RASSEGNA STAMPA

1 NOVEMBRE 2002
PIETRO GRECO
La catastrofe? E' una formula matematica

Morto a 79  anni René Thom,  inventore della teoria sul crollo dei sistemi organizzati

Con cinque giorni di voluto ritardo, l'Académie des Sciences di Parigi ha dato notizia della scomparsa, avvenuta

con grande discrezione venerdì scorso a Bures-sur-Yvette, di René Thom, 79 anni, matematico e filosofo di Francia.  Fine matematico e filosofo (per fortuna) esagerato.  Conosciuto, ai più, come l'inventore della «teoria delle catastrofi».

La vicenda scientifica di René Thom inizia molto presto: negli anni '50 del secolo scorso, quando, a cavallo dei 30 anni, con i suoi studi di topologia si guadagna la Medaglia Fields, che i matematici considerano il loro premio Nobel.

Ma è negli anni '60 che il giovane e geniale matematico sì dedica ai problemi di stabilità strutturale dei sistemi organizzati.  Sistemi di cui esistono innumerevoli esempi in natura, a iniziare dai sistemi biologici, e il cui comportamento, a tratti imprevedibile, Thom intende spiegare con metodi numerici. Perché, all'improvviso, un terremoto?  Perché, all'improvviso, uno scatto d'ira?  Perché,

all'improvviso, il crollo di un impero?

Gli studi del giovane René non rispondono alle questioni, profonde e invero diversissime le une dalle altre, sollevate intorno ai sistemi organizzati della fisica, della biologia, della sociologia. Tuttavia Thom elabora un formalismo matematico che, finalmente, è in grado di predire quando un sistema organizzato passa, in modo brusco e inaspettato, da uno stato stabile a un altro.

Si tratta di un grande successo scientifico.  Che si iscrive, qualitativamente, nel filone di ricerca inaugurato alla fine dell'800 da altri due grandi matematici francesi, Henri Poincaré e Jacques Hadamard, sui fenomeni caotici e non lineari. Quei fenomeni, per intenderci, dove piccole cause producono grandi effetti e che sono il sale del nostro complesso vivere quotidiano.

Complessità, appunto.  La teoria matematica elaborata da Thom, che sarà chiamata «delle catastrofi», può essere considerato uno degli atti inaugurali di una nuova stagione di studi, quella sui sistemi complessi.  Certo, la «teoria delle catastrofi» esprime lo spirito dei tempi.  Tant'è che all'idea, più che al formalismo matematico, di René Thom iniziano a fare riferimento gruppi sempre più numerosi di persone desiderose di spiegare cos'è, alfine, la complessità.

Colpito da tanto successo, anche presso il grande pubblico, René Thom si ritrae quasi inorridito dal modo, talvolta spregiudicato, con cui molti usano la sua teoria. Il fatto è che la voglia di spiegare la complessità è tanta e la critica alla visione riduzionista e determinista del mondo così radicale, che spesso la «teoria delle catastrofi» diventa un grimaldello con cui molti cercano di scardinare l'approccio razionale alla conoscenza del mondo.  Ed è a questo che René Thom, con fiero piglio, reagisce.  Scoprendosi filosofo.  Anzi, filosofo (felicemente) esagerato.  Già, perché da questo momento in poi René Thom si ritrova protagonista di due vicende, tra loro fittamente intrecciate.  Quella scientifica, che lo porta ad approfondire i temi della stabilità strutturate dei sistemi organizzati.  E quella filosofica, che, lo porta ad approfondire e ad aggiornare i temi delle grandi visioni del mondo.

La sintesi della prima attività trova espressione nel libro Modelli matematici della morfogenesi che viene pubblicato, in Italia, da Einaudi.  La morfogenesi riguarda i processi di creazione (e di distruzione) delle forme, indipendentemente dalla natura del substrato. E' una scienza che vanta padri nobili e antichi.  A cominciare dal greco Aristotele.  Ma è stata ripresa, a inizio del XX secolo, da D'Arcy Thompson, che ha ripreso a guardare ai sistemi biologici non con l'ottica della morfologia, ma con gli occhi della matematica e della geometria.  Ricorrono, nel mondo vivente, una serie di forme e di strutture che non sembrano essere frutto del caso, ma dì una intrinseca necessità.  Perché, per esempio, più volte e in maniera indipendente nel corso della storia della vita si è formato l'occhio, con la sua struttura e la sua forma.  Evidentemente, sostiene D'Arcy Thompson, perché quella struttura e quella forma sono più stabili di altre.  Lo scozzese proponeva questo modo di ragionare all'inizio del '900.  Troppo presto, per essere compreso.

René Thom riprende la fila di quel discorso negli anni '70 e '80 e confeziona un ordito molto più solido, dal punto di vista matematico.  Contribuendo a dare una dignità scientifica piena alla morfogenesi e, più in generale, agli studi sulla struttura dei sistemi complessi.  Se interpretato come complementare e non proposto come alternativo all'ipotesi darwiniana dell'evoluzione biologica, possiamo dire che lo strutturalismo di René Thom è uno dei contributi più originali forniti alla biologia teorica nella seconda parte del XX secolo.

Quanto alla seconda attività intellettuale di Thom, quella di filosofo sul campo, non ha una sintesi particolare.  Tuttavia chi scorre le cronache culturali europee degli ultimi decenni, trova René Thom decisamente schierato a difesa della visione determinista del mondo.  Formidabili sono per esempio le battaglie che ingaggia, in punta di filosofia, con il chimico belga di origine russa e di cultura francese, Ilya Prigogine.

Il determiniamo di Thom non è ingenuo.  Chi, d'altra parte, conosce meglio di lui i comportamenti non lineari della gran parte dei sistemi presenti in natura?  Chi, meglio di lui, conosce l'essenza matematica della casualità?  Tuttavia la sua convinzione che il mondo sia intrinsecamente razionale lo porta a negare quella che, per Jean-Paul Sartre, è l'unica necessità davvero cogente per l'uomo: la libertà.  La possibilità di scegliere e di rompere, in questo modo, le rigide catene causali della fisica.

L'unica cosa che non possiamo scegliere, diceva Sartre, è la nostra libertà.  Eh, no.  Rispondeva Thom.  C'è un'aporia irriducibile tra la necessità delle leggi fisiche e la libertà dell'uomo.  E poiché le prime sono vere, ne deriva che l'altra è falsa.  Non ci illudiamo di essere liberi.  In realtà rispondiamo come ogni altro sistema al determinismo delle leggi fisiche.  Persino nelle condizioni che a un matematico appaiono indecidibili.  Nel nostro cervello, sosteneva Thom, opera una sorta di generatore aleatorio, perfettamente deterministico, che ci consente di evitare il paradosso dell'asino di Buridano e ci induce a effettuare una precisa scelta anche quando le opzioni possibili sono diverse e tutte equivalenti.  E' questo generatore aleatorio che ci regala, ingannandoci, la sensazione della libertà.

In questo era (felicemente) esagerato il filosofo René Thom.  Nel portare fino alle estreme conseguenze il suo ragionamento.  Con grande passione.  E grande onestà.
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