![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 SETTEMBRE 2002 |
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Accademico
dei Lincei, professore di geometria a Torino per quasi quarant'anni, privato della
cattedra dalle leggi razziali del 1938, costretto all'esilio fino alla fine
della guerra. La biografia di Gino
Fano, uno dei più originali esponenti della scuola italiana di geometria
algebrica che tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del secolo scorso ha
dominato il panorama internazionale delle ricerche geometriche, si riassume
nella sua attività scientifica e accademica interrotta dalle tragiche vicende
attraversate dal nostro Paese. Il
padre, volontario garibaldino, sogna per lui una carriera militare e lo manda
in un collegio a Milano. Ma nel 1888, a
diciassette anni, Fano delude le aspettative paterne e si iscrive al
Politecnico di Torino.
L'ambiente
matematico torinese è dei più stimolanti.
Vi insegnano giovani professori come Giuseppe Peano e Corrado Segre,
destinati a lasciare una traccia profonda nella storia della matematica. Segre, che a soli venticinque anni è stato
chiamato sulla cattedra di geometria superiore, dà vita a una vera e propria
scuola che fa del capoluogo piemontese uno dei principali centri internazionali
di ricerche geometriche. Fano stringe amicizia con Guido Castelnuovo, un
giovane laureato di Padova che ha appena avuto un posto di assistente e lo
convince a passare da ingegneria a matematica. E' ancora studente quando Segre
gli affida la traduzione italiana del celebre Programma di Erlangen di Klein, lo scritto m cui il grande geometra
presenta la moderna concezione della geometria come studio di proprietà
invarianti rispetto a un gruppo di trasformazioni.
Per
approfondire le idee, dopo la laurea Fano trascorre un anno di perfezionamento
a Gottinga sotto là guida di Klein. A
quell'epoca si è già segnalato per un pionieristico articolo in cui sviluppa la
geometria proiettiva degli iperspazi su base assiomatica astratta e presenta i
primi esempi di geometrie finite, come il cosiddetto "piano di Fano"
costituito da sette punti e sette rette e altre analoghe configurazioni piane e
spaziali. A quel primo fanno seguito
lavori sulle superfici algebriche, in particolare sulle varietà che oggi
portano il suo nome. Assistente di
Castelnuovo divenuto professore di geometria a Roma, a ventotto anni Fano è
nominato a sua volta professore, prima a Messina e poi, dal 1901, a Torino. Dopo le leggi razziali, la sua famiglia si
disperde. Mentre egli si stabilisce in
Svizzera con la moglie, i figli Ugo e Roberto emigrano negli Stati Uniti. Il primo, laureato in matematica a Torino,
sarà professore di fisica teorica all'Università di Chicago e socio straniero
dei Lincei. Roberto, costretto a
emigrare quando era ancora studente del Politecnico, diventerà professore di
ingegneria elettrica e computer science al Mit, il Massachusetts Institute of
Technology.
«Mio padre, come mi disse prima della mia partenza, non sarebbe mai andato in un paese che rischiava di essere in guerra contro l'Italia», ricorda Roberto Fano in un messaggio di saluto ai partecipanti alla Fano Conference, il convegno internazionale che si apre oggi a Torino Incontra (via Nino Costa 8, Torino) per ricordare il grande matematico a cinquant'anni dalla morte. Sarà un'intensa settimana di lavori. Il programma prevede infatti la partecipazione dei più autorevoli specialisti italiani e stranieri nei diversi campi della geometria collegati all'opera di Fano, a cominciare da Shigefunu Mori, premiato nel 1990 con la Medaglia Fields. Allo stesso Mori, unicamente a Herbert Clemens, Vassilii Iskovskik, e Jacob Murre, sarà conferita nella giornata di mercoledì la laurea honoris causa. Per ulteriori informazioni si veda il sito web www.dm.unito.it/convegniseminari/fano/conference/index.html