![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 5 OTTOBRE 2002 |
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Qual è
l'ultima provocazione dell'ex enfant prodige , oggi settantaduenne, filosofo
francese, Jacques Derrida, una delle figure di spicco della filosofia
contemporanea? Una polemica forte sul tema dell'università, un grido di allarme
sul futuro della cultura, un atto d'accusa contro l'aziendalismo strisciante.
Il nucleo filosofico del suo pamphlet è l'"incondizionatezza", vale a
dire l'indipendenza e l'autonomia dell'insegnare e dell'università in
particolare, che non possono e non devono essere piegate ad alcun potere: né al
potere statale né al potere economico né ai poteri mediatici, ideologici e
religiosi. Un macigno nello stagno, quello di Derrida, destinato a suscitare
dibattiti accesi e a rinfocolare polemiche anche in Italia, dove si sta alzando
il tono della discussione sulla riforma universitaria e dell'insegnamento, sul
cosiddetto "3 " 2" e dintorni, e sul dialogo tra sordi che
caratterizza i rapporti tra accademia e mondo dell'economia.
L'università
e la professione dell'insegnante, secondo Derrida, dovrebbero essere messe al
riparo da qualunque influenza, dovrebbero essere messe in "libertà
incondizionata" per poter svolgere sino in fondo la loro "professione
di verità". Una tale università, lo sa bene Derrida, oggi non esiste,
mentre la discussione in corso è semmai, al contrario, quella della reciproca
fertilizzazione tra un mondo della ricerca pura e filosofica che, a volte, per
difendere le proprie nicchie di potere, si trincera dietro l'alibi della
libertà d'insegnamento e il mondo dell'economia e dell'impresa che, in alcuni
settori, vorrebbero piegare l'università ai fini aziendali.
Il principio di "incondizionatezza" trae origine, secondo Derrida, dagli studi umanistici, dalle scienze dell'uomo ( Humanities ), alla cui rivalutazione e rielaborazione dovrebbero concorrere tutte le forze sane della conoscenza, interessate a una sorta di disobbedienza civile culturale contro tutti i poteri dogmatici e ingiusti. Anche se proprio questa "resistenza" contro i poteri lascia l'università senza potere e senza difesa, una cittadella esposta, che a volte si arrende senza condizioni, a volte si vende, per divenire la succursale di conglomerate e aziende internazionali. Dura polemica, di nuovo, contro l'aziendalismo, prevaricante, contro il quale si lancia in una vera e propria requisitoria anche Pier Aldo Rovatti, che nella seconda parte del libro ("L'università senza condizione", Raffaello Cortina Editore Pagine 120 euro 8,00) fa il controcanto a Derrida.