RASSEGNA STAMPA

24 NOVEMBRE 2002
SYLVIE COYAUD
Ricerca senza finanziamenti. Rettori in rivolta

Per le amputazioni di una finanziaria che risparmia pure sull'anestesia, la ricerca e l'università urlano di dolore.  Dopo l'ira afflitta del ministro Moratti. il 19 ottobre il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Lucio Bianco dice alla stampa cui presenta il bilancio 2001: «L'anno prossimo celebreremo il nostro 80° compleanno».  Pausa. «Sarà l'anno del nostro funerale?».  Intanto la Conferenza dei rettori si riunisce per inventarsi come pagare i dipendenti e attrarre docenti che sostituiscano il corpo attuale, in età ormai pensionabile.  Cinicamente, si può sperare che cosi andranno in pensione anche i bubboni: concorsi truccati, nomine mafiose, disprezzo per l'intelligenza delle donne eccetera.

La crisi c'è anche in Gran Bretagna e in Francia dove le università tirano la cinghia da anni.  In Italia almeno, buona parte della ricerca di base nelle scienze "dure" se la caverà. E' talmente indispensabile alle imprese internazionali che continuerà a ricevere soccorsi dall'estero.  Quanto alla ricerca finalizzata, già certi laboratori universitari collaborano con l'industria e ne ricevono fondi, di solito gli unici investiti in strumenti, non spesi in gestione quotidiana. Ma sfruttano conoscenze accumulate, mangiano le sementi, come si dice in Cina.  E non tutte le scienze dure si distinguono dalle molli: la linguistica, che ben poche aziende avrebbero motivo di sovvenzionare, alimenta le neuroscienze, la logica l'informatica, e così via.

Gli interessati cercano di strappare un rinvio, proponendo un "progetto giovani" che affida a esperti europei la selezione dei nuovi docenti, da retribuire decentemente anticipando nei loro

stipendi il risparmio che si realizzerà con i pensionamenti. C'è chi suggerisce di ampliare il bel gesto della finanziaria, quel 3% delle spese per le grandi opere infrastrutturali destinato a salvare il patrimonio culturale del passato.  Perché non destinare un altro 1% alle infrastrutture universitarie e salvare il patrimonio culturale del futuro?  A parte queste due idee, le altre sono conservatrici, tese a continuare come prima, malgrado le contraddizioni di una riforma Berlinguer da applicare al tempo del colera.  Il 7 novembre, il settimanale «Nature» giudicava avventato il progetto di una riforma senza spesa.  Infatti nemmeno la zavorra si elimina gratis, lo sanno la casalinga che paga per liberarsi del frigo vecchio, e la Fiat per mettere gli operai fuori dalle fabbriche.

I rettori minacciano dimissioni collettive, invece di stimolare con le proprie idee i ministri Moratti e Tremonti a costruire qualcosa insieme a loro.  Magari un modello virtuale che, anche

fatto alla buona, costringa a porre di nuovo domande vecchie.  L'accesso all'università è un diritto, costoso ma democratico perché il risultato giova all'insieme della cittadinanza, o un privilegio perché consente poi a un'élite di godere di un reddito o di un rispetto maggiore?  Tutte le formazioni sono ugualmente utili alla vita dei cittadini, o alcune servono alla vita di studi di cui la maggioranza fa volentieri a meno?  Se così fosse, la ricerca "utile" va racchiusa in politecnici - una proposta ora considerata dal Governo inglese - o così perde l'humus culturale che la nutre, anche se non se ne accorge? E la ricerca disinteressata, va coltivata in serra?  Per sostenerla, vanno sottratte risorse agli ospedali o alle ferrovie?

Nel mondo virtuale, un governo finanzia o non finanzia uno, dieci, tutti i campi del sapere (regala persino tre milioni di dollari a Craig Venter per tentare l'impossibile: sintetizzare un cromosoma, infilarlo in un batterio al quale far estrarre dall'acqua l'ossigeno che servirà domani da carburante pulito).  Costringe gli atenei a far pagare a ogni studente il costo della formazione e, alle menti geniali ma proletarie garantisce l'accesso con delle borse. O dei prestiti da rimborsare una volta trovata un'occupazione redditizia.  La simulazione potrebbe partire da quest'ultimo modello in vigore in Australia, corretto per tener conto di specificità locali.  Della quota di prodotto interno lordo derivante da un patrimonio artistico ben custodito, mettiamo, o dell'evasione fiscale che sta alle classi abbienti italiane come il golf a quelle australiane.  Il governo smette di essere un mero cassiere, stana i soldi da dove si nascondono e, chissà, scopre, matematica alla mano, che nel mondo reale ne avanzano per i rettori.

Quanto sopra non è un invito a imitare la contadina che va al mercato e a furia di fantasticare inciampa, infrange la brocca di latte e i propri sogni.  L'educazione tocca il cuore e il portafoglio di ogni famiglia, diceva lo scrittore e insegnante Daniel Pennac.  Per l'intellighenzia, compresa quella studentesca, si presta alla provocazione o, se si preferisce, a un Gedankenexperiment che coinvolge cuori e portafogli di tutti.  Da lanciare presto, forse in occasione dell'incontro a Roma tra il ministro Moratti, scienziati e industriali, organizzato dal «Il Sole-24 Ore» il 27 novembre (in Borgo Santo Spirito 2, dalle 9,30 alle 17).  Prima che ai rettori non resti che la protesta fisica.  Intendiamoci, non ce li vediamo con le molotov, piuttosto in sciopero della fame sui gradini dei ministero delle finanze. Se arrivassero a questi estremi, un piccolo suggerimento: inizino a digiunare i magri, fanno più effetto in televisione.
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