![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 DICEMBRE 2002 |
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L´ORA ESATTA È UN´OPINIONE: DIALOGO SUI PARADOSSI DEL TEMPO E
DELLA BUROCRAZIA IMPERIALE
in
collaborazione con Luciano Coen
Da:
Campanaro n. 2353 Pieve di Valle Finale Alle Autorità della Misura del Tempo
nella Capitale Addì 21 giugno... CONFRATELLI, Vi prego di non considerare la
mia lettera come importuna. So di essere l'ultimo campanaro nell'ultima,
remotissima e umilissima valle dell'Impero, ma in realtà è proprio questo che
mi spinge a scriverVi. Ho infatti letto l'opuscolo diramato dalle Vostre
eccellentissime Autorità, intitolato Di un nuovo metodo per diffondere il
segnale orario nell'Impero, giuntomi con diligenza espressa il 20 maggio
scorso. Nonostante apprezzi molto il rigore dell'opuscolo e la sua insistenza
sulla necessità di regole certe e seguite da tutti, tanto più importanti in
questa nostra epoca oscura e incerta, la mia impressione è che il metodo -
sebbene di facilissima applicazione - rischia di aumentare anziché diminuire la
tenebra e l'incertezza. Difatti, si sostiene che l'unica Autorità da oggi
preposta a indicare il segnale orario è l'osservatorio della Capitale, che ad
ogni ora farà risuonare la campana della sua torre. Si sostiene inoltre che il
segnale dovrà venir ripreso e diffuso dalle campane della prima cerchia di
mura, e poi da quelle dei sobborghi, e via via di pieve in pieve fino alle
città vicine, e da questa alle altre, espandendosi come i cerchi formati da un
sasso lanciato nell'acqua cheta: fino a raggiungere le ultime campane dell'Impero
e portare l'ora - il segnale della civiltà - agli abitanti di valli sperdute e
come la nostra solo di rado visitate da un viandante. Si termina ingiungendo ai
campanari di attendere la completa esecuzione dei rintocchi prima di iniziare a
loro volta a far risuonare le loro campane, per essere sicuri dell'ora da
suonare.
La mia
perplessità riguarda le conseguenze che l'uso di questo metodo può avere per la
qualità del segnale orario. Mi azzardo a sostenere - sperando di non formulare
ipotesi eretica - che lo spazio e il tempo sono più legati tra di loro di
quanto il nobile estensore dell'Opuscolo non abbia voluto ritenere. Si
consideri il seguente esempio. Il segnale orario parte dalla Capitale: il
campanaro dell'Osservatorio suona le sei. Il campanaro di una delle torri delle
mura ode il segnale, aspetta il sesto rintocco, e inizia a sua volta a far
suonare le campane. E così via. Lo scoccare delle sei si propaga lentamente,
ogni campanaro per legge dovendo suonare solo quando ha sentito tutti i rintocchi
di quello che lo ha preceduto. Ma, ripeto, lo spazio è tempo. Un semplice
calcolo dimostra che quando il suono delle sei arriva nella nostra valle sono
già quasi le sette. I valligiani saranno perennemente nell'errore. Aggiungo una
riflessione che indica la natura paradossale del procedimento. La mezzanotte ha
dodici rintocchi. Le una ne hanno uno solo. Quindi il segnale orario della
mezzanotte si propaga molto lentamente, molto più lentamente di quello delle
una, dato che nel primo caso i campanari dovranno aspettare dodici colpi prima
di poter inviare a loro volta il segnale, mentre nel secondo caso l'attesa
prima dell'invio sarà brevissima. Ho fatto due conti, e mi risulta che sarò
obbligato a far scoccare il tocco delle una prima di poter far scoccare quello
della mezzanotte. Non solo lo spazio è tempo, ma in questo caso lo spazio
sembra produrre una contrazione del tempo. Gli abitanti della mia valle
dovranno misurarsi con un tempo che si avvolge su se stesso, e poi si dipana di
nuovo ogni notte, con ore via via sempre più lunghe, recuperate da un'ora di
durata negativa? RingraziandoVi per l'attenzione che vorrete prestare a questi
pensieri di un umile campanaro, ecc.
P.S. Se andasse vacante un posto in una pieve meno eccentrica, potreste tenere presente il mio nome? Qui a Valle Lontana la vita è assai aspra, e ho passato ormai molti lustri tra queste montagne. Da: ufficio delle Autorità per la Misura del Tempo nella Capitale A: Campanaro n. 2353 Pieve di Valle Finale Addì 15 luglio... CONFRATELLO, Abbiamo lungamente esaminato la tua lettera del 21 giugno scorso. Le tue preoccupazioni sono legittime, ma tradiscono una mancata comprensione dei principi che ispirano questa Autorità, e come tali sono state dichiarate eretiche. In particolare, è compito di questa Autorità il determinare un tempo valido per tutte le pievi dell'Impero; tale tempo, e la sua misura, emanano direttamente dagli atti dell'Autorità, e da tali atti sono definiti. Pertanto: in primo luogo, la tua affermazione che il tocco raggiungerà la tua valle alle sette, quando sono soltanto le sei, viene rigettata. Il tempo è misurato dai rintocchi legati all'Osservatorio, non esiste una simultaneità al di fuori del segnale orario e della sua propagazione, e quindi quando tu scoccherai i sei rintocchi, allora, e solo allora, a Pieve di Valle Finale saranno le sei. I tuoi "calcoli" vengono contestualmente rigettati in quanto sovrappongono un'ambizione personale a un ordine dell'autorità. In secondo luogo, il tuo ragionamento sul cosiddetto paradosso contiene una grave fallacia. In ragione della tua età e delle difficoltà ben note della permanenza a Pieve di Valle Lontana questa Autorità sarebbe stata disposta a concederti un avvicinamento, e persino di offrirti un posto vacante nella Capitale. Ma è prima assolutamente necessario che tu riconosca l'errore di ragionamento contenuto nella tua affermazione che per colpa del metodo messo a punto dall'Autorità ti troveresti a suonare le una prima di aver suonato la mezzanotte.