![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 OTTOBRE 2002 |
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Un impatto di milioni di anni fa ha ringiovanito la Terra. E ha posto le basi per la nascita del mondo vivente
C'è la schiera dei giovani astrofili che scoprono
asteroidi dal cortile di casa. E ci sono i ricercatori che segnalano la caduta
di asteroidi in un passato lontanissimo misurando l'anzianità delle rocce della
superficie terrestre. Dal Journal of
Geophysical Research Planets si apprende che David Kring dell'Università
dell'Arizona e Barbara Cohen dell'Università delle Hawaii hanno messo le mani
su un grosso giallo scientifico: come mai la Terra è più vecchia delle sue
rocce? Il globo ha circa 4,6 miliardi di anni di età, ma il suo volto è molto
più giovane: si è formato appena 3,8 miliardi di anni fa. Da questo busillis, i
due ricercatori americani sono risaliti a un'armata di centinaia di migliaia di
asteroidi che circa 800 milioni di anni dopo la formazione della Terra
l'avrebbero bucherellata, aprendo sulla sua superficie 22 mila grandi crateri.
E se oggi, spaventati dal cinema e dalla Nasa («è più facile morire per la
caduta di un asteroide che per incidente aereo», avverte una statistica
dell'ente), gli umani vedono giustamente i sassi spaziali come il nemico numero
uno del pianeta, David Kring e Barbara Cohen affermano che allora quel
bombardamento di asteroidi fu propizio: ringiovanì il globo e creò le
condizioni perché vi spuntasse la vita. Sembra infatti che tutti quei crateri
aperti da asteroidi e meteoriti si riempirono presto di acqua calda e divennero
preziose incubatrici.
La tesi è in competizione (ma potrebbe essere complementare) con quella di
quanti affermano che furono invece le comete, nei loro frequenti impatti con il
pianeta, a far arrivare in abbondanza sulla sua superficie acqua e molecole
organiche, prebiotiche. Un fatto, comunque, è fuori discussione: nell'area di
Isua, nel sud-ovest della Groenlandia, nell'Australia sudoccidentale e nella
regione de llo Yellowknife in Canada, sono stati trovati campioni di roccia più
giovani della Terra.
Intanto la tesi dei due ricercatori eccita gli storici. Questi non aspettavano
altro; nel bombardamento partito dal cosmo, e continuato alla spicciolata anche
in tempi meno remoti, al ritmo di un asteroide ogni cento anni, hanno
finalmente trovato la possibilità di spiegare tanti improvvisi crolli di imperi
e civiltà. Ad aprire il varco agli storici è il principio avvalorato da David
Kring e Barbara Cohen: molti repentini cambiamenti avvenuti nel lontano passato
si debbono a eventi cosmici. Tra i 4000 e i 5000 anni fa, la caduta di un
asteroide di 150 metri di diametro, nelle paludi di Al 'Amarah, alla confluenza
fra il Tigri e l'Eufrate, avrebbe causato una catena di distruzioni, spazzando
via - fra l'altro - l'impero accadico in Mesopotamia e la civiltà minoica
antica a Creta. Sharad Master, geologo dell'università del Witwatersand a
Johannesburg, o sservando foto satellitari dell'Irak, ha scoperto il cratere -
di 3,4 chilometri di diametro - prodotto dall'asteroide. Culture e città
grandiose (come Ur, la capitale dei Sumeri), eclissate o polverizzate per colpa
di un asteroide (come i dinosauri, secondo una tesi sempre più contestata)? Per
la verità, gli asteroidi non si limitano a fare un grosso buco sulla superficie
terrestre.
Sollevano immani nembi di polvere che oscurano il sole e perciò soffocano la
vita perché sconvolgono il clima e impediscono l'agricoltura. Scatenano onde
d'acqua che cancellano dalla faccia della Terra intere province. Occorrono
prove per dimostrare quella remotissima e benefica pioggia di asteroidi. Come
segnala il mensile Quark in una sua
inchiesta sull'argomento pubblicata nel numero di ottobre, la geologa francese
Marie-Agnès Courty, studiando strati del suolo mediorientale che risalgono al
ter zo millennio a.C., ha scoperto minisfere di calcite. La calcite,
diffusissima sul pianeta, abbonda anche nei meteoriti. È ancora una mezza
prova, o qualcosa di più? D'altro canto, i ricercatori non potranno mai fornire
un'evidenza che tronchi ogni obiezione. Gli increduli non mancarono nemmeno nel
1908, quando un meteorite del peso di un milione di tonnellate piombò sulla regione
di Tunguska, in Siberia. A vederlo e a sentirne il botto furono gli operai che
lavoravano alla Transiberiana. Ma solo nel 1917, una spedizione potè accertarne
gli effetti: foreste rase al suolo per decine e decine di chilometri ma nessun
cratere.