RASSEGNA STAMPA

3 NOVEMBRE 2002
UMBERTO BOTTAZZINI
Dalla teoria delle catastrofi al politeismo di Eraclito

L'annuncio è stato dato dall'Académie des Sciences di Parigi mercoledì scorso.  Il grande matematico francese René Thom è morto a Bur-sur-Yvette, il piccolo centro vicino a Parigi e del prestigioso Institut des Hautes Etudes Scientifiques, nel quale egli aveva svolto la sua attività di ricerca e di insegnamento dal momento della sua fondazione alla fine degli anni Cinquanta.  Thom era nato nel 1923, aveva frequentato l'école Normale Superieure ed era stato allievo di Henn Cartan, uno dei fondatori del gruppo Bourbaki, che ha dominato la scena della matematica francese e internazionale per alcuni decenni dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Negli anni Cinquanta i risultati fondamentali ottenuti nella cosiddetta «teoria del cobordismo» (intuitivamente si tratta di studiare proprietà di regioni dello spazio che hanno un bordo comune, un po' come avviene per le due gambe di un pantaloni), gli valsero la Medaglia Fields, la medaglia che viene attribuita a giovani al di sotto dei quarant'anni e che per i matematici ha il valore di un premio Nobel.  In seguito, Thom si dedicò alla teoria che rese il suo nome noto presso il largo pubblico - la «teoria delle catastrofi, come la chiamò il matematico britannico Cristopher Zeeman. E', la teoria che studia i bruschi cambiamenti (le catastrofi, appunto) che si presentano in fenomeni geometrici dall'andamento continuo, e che poi è stata applicata (con controversi risultati) a diversi processi del mondo fisico e sociale.  La caratteristica essenziale che Thom sottolineava in questi studi era l'aspetto qualitativo.  Ai suoi occhi, la teoria delle catastrofi non era una teoria scientifica come quelle di Newton o di Darwin, ma piuttosto «una metodologia, se non una sorta di linguaggio, che permette di organizzare i dati dell'esperienza nelle condizioni più varie».

Nell'ambiente matematico dominato dalla filosofia "bourbakista" Thom si considerava un "eretico".  Egli aveva ben presto preso le distanze dalle concezioni dei bourbakisti, e negli anni Sessanta aveva denunciato con forza i guasti prodotti dall'insegnamento della matematica "insiemistica" nelle scuole, promosso dai bourbakisti al grido di «Abbasso Euclide!».  Al contrario, Thom rivendicava il ruolo formativo della geometria e l'importanza del pensiero qualitativo anche nella ricerca.

Il volume Stabilità strutturale e morfogenesi (1972) rese il suo nome noto al largo pubblico, e al tempo stesso segnò il suo progressivo allontanamento dalla ricerca matematica. «Sul piano filosofico e più propriamente metafisico scriveva Thom nel 1974 - la teoria delle catastrofi non può certamente fornire una risposta ai grandi problemi che tormentano l'umanità ma ispirerà una visione dell'universo dialettica ed eraclitea, di un mondo eterno teatro della Battaglia tra logoi e archetipi.  E fondamentalmente una visione politeistica alla quale essa d conduce: bisogna riconoscere la mano degli dei in tutte le cose.  Ed è forse proprio a questo che arriverà pur attraverso le limitazioni inevitabili dovute alla sua utilizzazione».  E su questa strada eraclitea egli stesso si era incamminato negli ultimi anni, «lasciando la matematica per la filosofia».
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vedi anche
Il pensiero matematico