RASSEGNA STAMPA

22 NOVEMBRE 2002
ANDREA BALLABIO
Senza un’etica...

Anche in organismi meno complessi alcuni geni non sono indispensabili ma hanno funzioni specialistiche quali ad esempio la capacità di adattarsi a condizioni ambientali diverse, di offrire dei vantaggi nella riproduzione o di vicariare l’azione di un gene difettoso. Venter e Smith sono stati impegnati per molti anni nello studio dei genomi di varie specie batteriche patogene per l’uomo ed hanno scoperto che il «Mycoplasma genitalium», responsabile di infezioni a carico dell’apparato urinario, possiede 517 geni, il minor numero osservato tra tutte le specie batteriche studiate. I due scienziati sostengono che solo la metà di questi geni sono indispensabili per la sopravvivenza. Da qui nasce l’idea di «disegnare» al computer e costruire in laboratorio un genoma «essenziale», in grado di garantire la vita, e di inserirlo all’interno di una cellula batterica preventivamente privata del proprio patrimonio genetico. A questo genoma essenziale potrebbero essere aggiunti geni con funzioni utili alla specie umana quale la produzione di sostanze ad azione terapeutica. Fino a oggi l’uomo ha utilizzato la genetica classica (basata sugli incroci tra specie diverse) e, più recentemente, le tecniche di ingegneria genetica per modificare a proprio vantaggio le altre specie. Questa sarebbe però la prima volta in cui verrebbe creata «a tavolino» una nuova forma vivente.
Le mie sensazioni personali di fronte a notizie di questo tipo e di questa portata sono di grande interesse e coinvolgimento miste però a sgomento. «Interesse»: perché questo progetto avvicina l’uomo alla profonda comprensione dei meccanismi biologici alla base della vita e su questo non ci piove. «Coinvolgimento»: perché queste conoscenze potrebbero avere implicazioni importanti sul benessere e la salute dell’uomo. «Sgomento»: perché non si può nascondere che queste conoscenze potrebbero essere utilizzate in direzione opposta e cioè per creare nuove armi biologiche. Gli scienziati che propongono tale progetto riconoscono questi rischi e assicurano che l’organismo che verrà prodotto sarà controllabile e che la «ricetta della vita» sarà mantenuta segreta onde evitare che finisca in cattive mani. A mio avviso queste sono rassicurazioni insufficienti e contraddittorie, essendo la diffusione delle conoscenze un requisito fondamentale per la validità e l’applicazione di una scoperta scientifica. Cosa fare? Una facile conclusione che ci metterebbe a posto con la coscienza sarebbe quella di tentare di bloccare tale sperimentazione. Tuttavia il passato ci ha insegnato che è impossibile fermare il percorso della scienza, ma è importante controllarne attentamente le applicazioni.
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