![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 SETTEMBRE 2002 |
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Avviare una
sperimentazione nazionale sul congelamento degli ovociti e sulla possibilità di
ottenere gravidanze utilizzando ovuli congelati. Il progetto, richiesto dal
ministro della Salute, Girolamo Sirchia, è stato messo a punto dal gruppo del
ginecologo Carlo Flamigni, che conta di presentarlo al ministro in questa
settimana.
"Uno
degli obiettivi principali della proposta di ricerca sul congelamento degli
ovociti è la possibilità di poter utilizzare in futuro questa tecnica per
sostituirla a quella del congelamento degli embrioni, che ha finora sollevato
molte perplessità etiche", ha detto Flamigni in apertura del congresso sul
destino dell'embrione, organizzato a Sorrento da Tecnobios e Serono.
Nemmeno tre
anni fa in Italia i bambini concepiti utilizzando un ovocita congelato erano
appena una trentina. Oggi sono almeno 70. "Sono tutti bambini normali e in
buona salute, ma continuano a nascere soltanto a Bologna". L'Istituto di
medicina della riproduzione dell'università di Bologna è stato infatti il primo
ad avere avviato queste ricerche e lì è nato anche il primo bebè venuto dal
freddo, concepito da un ovocita e da uno spermatozoo entrambi congelati.
Estendere la
conoscenza e la pratica del congelamento degli ovociti in altri centri italiani
è adesso l'obiettivo del progetto voluto da Sirchia. "Il ministro - ha
spiegato Flamigni - mi ha chiesto di preparare un documento con un programma di
indagine su questo tema. È chiaro - ha aggiunto - che si tratta di un terreno
sperimentale sul quale è assolutamente indispensabile fare più ricerca. I
nostri risultati sono incoraggianti, ma c'è bisogno di più teste e di più
competenze. Occorrono almeno 300 nati prima di poter trarre conclusioni".
Il progetto
prevede una rete di centri di ricerca della quale entrino a far parte esperti
di congelamento, anche provenienti dall'estero. Una volta avviata la rete, i
primi risultati scientificamente significativi potrebbero arrivare già in un
paio di anni.
Per il
momento l'obiettivo principale del programma è proporre il congelamento di
ovociti come alternativa al congelamento degli embrioni. "Un elemento,
questo - ha rilevato Flamigni - del quale il Senato dovrebbe tenere conto
nell'affrontare il testo sulla fecondazione assistita".
Ma le nuove
tecniche di crioconservazione offrono anche altre possibilità: ad esempio, le
donne che devono affrontare cure antitumorali che ne compromettono la fertilità
possono mettere da parte le ovaie per riutilizzarle dopo la guarigione.
"Ho
proposto di considerare questo tema anche al Comitato Nazionale di Bioetica -
ha detto il ricercatore - per i risvolti etici che potrebbe presentare in
futuro". Se oggi questa tecnica viene utilizzata in situazioni di
emergenza, relative a gravi problemi di salute, in futuro potrebbero ricorrervi
donne che decidono di dedicare alla carriera gli anni più giovani e di
rimandare la gravidanza nel tempo. Una tendenza che appare già piuttosto
significativa nei paesi occidentali. "A quel punto - ha osservato Flamigni
- evidentemente si porrebbero questioni di eticità". Da qui l'importanza
di una regolamentazione in qualche modo preventiva.
Infine, il congelamento degli ovociti potrebbe rendere più semplice dal punto di vista etico realizzare il metodo per il trasferimento nucleare proposto dalla commissione Dulbecco per ottenere le cellule staminali, offrendo riserve di ovociti senza mettere a rischio la salute della donna.