![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 NOVEMBRE 2002 |
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Rockville, il santuario di Craig Venter
Rockville
(Maryland) - 1901, Research Boulevard. L'indirizzo
è giusto. Viale della Ricerca. Non c'è forse nome più appropriato, per il
palazzo dove nasce la vita artificiale. E in questo edificio tozzo, sei piani
di vetri oscurati e di soffitti bruni, immerso nel verde e nella quiete
autunnale del Maryland, a Rockville, nemmeno un'ora di macchina da Washington,
che dieci scienziati guidati da un premio Nobel e dal padre del genoma,
giocando con i geni, stanno per creare quasi dal nulla un nuovo organismo
vivente.
Craig
J. Venter, è lui il padre del genoma, l'uomo che due anni fa ha affascinato e
scandalizzato il mondo con la sua ricerca sulla mappatura completa del gene
umano, e che all'inizio di quest'anno abbandonò la "Celera Genomic"
per gettarsi in nuovi studi, non è certo il tipo da farsi condizionare da
entusiasmi e critiche per il progetto appena annunciato
«Questo
stabilimento, l'Ibea (Istituto per le energie biologiche alternative) - dice
avventurandosi in un gergo da iniziati, mentre gruppi di scienziati di origine
asiatica vanno e vengono comparendo a un tratto tutti vestiti in camice bianco
- è stato fondato con l'intento di esplorare meccanismi biologici e per
studiare la creazione di altre potenziali fonti di energia, come
l'idrogeno. Noi crediamo che costruire
un cromosoma sintetico sia un passo importante per realizzare quel progetto,
perché potremmo potenzialmente dare vita a un organismo con le qualità ideali
per interagire con i nostri interessi energetici».
Questo
il motivo principiale, con cui questo californiano di Salt Lake City, 56 anni,
alto e con la passione del surf, spiega la ricerca («il primo mattoncino della
vita», riesce poi a sintetizzare felicemente) che ha messo nuovamente in
subbuglio il mondo scientifico. Protetto in maniera inflessibile dietro una
porta misteriosa dalla gentile e ferrea assistente Heather Kowalski, Venter sa
di essere considerato dalla stampa specializzata e colleghi un personaggio
controverso. Accusato dai più malevoli
di megalomania, egocentrismo, considerato un fondatore senza scrupoli di
società di bio-tech abbandonate non appena lo hanno reso miliardario in
Borsa. Ma apprezzato da schiere di
seguaci che lo venerano come studioso geniale e inventivo, abile nello sfuggire
dalle pastoie burocratiche governative per giocare in proprio, come ha sempre
fatto anche da giovane, dopo studi irregolari trascorsi pensando più alle
spiagge del Sud della California che al moscerino della frutta (di cui finirà
per diventare un esperto). Di sé da
ragazzo preferisce ricordare oggi gli anni del Vietnam, quando imberbe aiutante
medico nelle immediate retrovie del fronte, imparò una lezione indimenticabile
riguardante i due cardini su cui fonda tutta la sua ricerca, la fragilità della
vita umana e la colossale inettitudine delle burocrazie: «Se uno soffre da
impazzire, alla fine muore. Laggiù ho
avuto a che fare con migliaia di uomini che morivano a causa delle stupide
politiche del governo americano».
Quando
un più maturo Craig tornò poi vivo in America, la voglia di fare surf gli passò
per un pezzo. Si iscrisse all'Università
di San Diego, e ne riemerse sei anni più tardi laureato in biochimica e con una
specializzazione in fisiologia e farmacologia.
Da allora nuovi studi e tecniche sempre più ammantate di grandiosità
sono divenuti il suo cavallo di battaglia.
Nel 1998, la svolta internazionale.
Armato di macchinari potenti per il sequenziamento dei geni del Dna, lo
studioso già affermato in patria riuscì a portare a termine l'impresa nell'arco
di soli due anni, battendo sul tempo il consorzio pubblico nato con lo stesso
obiettivo. Una scoperta esaltata da
Bill Clinton e Tony Blair uniti via satellite.
Quindi l'abbandono della Celera: «Nessun dramma», disse facendosi da
parte. «Comincia la fase del business, anche se la ricerca ovviamente
continuerà». Oggi spiega di non
pentirsi di quella decisione: «Dedicare tutti i miei sforzi alla scienza è ben
più gratificante che impiegare un terzo delle mie giornate lavorative ad avere
a che fare con investitori e manager commerciali. Niente per me è stato più importante che sequenziare il genoma
umano. Ma dopo non intendevo guidare
un'azienda farmaceutica»
Adesso in queste stanze
oscurate, in uno scenario degno di Philip K. Dick, dieci scienziati reclutati
da Venter il genio e dal Nobel degli enzimi, Hamilton O. Smith, cominciano i
loro esperimenti.
«In teoria non c'è nulla
che non possa essere fatto - dice Clyde Hutchinson, professore di microbiologia
e immunologia all'Università della Carolina del Nord, mentre all'ora di pranzo
i tecnici si accalcano al reparto mensa del primo piano, vicino a un ingresso
che più che a quello di una clinica sembra la reception di un albergo di lusso
- tecnicamente è piuttosto una grande sfida e sarà molto costosa. Il vantaggio di questo organismo è
determinato dall'avere il più piccolo genoma di ogni altra cellula conosciuta,
e potrà crescere e duplicarsi. Per
affrontare l'esperimento sono pronti 3 milioni di dollari stanziati dal
Dipartimento dell'Energia. Si comincerà
da uno degli elementi più semplici esistenti sulla terra: un batterio chiamato Mycoplasma genitalium, una particella
minuscola che vive nel tratto genitale e può causare l'infiammazione
dell'uretra. Sarà questo, nei
laboratori sotterranei e nelle stanze dipinte di marrone e di viola, il punto
di partenza per ottenere un organismo ancora più semplice, la forma di vita più
elementare mai esistita.
I
fondi non sono certo un problema. E c'è
da giurare che dopo l'annuncio choc dei giorni scorsi, Venter non si tirerà
certo indietro a caccia di possibili soci e investitori. Il dottore, come lo chiamano qui, dispone
non solo di finanziamenti ma anche di potenti risorse scientifiche. Venter ha
già pensato a tutto. Il suo Dipartimento, gemellato con l'istituto per la
ricerca del genoma gestito dalla biologa molecolare Claire Fraser, sua moglie,
e il Centro per lo sviluppo dei genoma, si prepara a spendere 30 milioni di
dollari in equipaggiamento e ad aumentare lo staff di scienziati fino a
venticinque.
Tutti
stabilimenti con sede a Rockville, divenuta la città del genoma, un tranquillo
sobborgo del Maryland trasformatosi in poco tempo nel più grande centro di
sequenziamento del gene al mondo.
Pochi oggi vogliono contraddire Venter. Niente e nessuno, se mai ce ne fosse bisogno, sembra fermarlo. «Credo fortemente nel potere del singolo individuo dice ancora, molto determinato - e la mia carriera dimostra quanto un solo individuo possa fare la differenza». Dentro il tozzo palazzo di Rockville, carichi di fiducia, soldi e speranza, i dodici avventurieri del dna si preparano così a indossare i camici bianchi, pronti a operare. A Research Boulevard la vita artificiale sta quasi per nascere.