RASSEGNA STAMPA

19 OTTOBRE 2002
LELIO DEMICHELIS
Tecnica gigante uomo nano

IL FILOSOFO PAUL VIRILIO DENUNCIA : IL POTERE DELLE MACCHINE GRANDI E PICCOLE, DAL COMPUTER A INTERNET, DAI TELEFONINI AI VIDEOGIOCHI, NEL LAVORO COME NEI CONSUMI, DOMINA E DETERMINA LA VITA DEGLI INDIVIDUI, SI IMPONE SULL´ETICA E SULLA POLITICA, COME IN UN REMAKE DI "TEMPI MODERNI". AL PROGRESSO SI È SOSTITUITA LA CRESCITA, SEMBRA NON CI SIANO PIÙ LIMITI: CI ASPETTA UN FUTURO SENZA AVVENIRE? 

Diffidiamo sempre più della politica, forse perché stanchi di idee, di progetti o perché delusi dai suoi troppi fallimenti. Diffidiamo della politica ma in compenso lasciamo trionfare la tecnica. Irresponsabilmente, deleghiamo alla tecnica e agli esperti ogni decisione, l'agenda dei problemi e la scala delle priorità. Paul Virilio però non ci sta. Filosofo tra i più originali nel panorama internazionale, ha deciso di sferrare un nuovo attacco al nostro conformismo, con una dura requisitoria contro il fondamentalismo tecnoscientifico e la degenerazione della democrazia - che era luogo della politica ed è diventata telerealtà e telecrazia per cittadini infantilizzati. "L'incidente del futuro" (Cortina, pp. 96, e 7,50, in libreria da lunedì) è un libro scomodo. Virilio usa un linguaggio provocatorio, frasi taglienti che colpiscono le nostre comode certezze. Per darci così una realtà finalmente smascherata e per ammonirci: ci aspetta un futuro senza "avvenire", svuotato di "senso", privato di "direzione", spogliato di ciò che è semplicemente umano perché ormai conquistato dalla tecnoscienza. Un futuro guidato dalla logica unilaterale e insieme universale di una tecnica indifferente all'etica, alla politica, alla stessa volontà dei cittadini che, essendo appunto educati e organizzati dalla tecnica per la tecnica, pensano ormai in modo "naturalmente" conforme alla tecnica stessa. Informatica e Internet hanno infatti cambiato cultura e organizzazione della società più di qualsiasi idea politica o progetto collettivo. Vale allora ricordare che nel Novecento, tra la tecnica (catena di montaggio e partiti di massa) e gli uomini c'era ancora la mediazione della politica (idee, speranze, legami sociali, Stato). La tecnica era ancora (sempre meno, ma ancora) uno strumento al servizio dell'uomo. Negli ultimi anni però la tecnica ha completato il suo mutamento: non più strumento ma sempre più soggetto che in (crescente) autonomia e automaticità decide del cambiamento e del futuro, dell'organizzazione della società e dei suoi valori. Ieri l'addestramento e il controllo sociale si compivano nella fabbrica e nei partiti di massa (come, prima, nell'esercito e nella Chiesa), con assegnazione dei ruoli, dei comportamenti. Oggi, con la tecnica "nuova" (flessibilità, globalizzazione, Internet), insicurezza e precarietà da un lato (nel lavoro), gioco e intrattenimento (nella vita, nelle relazioni) dall'altro sono funzionali alla nuova organizzazione e alla ridefinizione dei ruoli e dei comportamenti. Per (credere di) salvarsi, l'individuo deve farsi ancora più dipendente dall'apparato tecnico e dall'edonismo consumistico. Al Progresso - ieri qualitativamente inteso - si è oggi sostituita la Crescita, l'ossessione per la quantità. Scrive Virilio: rivisitato alla luce del profitto, il Progresso sembra consistere "nell'irruzione di una marea di macchine-giocattolo per adulti i quali, grazie ad esse, possono realizzare ciò che era stato loro proibito da bambini". Telefonini, giochi elettronici, pc, sms ed mms, Internet, case e auto dominate dall'elettronica: la tecnica è sempre più accanto a noi, con il gioco ci addestra secondo una sempre più pervasiva "curva di apprendimento". Siamo come tanti Peter Pan che non vogliono crescere, regrediti al giocare ininterrotto, che nella realtà virtuale credono davvero di poter volare. Peccato che oggi siano le macchine (la tecnica) a giocare con noi, il giocattolo usa e addestra il suo proprietario. E nel mondo della tecnica vince il vietato vietare, l'abolizione delle regole, l'illimitato. Scrive Virilio: "Pericolosa banda di nani afflitti da gigantismo, gli adepti del Progresso hanno abbracciato una concezione del Mondo scientificamente ingenua, dove il positivismo è diventato in realtà un nichilismo mascherato". E dove la tecnica "genera un uomo senza più limiti", infantile, egoista, in un sistema in cui "la Ragione sarebbe (è) diventata la follia del più forte". E del più veloce, perché oggi "progredire corrisponde ad accelerare". E questo illimitato, infantile "vietato vietare" - legge fondamentale del Progresso tecnoscientifico - è diventata "l'unica legge di un mondialismo senza legge". Proprio questo è la globalizzazione: cancellazione di regole, trionfo del più forte, indifferenza per il debole. Questo è dunque davvero il tempo della tecnica, dominato dai simulatori di prossimità e di immediatezza (web, tv, pc). Che ci danno l'illusione di "esserci" anche quando in realtà stiamo scomparendo dal mondo. Perché lo schermo, l'immagine annulla il vero confronto con l'altro (di fronte all'altro), porta inesorabilmente alla dimenticanza di noi stessi. E così sono anche finiti i tempi in cui, secondo Joseph Roth, si credeva ancora che "una repubblica è una repubblica". Berlusconi diventa allora l'iniziatore di una nuova era transpolitica, dove il confine non è più tra destra e sinistra ma "tra la politica e il mediatico". Ma la vera novità è che "dopo l'era della standardizzazione dei prodotti e dei comportamenti della società industriale dei consumi, è la volta della sincronizzazione dell'opinione... un sistema di condizionamento in cui l'otticamente corretto subentrerebbe al politicamente corretto" e la democrazia sparirebbe "così come lo scritto davanti allo schermo". Il video cancella la realtà, sostituendola con la sua rappresentazione artificiale. Di più: "come l'illusionismo, lo sviluppo tecnoscientifico è diventato un'ARTE DEL FALSO: una serie di manipolazioni delle apparenze, di inganni e, in alcuni casi, una trama di assurdità". Come nella realtà virtuale, nella prossima democrazia virtuale o nella pubblicità, "ordigno di distruzione troppo sottovalutato" - con i pubblicitari unici, autentici "modernizzatori sociali". Chissà: forse il mondo non corre verso la sua rovina, come invece presagiva Karl Kraus. Però, se ha ragione Virilio, ci aspetta un futuro senza avvenire, aperto solo all'incidente e alla sua mondovisione, come insegna l'11 settembre: rischiamo di fermarci in un eterno presente completamente vuoto. Come fossimo operai-automi, addetti-soggetti al potere delle macchine, recitanti in un remake ipertecnologico di Tempi moderni di Chaplin.
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