RASSEGNA STAMPA

4 DICEMBRE 2002
editoriale
Il dibattito sul diritto naturale, le origini filosofiche della Scuola austriaca, la figura e il ruolo di M.

N. Rothbard all'interno del pensiero anarco-capitalista, sono i temi trattati nel volume di David Gordon e Roberta Modugno, "Individualismo metodologico: dalla Scuola austriaca all'anarco-capitalismo" (Roma, Luiss Edizioni). Gordon mette in luce come l'aristotelismo, la scolastica, la filosofia nominalista di Ockham, siano confluiti, con la Scuola austriaca di economia (Menger, Mises, Hayek) e con l'anarco-capitalismo di Rothbard, in un metodo individualista che ha posto al centro dell'analisi filosofica e sociale l'individuo, con la sua fallibilità e la sua connaturata inclinazione a risolvere problemi.

Ed è proprio ricorrendo ad una epistemologia fallibilista, indissociabile da una metodologia individualistica, che i filosofi ed economisti austromarginalisti hanno difeso una società aperta basata sull'economia di mercato. E di grande interesse è il tentativo di Rothbard di legittimare l'ordine liberale ricorrendo al diritto naturale, mostrando come storicamente sia esistito un insieme di diritti conformi alla "natura umana", che ha rappresentato la migliore condizione per la realizzazione delle individualità.

Roberta Modugno evidenzia come questo tentativo di dare un fondamento giusnaturalistico all'etica, che la sottragga almeno in parte dal relativismo delle singole scelte di coscienza, sia magna pars del pensiero libertario, il quale ha intravisto nella possibilità di individuare diritti connaturati alla natura stessa dell'individuo un punto di appoggio irrinunciabile per difendere le ragioni di uno stato ultra-minimo. Non deve quindi sorprendere come questo tentativo di dare un "fondamentum inconcussum" all'etica anarco-capitalista abbia indotto Rothbard a guardare con interesse al razionalismo tomista, che rappresenta uno dei più imponenti tentativi di dare una fondazione razionale alle scelte di valore.

Se Popper e Hayek hanno difeso la libertà indagandone i presupposti gnoseologici (fallibilità e dispersione della conoscenza) e le conseguenze politiche (democrazia) e economiche (economia di mercato), l'anarco-capitalista Rothbard al liberalismo chiede di più. Egli vuole eliminare la possibilità stessa che un singolo, pur consapevole delle disastrose conseguenze della sua scelta, possa rifiutare un ordine liberale basato sul mercato. E per far questo persegue l'idea di "un'etica oggettiva", basata sul riconoscimento di diritti naturali indisponibili e imprescrittibili, che gli individui devono riconoscere e che non possono stravolgere, perchè non possono andare contro le loro tendenze e inclinazioni naturali. Sfidando la nota tesi di Hume sulla inderivabilità logica dei valori dai fatti, proprio questo sforzo dei libertari di fondare le libertà individuali sulla natura umana al fine di metterle al riparo dalla "tirannia" delle opinione e dal qualsiasi relativismo storico culturale, ha rappresentato allo stesso tempo il tentativo più affascinate, ma anche il punto di maggiore debolezza epistemologica, del loro liberalismo.
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vedi anche
Filosofia (e) politica