![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 NOVEMBRE 2002 |
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Anche in organismi meno complessi alcuni geni non sono indispensabili ma
hanno funzioni specialistiche quali ad esempio la capacità di adattarsi a
condizioni ambientali diverse, di offrire dei vantaggi nella riproduzione o di
vicariare l’azione di un gene difettoso. Venter e Smith sono stati impegnati
per molti anni nello studio dei genomi di varie specie batteriche patogene per
l’uomo ed hanno scoperto che il «Mycoplasma genitalium», responsabile di
infezioni a carico dell’apparato urinario, possiede 517 geni, il minor numero
osservato tra tutte le specie batteriche studiate. I due scienziati sostengono
che solo la metà di questi geni sono indispensabili per la sopravvivenza. Da
qui nasce l’idea di «disegnare» al computer e costruire in laboratorio un
genoma «essenziale», in grado di garantire la vita, e di inserirlo all’interno
di una cellula batterica preventivamente privata del proprio patrimonio
genetico. A questo genoma essenziale potrebbero essere aggiunti geni con
funzioni utili alla specie umana quale la produzione di sostanze ad azione
terapeutica. Fino a oggi l’uomo ha utilizzato la genetica classica (basata
sugli incroci tra specie diverse) e, più recentemente, le tecniche di
ingegneria genetica per modificare a proprio vantaggio le altre specie. Questa
sarebbe però la prima volta in cui verrebbe creata «a tavolino» una nuova forma
vivente.
Le mie sensazioni personali di fronte a notizie di questo tipo e di questa
portata sono di grande interesse e coinvolgimento miste però a sgomento.
«Interesse»: perché questo progetto avvicina l’uomo alla profonda comprensione
dei meccanismi biologici alla base della vita e su questo non ci piove.
«Coinvolgimento»: perché queste conoscenze potrebbero avere implicazioni
importanti sul benessere e la salute dell’uomo. «Sgomento»: perché non si può
nascondere che queste conoscenze potrebbero essere utilizzate in direzione
opposta e cioè per creare nuove armi biologiche. Gli scienziati che propongono
tale progetto riconoscono questi rischi e assicurano che l’organismo che verrà
prodotto sarà controllabile e che la «ricetta della vita» sarà mantenuta
segreta onde evitare che finisca in cattive mani. A mio avviso queste sono
rassicurazioni insufficienti e contraddittorie, essendo la diffusione delle
conoscenze un requisito fondamentale per la validità e l’applicazione di una
scoperta scientifica. Cosa fare? Una facile conclusione che ci metterebbe a
posto con la coscienza sarebbe quella di tentare di bloccare tale
sperimentazione. Tuttavia il passato ci ha insegnato che è impossibile fermare
il percorso della scienza, ma è importante controllarne attentamente le
applicazioni.