![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 OTTOBRE 2002 |
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Il
valore della scienza è ancora nella sua libertà e nell'irreverenza verso il
potere/Gli scritti di Richard Feynman trasmettono il piacere della scoperta
«Mio padre conosceva bene la differenza
tra un uomo in divisa e uno senza: nessuna».
Sull'indossare o non indossare divise, sul far parte o meno di club
esclusivi, sugli inganni percettivi degli esperti e sulla possibilità di
sbugiardarli col buon senso e uno sguardo diretto sulle cose, Richard Feymnan
ha sempre amato giocare. Ed è da questo
tratto che conviene partire per capire il suo atteggiamento generale nei
confronti della vita, della conoscenza e - come recita il titolo di una
conferenza - del «valore della scienza».
Il «valore» più
importante che la scienza ci ha insegnato sostiene Feymnan - è l'irriverenza
nei confronti dell'autorità, che è tutt'uno con l'idea che della realtà
circostante sappiamo ancora poco, e che ciò che sappiamo è sempre essere
rimesso in discussione. «Lo scienziato convive quotidianamente con l'ignoranza,
il dubbio e l'incertezza... Noi scienziati ci siamo abituati e diamo per
scontato che sia perfettamente coerente non essere sicuri, che si possa vivere
e non sapere. Ma non so se tutti se ne
rendono conto. La nostra libertà di
dubitare è nata da una lotta contro l'autorità, agli albori della scienza. Una lotta dura e difficile per conquistarsi
il diritto di metter le cose in discussione, di non accettare certezze, di
dubitare. Non dovremmo dimenticarcene o
rischieremo di perdere quello che abbiamo conquistato. La nostra responsabilità nella società
consiste in questo». Se gli scienziati
non sapranno continuare a trasmettere all'intera società questo valore
fondamentale, che è poi quello su cui si fondano le moderne democrazie, il
rischio è che «si riaffacci e prenda di nuovo piede
l'idea illiberale di
una limitazione della libertà di pensiero, come quella di Hitler, di Stalin,
della Chiesa cattolica nel Medioevo».
L'atteggiamento scettico di Richard
Feynman è ancor più significativo se si pensa che la teoria per la quale nel
1965 vinse il premio Nobel, l'elettrodinamica quantistica («la strana teoria
della luce e della materia» che spiega l'interazione tra gli elettroni e le
radiazioni elettromagnetiche, è la più potente che si sia mai riusciti a elaborare.
Le sue previsioni sono state puntualmente convalidate con margini di errore
risicatissimi. Ma i progressi nella conoscenza derivano proprio da quell'atteggiamento dubbioso e scettico,
che è precisamente ciò
che
distingue la scienza dalla religione, dalla superstizione e dalla miriade di
pseudoconoscenze radicate nella testa della maggior parte delle persone. Se ci ingegnamo noi possiamo capire conte
stanno veramente le cose, almeno più di quanto succedeva prima di cominciare a
studiarle. Feynman è un realista
scientifico, credé nel valore universale della scienza e nella possibilità di
conoscere il mondo. «L'aspetto più importante della nostra visione scientifica
del mondo - scrive - è la sua universalità, ci riteniamo specialisti, ma in
realtà non lo siamo... Le nostre teorie sono così perfette che ora andiamo solo
a caccia di eccezioni, e le troviamo di rado, almeno in fisica».
Gli
scritti raccolti in Il piacere di
scoprire («Il piacere di scoprire», Adelphi, Milano 2002, pagg. 286, e
20,00) disegnano un ritratto assai completo della geniale, irriverente,
umanissima, a tratti persino commovente, personalità di Feynman (per chi fosse
assetato di ulteriori storie che lo riguardano ci sono i due divertenti volumi
autobiografici tradotti da Zanichelli Sta
scherzando Mr. Feynman? e Che t'importa
di ciò che dice la gente?). Uno dei
saggi più significativi è quello in cui egli descrive la propria esperienza di
membro della commissione governativa incaricata di chiarire le cause
dell'esplosione dello space shuttle Challenger, nel 1986. Tra esperti di ogni genere, ingegneri,
astronauti e tecnici aerospaziali che sembravano più occultare le
responsabilità che cercare di chiarire il caso - fu invece proprio il profano
Richard Feynman a individuare la causa: una semplice guarnizione di gomma che
aveva modificato il suo stato al variare della temperatura. Lo dimostrò in diretta televisiva all'intera
nazione con un esperimento che tutti potevano comprendere.
Un
altro scritto che ha fatto storia è quello sulle nanotecnologie, un settore
oggi fondamentale di cui Feynman è stato il pioniere. Ma altrettanto penetranti sono le sue considerazioni sulla
sociologia, la pedagogia, l'informatica, il rapporto scienza e religione, la scienza
cognitiva, la propria esperienza a Los Alamos per la costruzione della bomba e
dunque i rapporti tra etica e scienza.
Tutto ciò contribuisce a disegnare una visione del mondo coerente ed
efficace.
Feynman, che tanto spesso mostra di odiare la filosofia, considerandola puerile rispetto alla maturità raggiunta dalla scienza, finisce per elaborare una visione del mondo che, è tutt'altro che ingenua dal punto di vista filosofico. Così per esempio egli afferma con toni quasi leopardiani riferendosi all'eterna ricerca del senso della vita e delle cose, che «l'immenso cumulo di conoscenze sul comportamento del mondo fisico sembra solo indicare una certa mancanza di senso». Anche per questo la scienza è in conflitto con la religione, benché si faccia di tutto per nasconderlo, e molti studenti perdono la fede nel procedere nella conoscenza. Tuttavia, nota Feymnan, la perdita della fede non scalfisce il nucleo delle credenze etiche che erano incorporate nella religione. Per questo l'immagine dello scienziato come individuo privo di scrupoli è del tutto errata e fuorviante. Certo non tutti gli scienziati suonano interessanti, geniali e autentici come Feynman in questi scritti. Come nel passo che spiega il titolo della raccolta: «Non amo i riconoscimenti. Li apprezzo per il mio lavoro, e per le persone che a loro volta lo apprezzano... Non vedo alcun significato speciale nel fatto che qualcuno all'Accademia svedese decida che quel lavoro è abbastanza nobile da meritare un premio. Il mio premio l'ho avuto, ed è il piacere di scoprire, l'emozione della scoperta, vedere che altri utilizzano i miei risultati: queste sono cose reali. I riconoscimenti sono illusori, come i gradi e le uniformi. Mio padre mi ha educato così».