![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 OTTOBRE 2002 |
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Qualche
mese fa, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se
l'opposizione al progetto di un attacco all'Irak da parte di molti Paesi
tradizionalmente vicini agli Stati Uniti non meritasse di essere presa in
considerazione, il Ministro della difesa Donald Rumsfeld ha detto: «Chi può
veramente stabilire che ci sia 'tanta' contrarietà alla guerra? E' forse possibile misurarla?» («La Repubblica»,
21 agosto). In effetti, se ci fosse
davvero
modo di quantificare, molte questioni delicate potrebbero essere risolte,
d'accordo con il principio leibniziano: «Calcoliamo». Ma non sempre è possibile quantificare, e il risultato non è
necessariamente quello auspicato da Rumsfeld, e cioè che il fatto non sussiste.
Abbiamo
a che fare con problemi vecchi tanto quanto le scienze dello spirito, le quali
(guarda caso) sono sorte proprio nel momento in cui la scienza si è distinta
dall'esperienza e si è dovuto rinunciare al tentativo di una spiegazione
unificata. Aggiornando Amleto, ci sono
più cose tra la terra e il cielo che in tutte le nostre scienze, ci sono troppe
cose - per esempio, la 'contrarietà' che non si possono risolvere con
un'indagine empirica, ma che non sono affatto futili.
Le
scienze dello spirito avevano cercato di risolvere il problema attraverso uno
sfruttamento sistematico della storia, ma si erano trovate in mano una materia
davvero troppo impalpablile, perché sarà anche vero che quando si vede
Napoleone a cavallo si ha l'impressione di vedere lo spirito del mondo passarci
sotto casa, ma poi, se si tratta di chiarire in che cosa consista questo
spirito, ci si imbatte in imbarazzanti difficoltà, non diverse da quelle che si
incontrerebbero cercando di spiegare Napoleone in termini di particelle
subatomiche.
Se
ci chiediamo quale potesse essere la natura di simili intoppi, capiamo che il
difetto di un tentativo così rispettabile e ambizioso risiedeva nell'aver
sottovalutato che anche una buona classificazione e chiarificazione di oggetti
ed eventi comuni costituisce un indispensabile campo di indagine, e che non si
tratta di entrare in competizione con la fisica, ma di chiarificare la
grandissima quantità di assunzioni implicite che stanno alla base della nostra
esperienza del mondo.
Achille Varzi ha espresso questa situazione dicendo che nessuna indagine empirica potrà stabilire se la pugnalata di Bruto e l'uccisione di Cesare siano stata un'unica azione. Io suggerirei che se Don Ferrante invece di negare la peste con argomenti simili a quelli di Rumsfeld si fosse chiesto di che cosa venivano accusati gli untori avremmo avuto un metafisico in più e tante disgrazie in meno.