RASSEGNA STAMPA

15 OTTOBRE 2002
G. ENRICO RUSCONI
Bioetica, le paure dei politici italiani

SCIENZA E MORALE, RELIGIONE E REGOLE: UN DOCUMENTO PER NON OSTACOLARE LA RICERCA E RISPETTARE I CREDENTI

IL brano del documento della Consulta laica di bioetica, qui riportato, sintetizza i principi guida dell'approccio laico alla problematica bioetica. Il testo, nella sua versione completa, contiene molti e dettagliati riferimenti a singoli problemi (fecondazione assistita, clonazione, ricerca sulle cellule staminali a fini terapeutici, eutanasia) con considerazioni di carattere scientifico e con precisi appunti alla legislazione vigente. Entrambi gli aspetti sono essenziali. Chiarezza di principio e competenza su singoli temi infatti sono i requisiti indispensabili per un dibattito serio e qualificato, che nel nostro paese manca ancora. Il testo mette a fuoco i criteri attorno a cui dovrebbe esserci un'intesa tra tutti i cittadini, laici e religiosi, credenti e non credenti, membri di una democrazia o di "Stato con ordinamenti liberali". Li riassumo liberamente. 1) L'autorità politica non può decidere (magari a colpi di maggioranza) in merito a teorie, credenze religiose o congetture scientifiche su temi di grande rilevanza, come ad esempio la definizione della "personalità" dell'embrione nei suoi vari stadi. L'autorità politica deve legiferare cioè nello scrupoloso rispetto della libertà di tutti i cittadini in un universo controverso di opinioni. 2) Il diritto al più ampio dibattito pubblico da parte di tutti, comprese le organizzazioni ecclesiastiche, e il ricorso ad efficaci strategie comunicative non può portare alla violazione, alla elusione o alla diffamazione delle leggi vigenti, con la limitazione di fatto della libertà dei cittadini che la pensano diversamente. 3) La ricerca scientifica richiede un nuovo rapporto interattivo con il legislatore e i criteri etici che lo ispirano, senza preclusioni o sanzioni ideologiche e religiose. La Consulta laica di bioetica sostiene che nel nostro paese un approccio alla bioetica che risponda ai criteri di uno Stato "liberale" - in sintonia con altri paesi europei - è ostacolato dalla influenza esercitata dalla Chiesa, con il suo apparato dottrinale. Il testo elenca alcuni esempi di quella che considera l'influenza impropria della Chiesa: limiti alla fecondazione assistita, pesanti preclusioni verso l'ingegneria genetica, equivoci diffusi a proposito della ricerca sulle cellule staminali adulte, resistenze verso una normativa che regoli la fase terminale della vita. Una delle conseguenze di questa situazione è anche una severa restrizione delle possibilità di sviluppo della ricerca in Italia. A ben vedere però, il vero bersaglio della critica è l'atteggiamento elusivo, contraddittorio e spesso opportunistico dei politici italiani, cui è demandato in ultima istanza il diritto/dovere di legiferare. E' inaccettabile che nel nostro paese gran parte delle forze politiche deleghi di fatto la bioetica e l'etica pubblica alle direttive, addirittura agli interventi ad hoc della gerarchia ecclesiastica. Questo accade anche presso un pubblico non esattamente religioso, anzi in alcuni casi agnostico. Allora la polemica non riguarda tanto la Chiesa, quanto strati di opinione pubblica e buona parte della classe politica che pretende a parole di dichiararsi "laica". Mai la qualifica di "laico" ha goduto di tanto favore in Italia come in questi ultimi tempi, quando invece - secondo la Consulta - nel dibattito bioetico e delle conseguenti decisioni legislative prevalgono motivi o "pregiudizi" religiosi anziché argomenti, ipotesi o congetture con fondamento scientifico. Non c'è dubbio che se nell'affrontare ad esempio i limiti etici da imporre alla ricerca sperimentale sulle cellule embrionali, si discute sull'"anima" nella fase fetale, si introducono motivi teologici, in modo manifesto. Ma qualcosa di analogo avviene, in modo surrettizio, in certi discorsi sulla persona/personalità dell'embrione. Il concetto di persona/personalità, cioè, anziché aprirsi a nuove riflessioni, sotto gli impulsi della ricerca scientifica, è già dato e funziona come un surrogato teologico. Naturalmente i bioteologi, nel dibattito pubblico, dichiarano di fare ragionamenti di pura "razionalità" o attinenti la "natura umana" o "la vita". Ma è proprio questo il punto: il senso della sfida in atto nelle scienze biologiche sta nella rimessa in discussione dei concetti tradizionali di persona, di vita umana ecc. dei loro confini. Non è in discussione il loro irrinunciabile contenuto etico, ma la loro estensione e applicazione. In questo contesto è talvolta difficile distinguere argomenti che sono plausibili dal punto di vista razionale e scientifico, e argomenti che sono invece semplici varianti o coperture semantiche di posizioni religiose dogmatiche. E' importante dunque evitare l'estensione impropria di categorie religiose in ambiti dove valgono argomentazioni di altra natura. Anche se spesso mi chiedo perché la teologia stessa non dovrebbe reagire in modo innovativo alle sfide che le provengono dalle scienze e dalle tecnologie. Il compito principale per la bioetica laica consiste nel tenere aperti gli spazi della riflessione critica e della ricerca nei nuovi orizzonti della vita, del bios che si spalancano davanti a noi - nella consapevolezza etica delle chances e dei rischi.

Gian Enrico Rusconi

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