stata poi fatta
crescere fino a dar vita a una bambina di tre chili.
Non vedo
validi motivi per prendere sul serio questo ennesimo annuncio choc rispetto ai
molti altri che si sono succeduti nei mesi scorsi. Dal punto di vista
scientifico, tutto ciò non è impossibile.
E' già stato
fatto diverse volte con altri mammiferi e non c'è ragione di pensare che con
l'uomo non debba funzionare. Ma proprio gli esperimenti fatti in questi anni su
vari animali ci portano a prendere in considerazione una nutrita serie di
obiezioni tecniche.
In primo
luogo, non ci viene detto quanti tentativi sono stati necessari per raggiungere
tale risultato. Secondo ogni logica questi dovrebbero essere stati veramente
numerosi, sia per quanto concerne la produzione delle cellule di partenza sia,
e questo è più importante, per quanto concerne il numero di donne che
dovrebbero aver messo il loro utero a disposizione degli sperimentatori. In
secondo luogo, dobbiamo sapere come sta la bambina e quali sono le probabilità
che non sviluppi disturbi più o meno seri nei prossimi anni. In assenza di questi
dati, non siamo indotti a credere che la notizia sia fondata e se lo è, non si
può non essere seriamente preoccupati per la salute della neonata.
Non è difficile accertare se la bambina è nata mediante questo procedimento o per una via più naturale e consueta. Basta confrontare il suo Dna con quello della madre genetica. Dovrebbero essere identici, non essendoci stato alcun contributo da parte di altri individui, in particolare da parte di un maschio. Se i due campioni di Dna saranno messi a disposizione, come hanno promesso, si vedrà. Certo, queste notizie non servono né alla scienza né al progresso. Lo scalpore sollevato rischia di gettare discredito e suscitare diffidenza, per quanto riguarda in particolare la clonazione terapeutica, cioè la produzione di cellule, tessuti e parti di organo a fini terapeutici. E questo costituirebbe un danno aggiuntivo.