![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 NOVEMBRE 2002 |
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Robert Resnick, autore di un famoso testo di fisica, sostiene che la sua materia dovrebbe essere la base per studiare tutte le altre. E striglia gli insegnanti perché trascurano studenti e grande pubblico
«La
fisica, prima di tutto..». Sembra un grido di battaglia, è l'appello di un
vecchio professore. Che milioni di
studenti italiani conoscono benissimo, anche se non l'hanno mai visto: perché
Robert Resnick, ottant'anni portati con grinta, è l'anima dello
Halliday-Resnick, uno storico testo universitario di fisica, apparso negli anni
'60, pubblicato in undici edizioni (in Italia lo propone la Casa Editrice
Ambrosiana) e tradotto in 30 lingue, oltre che di diversi altri manuali per
l'università e le medie superiori, questi ultimi pubblicati da Zanichelli.
In
Italia per tenere una conferenza all'Università di Milano Bicocca sui malintesi
che circondano Einstein e la sua opera - «E' vero che era un teorico che
rifuggiva dai laboratori, che si è occupato solo di teoria della relatività,
che proprio per questo ha vinto il Nobel?» (la risposta è no a tutti e tre gli
interrogativi, ndr) - Resnick non si lascia pregare per affrontare il suo
argomento preferito: la didattica. «Oggi nelle scuole americane - e penso anche
in quelle italiane - si insegna prima la biologia, poi la chimica e solo per
ultima la fisica. Sbagliato: la fisica
deve venire prima, perché fornisce le basi per capire la chimica, e solo
successivamente si dovrebbero affrontare le molecole organiche e la struttura
più complessa degli organismi viventi».
Tanto che oggi negli Stati Uniti esiste un vero e proprio movimento,
"Physics first", (Prima la fisica), promosso dal Premio Nobel Leon
Lederman (vedi http://members.aol.com/ physicsfirst/) che invoca una
riorganizzazione degli studi in questo senso.
Però,
professore, non si può negare che per molti studenti la fisica sia ostica...
«Dipende da come viene insegnata. Io l'ho sempre amata, ed ho cercato di
trasmetterne la bellezza agli studenti, come un'artista cerca di trasmettere la
propria arte. Sono in pensione da dieci
anni quindi non sono un esperto di nuove tecnologie, ma oggi gli audiovisivi, e
soprattutto i computer, offrono molte opportunità agli insegnanti. E poi c'è più interazione tra professore e
studenti, si privilegia il lavoro di gruppo e le lezioni sono meno teoriche
rispetto al passato». Per Resnick è
fondamentale soprattutto l'esperienza del laboratorio: «Già Einstein sosteneva
che le prime lezioni di fisica dovrebbero essere dedicate solo a
sperimentazioni pratiche interessanti per gli studenti, ciascuna delle quali -
sono parole - sue vale più di venti formule imparate a memoria. E oggi, grazie a televisione e CDrom, è
possibile far rivivere agli studenti esperimenti troppo complessi per essere
realizzati nel laboratorio di una scuola».
E'
vero però che la fisica sembra aver perso il fascino che aveva all'epoca
gloriosa delle esplorazioni spaziali e delle passeggiate sulla Luna: «Oggi
mancano divulgatori del calibro di Carl Sagan, che certamente ha contributo ad
avvicinare tanfi giovani alla fisica.
Molti scienziati sembrano considerare poco dignitoso comunicare con il
grande pubblico: non si rendono conto che, alla fine, sono i cittadini a
decidere come assegnare i finanziamenti», spiega Resnick. E non basta: «Dietro a scelte politiche
fondamentali, come quelle energetiche, c'è la fisica: ma oggi forse c'è più
interesse per la cosmologia, che pone interrogativi fondamentali sull'esistenza
stessa dell'universo».
Però gli studenti corrono ad iscriversi a facoltà come biologia e biotecnologie. «Negli anni' 40 e '50, quando c'era il boom della fisica, gli scienziati sono diventati arroganti: avevano tanti studenti che si sono occupati solo dei migliori trascurando gli altri. Ora cercano di correggersi, ma è difficile contrastare il successo di imprese come la mappatura del DNA. Però oggi sono i biologi a diventare arroganti: dopotutto, è umano». Ma Robert Resnick non è d'accordo «Anche gli insegnanti delle scuole superiori spesso si interessano solo di chi già è interessato alla loro materia, invece di cercare di coinvolgere gli altri. Un buon insegnante deve sapere che nessuna domanda formulata da uno studente deve essere etichettata come stupida, perché come minimo consente di capire il livello di preparazione raggiunto da chi l'ha formulata e le sue lacune». t il commento di chi alla didattica ha dedicato la vita. «Uno dei testi che più influenzò Einstein nell'elaborare la teoria della relatività era un manuale per gli istituti tecnici scritto da un ingegnere di nome August Foppl», conclude Resnick. «Un episodio che per un autore di testi scolastici come me non può che suonare incoraggiante».