![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 NOVEMBRE 2002 |
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La sua lezione: tolleranza, gratuità della conoscenza e critica
dei fondamentalismi
Presentata a Londra l'edizione critica delle opere del pensatore
condannato a morte. Ne parla Nuccio Ordine, suo grande studioso
L'evento è
di rilievo. Dopo l'edizione francese Belles Lettres, finalmente anche l'Italia
ha l'edizione critica delle Opere italiane di Giordano Bruno, curata da
Giovanni Aquilecchia per l'Utet. Filosofo molto amato o molto odiato, Bruno è
purtroppo poco letto. Eppure le sue pagine appaiono geniali anche ai profani.
Si tratta ora di farlo uscire dagli stereotipi e apprezzarlo per quello che è:
un pensatore grandissimo che ha discusso con anticipo tanti temi della
modernità. Ne parliamo con Nuccio Ordine, che di Giordano Bruno è studioso di
fama internazionale (il suo libro, La cabala dell'asino , è stato già tradotto
in cinque lingue), prefatore e coordinatore di questa edizione Utet. Perché
Bruno, oggi?
"Basta
rileggere alcune sue pagine per capirlo. In un'epoca in cui le scuole e le
università vengono trasformate in aziende e il sapere diventa uno strumento per
adeguarsi alle logiche del mercato, le riflessioni di Bruno suonano come un
monito: rivendicano la gratuità della conoscenza. Non si studia per accumulare
ricchezze o potere. Si studia per capire se stessi e il mondo. Per imparare a
pensare criticamente. Ma la conoscenza, al contrario di quanto oggi vogliono
far credere certe pedagogie edonistiche, non è un dono, ma frutto di una
faticosissima conquista".
È difficile
trovare qualcuno che lo dica ai giovani d'oggi.
"Sempre
più difficile, in un mondo dove tutto deve essere facile e veloce. Tutta
l'esistenza, per Bruno, si concretizza invece in un'inesauribile ricerca del
sapere. Solo gli dei, che sanno tutto, e gli ignoranti, che presumono di sapere
tutto, non cercano".
A questa
riflessione si lega anche un altro tema ancora oggi percepito come eversivo: il
rifiuto di un punto di vista assoluto .
"Assolutismi
e fondamentalismi sono i mali del presente. La cosmologia infinitistica di
Bruno insiste sulla relatività dei punti di vista, distruggendo ogni gerarchia.
Una pulce e un pianeta hanno lo stesso peso. Così come tutti gli esseri viventi
hanno uguale dignità. Questioni ignorate dai fautori degli scontri religiosi e
delle guerre mascherate da missioni di pace".
Senza
pluralismo non c'è comprensione dell'Altro.
"La
tolleranza è uno dei concetti cardine della filosofia di Bruno. Tollerare
significa percepire i limiti del proprio punto di vista e concepire il
pluralismo non come ostacolo ma come ricchezza. Per Bruno esistono le
religioni, le filosofie, le lingue. Il rigurgito di nazionalismi e di razzismi
si pone come una gravissima minaccia per l'Europa e per l'umanità".
Ciò accade
soprattutto quando è viva la scissione tra sapere e vita, pensiero e prassi...
"Per
Bruno, la vita non può essere separata dalla filosofia. Così come il pensiero
non può essere separato da una serie di comportamenti che devono essere in
sintonia con esso anche nei gesti più umili. Bruno scrive le sue opere ma nello
stesso tempo le sue opere scrivono la sua vita. Non a caso l'ultima pagina
della sua filosofia coincide con il rogo di Campo de' fiori".
Però quel
tragico finale ha finito per costruire un mito che, paradossalmente, ha
danneggiato le opere, occultandole.
"È per
questo che dall'inizio degli anni 90 abbiamo lavorato per fornire un'edizione
critica delle sue opere".
Che colma,
in Italia, un enorme vuoto editoriale ...
"Per la
prima volta tutte e sette le opere italiane vengono pubblicate assieme: il
Candelaio e i sei Dialoghi ritrovano sul piano editoriale quell'unità che
esprimono sul piano filosofico. È un evento frutto di un'alleanza tra due
grandi editori di classici: Belles Lettres e Utet. Edoardo Pia concesse ad
Alain Segonds l'autorizzazione a utilizzare alcuni testi di base che
Aquilecchia aveva approntato per l'Utet. A partire da quei materiali,
Aquilecchia ha messo a frutto, in Francia, cinquant'anni di filologia bruniana
realizzando la sua preziosa edizione critica che oggi viene pubblicata
dall'Utet. Questa edizione non avrebbe visto la luce senza il sostegno di
Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto italiano per gli studi filosofici,
che ha promosso gli studi bruniani nel mondo".
Ma anche i
commenti e le appendici sono di grande utilità...
"Alla
loro stesura hanno collaborato importanti studiosi di diversi Paesi europei,
come Badaloni e Barberi Squarotti, Granada e Seidengart. Si è trattato di un
lavoro collettivo, durato dieci anni, con storici della filosofia, della
letteratura, della scienza. Bruno richiede diverse competenze. Anche
l'appendice è ricca di strumenti inediti: per la prima volta c'è un rimario, un
incipitario e una tavola metrica di tutti i componimenti bruniani; un saggio
sull'iconografia bruniana ricco di immagini e una documentazione iconografica
sugli emblemi".
Come si
appresta, l'Europa, a celebrare questo evento editoriale?
"Ieri, a Londra, con Conor Fahy, Lina Bolzoni e Jill Kraye. Martedì prossimo, a Parigi, con Ilya Prigogine, Marc Fumaroli e Michèle Gendreau-Massaloux. E poi a Berlino, a Barcellona, a Ginevra e a Bucarest. A partire da questa edizione di Aquilecchia sono in programma traduzioni in tutto il mondo: dalla Cina al Giappone, dalla Germania a diversi Paesi dell'Est europeo.