![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 NOVEMBRE 2002 |
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«Discesa all'Ade e resurrezione» è
l'ultima opera dello studioso scomparso il 30 maggio scorso, grande indagatore
della tradizione che rifuggì i miti della modernità
Di Elémire
Zolla (1926-2002) abbiamo apprezzato i libri, ma più ancora
l'inattualità. Zolla fu un esule, un
pensatore estraneo a un'epoca di cui non condivideva le presunte verità
incontestabili. Tuttavia seppe
indossare con stile il ruolo talvolta definito reazionario, ma in realtà
d'avanguardia, che le sue inclinazioni Filosofiche gli avevano assegnato. In occasione dell'uscita del suo ultimo
libro, Discesa all'Ade e resurrezione (Adelphi,
pagg. 200, euro 9), in cui confluiscono alcuni saggi sulla gnosi oltre a Catabasi e anastasi, viaggio nei misteri
dell'oltretomba già apparso in una raffinata edizione di Tallone (2001), è bene
ricordare quanto, fosse singolare quest'uomo di cultura.
Si
pensi, per esempio, a una sua intervista del '97 in cui, ricordando l'anno
della Rivoluzione francese, ammise candidamente che quella, per lui, era
soprattutto la data dell'acquisizione dei Veda
nella Biblioteca Britannica. Nella
stagione delle ideologie, delle segreterie di partito e del trionfo di
sociologie e realismi che lasciavano poco spazio a interpretazioni metafisiche
dell'esistenza, Zolla sfidò i dogmi antireligiosi. Celebrò il '68 a modo suo, con uno stile molto differente da
quello di tanti colleghi: di quell'anno amava ricordare una sua conferenza sul
satanismo all'Università di Trieste.
Non fece mai mistero di considerare quella data come l'inizio
«dell'aggressione a un fatto elementare della vita sociale, come
l'insegnamento», e della stagione in cui «si è riverito una serie di personaggi
criminosi
e incolti come non s'era mai fatto prima».
D'altra
parte, non ci si può attendere altro da un pensatore che aveva scelto la
mistica e la tradizione. Alla filosofia
europea post-illuminista, eccezion fatta per Nietzsche e pochi altri, preferiva
il pensiero medioevale e rinascimentale.
Non a caso, tra le sue opere, resteranno indimenticate I mistici dell'Occidente (Garzanti,
1963, poi ristampato da Adelphi), antologia della ricerca di Dio dal medioevo
alla modernità, e la rivista che fondò e diresse, Conoscenza religiosa (pubblicata dal 1969 al 1983), cui collaborava
addirittura Mircea Eliade.
I
suoi amici erano pionieri di una cultura che faticava a trovare uno spazio
nell'establishment ufficiale. Tra
questi, Roberto Bazlen e Roberto Calasso, il fondatore di Adelphi, casa
editrice di cui non è necessario rammentare i meriti nel rinnovamento culturale
italiano. Collaborava con Alfredo
Cattabiani, promotore della collana Borla in cui apparvero per la prima volta i
libri di Simone Weil, poi protagonista dell'epoca d'oro di Rusconi libri.
La
ricerca di assoluto che respiriamo leggendo i suoi libri e la critica alla
secolarizzazione totale della società che se ne trae, danno l'impressione di
un'osmosi tra l'uomo e la sua opera.
Come se la ricerca filosofica di Zolla fosse in qualche modo il
risultato di un'ansia, di un bisogno di spezzare la finitezza della natura
umana. I realismi, abbiamo già detto, lo intrigavano poco: all'analisi della
vita quaggiù preferiva forse la preparazione per altre dimensioni dell'esistenza. Un tratto comune a quanti hanno amato i
libri di Guénon, il metafisico francese considerato dai profani un teorico
della destra, ma che in realtà fu il più lucido esegeta della tradizione. E poi, i pellegrinaggi nel cuore delle
religioni di tutto il globo: taoismo, induismo, ebraismo, cristianesimo.
Negli ultimi anni le sue ricerche lo avevano portato altrove, forse oltre i limiti di quella «filosofia perenne» alla quale amava richiamarsi. Si interessò di sciamanesimo e di tecniche dell'estasi, e qualcuno si stupì di questa svolta. Tuttavia, leggendo Discesa all'Ade e resurrezione, uno tra i suoi libri più criptici, forse ci è finalmente chiaro che stava cercando una via per esplorare la dimensione verso cui si stava dirigendo: quella imperscrutabile dell'oltretomba. Nella postfazione di Grazia Marchianò, docente di Estetica e vedova dello scrittore, leggiamo che Zolla si chinò su queste pagine sino alla fine: l'ultima aggiunta è del 26 maggio scorso, quattro giorni prima di morire. Come se stesse raccogliendo intorno a sé le divinità e i racconti iniziatici che tanto aveva amato, affinché gli tenessero compagnia nel viaggio estremo.