![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 NOVEMBRE 2002 |
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Siamo
creazione divina o scimmie evolute? Si riaccende la disputa
Evoluzionismo
e creazionismo, la disputa si ravviva, anche sull'onda della sensazione
suscitata dalla notizia che due scienziati Usa, Venter e Hamilton Smit,
vogliono creare in laboratorio una nuova forma di vita.
Ma torniamo
a Darwin. Gli scienziati lo bocciano e lo accusano di aver sì dimostrato la
mutazione nella specie ma non l'origine della stessa. Un convegno organizzato
dall'Università delle Scienze di Parigi ha riunito qualche giorno fa gli
studiosi cattolici francesi schierati al fianco della veridicità del racconto
biblico della creazione, così come descritto nei primi capitoli della Genesi.
Gli scienziati italiani rispondono alle conclusioni d'oltralpe e riaffermano i
limiti dell'evoluzionismo in nome della credenza in un creatore e ordinatore
dell'Universo. Insomma, una conclusione simile a quella teorizzata dal primo Wittgenstein,
la cui ultima proposizione recita: "Su ciò di cui non si può parlare, si
deve tacere".
Il contesto
della disputa non è nel corso dei secoli profondamente cambiato. Per i
naturalisti del Settecento, che volevano permeare la biologia di elementi di
razionalità incontrovertibili, era necessario sgombrare il campo dagli
interventi della Provvidenza e, soprattutto, distruggere ogni concezione magica
rinascimentale. A distanza di un paio di secoli, di fronte allo sviluppo
esponenziale della conoscenza scientifica, l'obiettivo dei creazionisti non è
mutato e gli scienziati francesi sono arrivati a questa conclusione:
"Darwin non ha dimostrato niente sul piano dell'origine mentre la Bibbia,
compiute le dovute ricerche storiche, contiene la verità".
Come si
pongono di fronte a questa disputa gli scienziati italiani?
Il professor
Antonino Zichichi ha un'opinione rigorosa. "Ho condotto un'attenta
analisi dell'evoluzione biologica della specie umana. Ad essa non è banale
estendere i fenomeni che si constatano nelle altre materie ma ho paura che
molte persone parlino a vanvera. Il discorso, del resto, è molto scivoloso. Gli
antievoluzionisti non sono granché rigorosi. La mia linea - spiega il celebre
fisico italiano - è questa: dov'é l'equazione dell'evoluzione della specie
umana? Non esiste. Non ci sono né esperimenti riproducibili né una componente
matematica di rigore nell'evoluzionismo biologico. E questi sono i caratteri
che caratterizzano la scienza, che deve prevedere e non post-vedere".
Questo per
quanto concerne l'evoluzionismo. Ma anche il creazionismo non si salva. "I
creazionisti sono spesso sciocchi quanto gli evoluzionisti perché non si
possono concedere caratteri scientifici al racconto biblico. Ciò che distingue
la nostra specie è in realtà l'evoluzione culturale. Possiamo ragionevolmente
discutere solo di questo aspetto. Biologicamente gli esseri umani sono al 95
per cento uguali alla scimmie, ma più di loro abbiamo l'evoluzione culturale,
che è il vero nocciolo della querelle. La verità - commenta Zichichi - è che la
creazione è il passaggio da materia inerte a materia vivente ma quale sia il
mutamento nessuno è ancora riuscito a dimostrarlo. La più grande statua del
mondo, diceva Galilei, è niente di fronte a un verme. La scienza non può
aprire bocca sulla creazione, anche se non è sua nemica. Rimane solamente il
credere o no a un dio creatore. Non abbiamo ancora compreso la materia inerte,
figuriamoci il passaggio verso la materia vivente".
D'accordo
con Zichichi è anche Monsignor Marcelo Sanchez, cancelliere della pontificia
università della scienza. "La scienza si occupa delle cose osservabili nel
tempo e nello spazio e può dimostrare svariati fenomeni ma per l'origine della
vita non abbiamo esperimenti. Nessuno ha mostrato il passaggio dal non essere
all'essere. Sappiamo - continua Sanchez - che si può ottenere vita solo
partendo dalla vita ma non abbiamo idea di come fa ad apparire l'esistenza. Il
punto non è essere contro l'evoluzionismo ma solo chiedergli di provare le sue
asserzioni".
Ma la
questione è più complessa. "Un ruolo strategico lo gioca infatti la
filosofia, che consideriamo valida anche quando non ci sono a suffragarla degli
esperimenti. La filosofia dimostra l'esistenza dell'intelletto e dell'anima ma
non ne abbiamo prove scientifiche. Il vero problema della creazione è che si
tratta dell'inizio dell'essere dal nulla. Con la ragione posso provare la creazione
ma non la creazione nel tempo, e proprio questo riguarda la fisica. Se invece
accettiamo la filosofia come scienza rigorosa, allora possiamo dimostrare che
esiste una creazione. Del resto, posso parlare dello spirito anche se non lo
vedo, semplicemente perché ho dei concetti".
Insomma,
secondo Marcelo Sanchez la fisica e la filosofia sono "due livelli di
verità diversi, che non sono assolutamente in opposizione. La ragione trova
comunque delle ragioni per dimostrare la creazione e dunque l'esistenza di Dio
anche se fisicamente non è evidente. Un'evoluzione relativa è comunque
compatibile con l'esistenza di Dio. Su questo tema, la fisica non può dire
l'ultima parola. C'è infatti il ragionamento filosofico, per cui se esistono
enti, quelli che vediamo e noi stessi, c'è bisogno di un ente autofondante, che
sia l'origine dell'essere. Poi, certo, con la fede sappiamo che Dio ha creato
il mondo in un tempo".
La pensa
allo stesso modo anche il genetista Bruno Dallapiccola.
"Credo
nella creazione divina anche se, come genetista, accetto il processo
dell'evoluzione che è del tutto fondato. Quando confronto i cromosomi degli
scimpanzè e degli uomini capisco qual è il passaggio: l'unione di due
cromosomi. Un conto è la fede, un altro i dati biologici. Per dimostrare
l'evoluzione bisogna necessariamente avvalersi della biologia. Credo che con il
progredire della scienza diventi sempre più possibile migliorare le nostre
conoscenze ma sono convinto che qualche anello mancante rimarrà sempre. Detto
altrimenti, rimarrà quell'aspetto magico che ci spinge ad amare la vita.
Forse sono
un po' troppo poeta ma penso che il caos non può compiere cose tanto mirabili
quanto quelle che vediamo ogni giorno. Credo invece in un disegno ordinatore.
La risposta - ammette Dallapiccola - è più filosofica che scientifica. La
scienza riesce a dare tutta una serie di risposte a fenomeni che non eravamo in
grado di analizzare ma non può dire tutto".
Insomma, da un lato i limiti della scienza, dall'altro la filosofia come uno strumento per giungere a determinate conclusioni e non come una dottrina in cui credere. Come una scala, la descriveva Wittgenstein, che una volta usata per arrivare in alto si deve abbandonare.