![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 OTTOBRE 2002 |
|
François
Jullien ha vissuto molti anni in Cina. Non solo per studiare la filosofia
cinese, ma soprattutto per acquisire il punto di vista della cultura orientale
e guardare, con quello, al nostro Occidente. Il risultato è una delle letture
comparate più originali della ricerca filosofica contemporanea: nei libri di
Jullien, infatti, - come Il saggio è senza idee. L'altro della filosofia
(Einaudi) e Del tempo. Per una filosofia del vivere (in uscita per i tipi di
Luca Sossella editore), presentati a Palazzo Corigliano da Roberto Esposito,
Paolo Fabbri e Paolo Santangelo, in un incontro con il filosofo e sinologo
francese organizzato dal Corso di Filosofia e Comunicazione e dal Dipartimento
di Studi asiatici dell'Istituto Universitario Orientale - con l'aiuto di
Confucio e dei pensatori taoisti, riusciamo a capire meglio noi stessi, la
nostra cultura, la nostra concezione di "verità". E non è poco, in
tempi in cui lo straniero, inteso come Altro-da-noi, è sempre più spesso
oggetto di pregiudizi culturali, concepito più come minaccia, che come risorsa.
Professor
Jullien, lei che ha fatto della comparazione tra le civiltà il suo metodo di
ricerca, cosa pensa del clima di conflittualità culturale che sembra
radicalizzarsi sempre di più, dopo l'attentato dell'11 settembre, tra mondo
occidentale e orientale?
"Sono
sempre molto diffidente verso questo genere di classificazioni. In primo luogo
bisogna ricordare che non esiste un solo Occidente e un solo Oriente. Ci sono,
infatti, molte divisioni e differenze all'interno di queste culture.
Paradossalmente, se analizziamo bene la questione, ci rendiamo conto che i
conflitti si verificano tutti all'interno della cultura del monoteismo -
cristiana, islamica, ebraica -, alla quale si contrappone poi la cultura
cinese, che non conosce l'idea di "diversità", e dunque di
"esclusione", che è tipica del monoteismo. La cultura cinese è una
cultura di movimento, di disponibilità. Ciò non significa che nella storia
della Cina non ci sia stata violenza, ma tutta la sua cultura è priva dell'idea
di dogma, che caratterizza invece le culture monoteiste".
Dunque il
cosiddetto "scontro di civiltà", con l'idea di "diversità"
e di "esclusione" che esso presuppone, sarebbe una prerogativa della
cultura monoteista?
"Tutta
la civiltà occidentale si è sempre basata sul conflitto, sulla contrapposizione
fra tesi e antitesi. Tuttavia oggi ci troviamo di fronte a un importante
cambiamento. Uno degli effetti della globalizzazione sul mondo occidentale è
stato infatti la scomparsa del conflitto esteriorizzato, che ha prodotto un
processo di implosione, capace di mettere in crisi anche i nostri sistemi
democratici. Prima il negativo era incarnato sempre da un altro soggetto che si
contrapponeva dall'esterno, come nel blocco USA-URSS. Oggi, invece, il negativo
non è più fuori di noi, ma si rovescia nella totalità. Venuta meno la
contrapposizione, il terrorismo, inafferrabile e indecifrabile, non può che
essere il prodotto di questo mondo unificato".
Eppure
l'identificazione dell'Iraq di Saddam Hussein come Nemico da sconfiggere da
parte degli USA sembrerebbe rispondere ancora a una logica di contrapposizione
esterna.
"L'America
di Bush ha bisogno di ricreare un'esteriorità, una scena dell'Altro, che in
effetti non è più rappresentabile. In fin dei conti, l'America ha bisogno di un
fantasma contro cui combattere".
Chi è il
"saggio senza idee" di cui parla nel suo ultimo libro?
"È
colui che evita di mettere un'idea davanti alle altre, o a discapito delle
altre. È colui che non è posseduto da nessuna idea, non ne è prigioniero, è
aperto e disponibile a qualunque possibilità".
Quale virtù
della saggezza orientale può aiutarci a vivere meglio?
"Non vorrei passare per un venditore di saggezza orientale. Tuttavia ci sono nozioni della cultura cinese, come quella di disponibilità, di igiene corporale o di respirazione, che spesso da noi vengono usate come materiale di consumo, soprattutto dalla new age, e invece andrebbero valorizzate teoricamente per ridarle tutta la dignità filosofica che meritano".