![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 DICEMBRE 2002 |
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È morto Ivan Illich, «guru» degli anni Settanta, critico della modernità a
tutto campo, un vero e proprio «no global» ante litteram. Il saggista,
sociologo e filosofo giramondo, capace di padroneggiare 13 lingue, famoso per
sferzanti requisitorie contro la società dei consumi, il sistema scolastico e
la medicina moderna, si è spento ieri a Brema, in Germania, a 76 anni di età.
Da tempo era malato di cancro. Lo ha reso noto a Parigi l'editore Fayard, che
ne ha pubblicato in Francia alcuni libri.
Ivan Illich era nato a Vienna in una famiglia ebrea di origine russo-dalmata,
aveva studiato teologia e filosofia a Roma e qui, nel 1951, era stato ordinato
sacerdote. Per cinque anni aveva operato in una parrocchia portoricana a New
York, per poi diventare prorettore dell’Università Cattolica di Portorico. La
sua attività a favore di emarginati cominciò negli anni Cinquanta a New York,
quando avviò la cura diretta della comunità portoricana. Ma di lì a poco, nel
1967, ruppe clamorosamente con la Chiesa rinunciando all’abito talare dopo
essersi messo in urto con i settori più conservatori del mondo cattolico.
Illich aveva elaborato idee totalmente eretiche per la Chiesa, avviandosi su
una strada di geniale «rompiscatole» e «critico dell’ovvio» sempre pronto a
ribaltare le certezze consolidate, da non trovare posto neppure negli schemi
della teologia della liberazione.
Ivan Illich ha scritto libri con titoli come Rovesciare le istituzioni,
L’espropriazione della salute, Disoccupazione creativa, Le professioni
mutilanti. Con lucidità non lontana da quella di un Michel Foucault, rincorse i
mutamenti di paradigma che potevano mutare la nostra visione del mondo
battendosi contro il conformismo, sottraendosi alla luce dei media, negandosi
quasi sempre alle interviste. Uno dei suoi bersagli favoriti - in
Descolarizzare la società (in Italia uscito per la prima volta da Real Studio,
poi da Mondadori) - fu la scuola dell’obbligo, a suo dire una totale fabbrica
di emarginazione. L’altro suo nemico giurato fu la medicina ufficiale, da lui
vista come macchina per creare consumatori incapaci di avere una propria
salute. In Nemesi medica(Cittadella) spiegò come un’idea strumentale di scienza
avalli di continuo nuovi bisogni terapeutici. E come, via via che l’offerta di
sanità aumenta, la gente risponde adducendo nuovi problemi, bisogni, malattie.
Illich si batté contro l’ossessione della salute perfetta come contro il
sistema ospedaliero internazionale: celebre è rimasta una sua provocatoria
offerta di dati statistici, in seguito a uno sciopero ospedaliero in Francia,
da cui dimostrò che senza medici c’era stata una sensibile diminuzione di
decessi. Negli ultimi anni Ivan Illich, che viveva tra Germania e Messico, si
occupò di come i professionisti modellino la nostra vita quotidiana,
trasformandola in un tappeto di dati e probabilità, i famosi exit poll gestiti
da esperti. Sempre attivo e intellettualmente vigile, assunse come ultimo
obiettivo polemico la «filosofia della prevenzione» che trasforma i consumatori
in decision makers. E parlando di sé, «Ivan il terribile» usava la definizione
di «alienato», costretto a guardare il presente ma capace di acquisirne la
distanza necessaria.