![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 SETTEMBRE 2002 |
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Alfonso M.
Iacono è stato uno degli ospiti del Festivalfilosofia a Sassuolo. E'
professore di Storia della filosofia politica presso l'Università di Pisa.
Nelle sue ricerche ha indagato criticamente la formazione di sistemi di
pensiero e di rappresentazione sociale cruciali nello sviluppo dell'ideologia e
dell'identità moderna: tra di essi le figure della produzione economica, il
concetto di feticismo, la costruzione della soggettività e le strategie di
uscita dalla minorità. Citiamo sue pubblicazioni recenti:"Tra individui e
cose", "Paura e meraviglia", "Autonomia, potere,
minorità".
Professor
Iacono, lei ha tenuto una lezione magistrale intitolata "Guardare con
altri occhi": frase che, riferita al tema della "bellezza" di
questo festival, sembra un'esortazione. Perché è necessario guardare
all'esistenza in modo diverso?
"C'è un
testo di Kant che mi crea ossessione: "Che cos'è l'illuminismo". Egli
definisce l'Illuminismo come l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità. Anche
Foucault lo definisce nei termini dell'uscita: il rimando è alla luce, come
nell'uscita dalla caverna di Platone. Dunque, minorità è incapacità di
vedere. Eppure, quando il prigioniero è uscito dalla caverna e tenta di
spiegare agli altri, rimasti all'interno, ciò che ha visto viene deriso e
minacciato di morte. Questo tema è stato ripreso anche dal regista Bernardo
Bertolucci nel film "Il conformista". Perché i prigionieri rifiutano
di pensare che la caverna non sia il mondo? Perché il passo verso la luce è
difficile e c'è la tendenza a non voler uscire, a non voler vedere ".
Un tema
molto attuale..
"Certamente.
La caverna è l'immagine che giustifica l'immobilità della nostra mente. I
motivi sono la mancanza di volontà, la pigrizia. La minorità è da attribuire a
se stessi. Secondo Kant, il cui testo è ancora illuminante, i preti e i
medici si incarnano per far rimanere le persone in questa pigrizia: pensiamo
agli psicofarmaci o al sacerdote come guida, colui al quale si 'delega' ciò che
non siamo noi a voler fare. Fa comodo anche se, psicologicamente, ha un prezzo
altissimo. Kant usa la metafora del bambino nel girello: se i genitori sanno
che può cadere, questo è l'unico modo perché diventi autonomo. Se i genitori
sono ansiosi, tenderanno a lasciarlo nel girello. La cristallizzazione di
questo rapporto è sbagliata perché non si impara a camminare. Allo stesso modo,
se un insegnante non si "nega" significa che il suo ruolo non ha
funzionato: due esempi legati all'infanzia e all'età evolutiva ma riscontrabili
in molti atteggiamenti adulti. Kant era colpevolista nei confronti della
mancanza di autonomia, della pigrizia."
Questo è un tema molto forte nell'epoca
moderna: siamo come i prigionieri della caverna, che confondono le loro catene
con la sicurezza?
"A distanza di due secoli, io sostengo che la sicurezza e la libertà non vadano necessariamente insieme. L'autonomia implica insicurezza. La difficoltà ad uscire dalla caverna va compresa, c'è chi non ci riesce ed ha sue motivazioni. Tuttavia, credo sia possibile uscirne. Tornando a Kant, ne "La critica del giudizio", il dare ascolto al parere altrui viene paragonato alla cecità, a una sorta di tossicodipendenza. Trovo il suo giudizio un imperativo categorico: tra l'essere autonomo e l'essere isolato occorre trovare un equilibrio." Se per trovare equilibrio bastassero un paio di occhiali per riuscire a "guardare con altri occhi" saremmo perfetti ma non lo siamo. C'è speranza di migliorare? "La storia insegna: il '900 è stato un secolo straordinario e tragico al tempo stesso. Sono accadute cose importanti e non si può tornare indietro. Però resta il dubbio che molte teorie della liberazione abbiano fallito e oggi ne paghiamo le conseguenze. Il punto è riflettere sul secolo appena concluso per uscire da questa rigidità, per rinegoziarla. La vera autonomia non è giungere a darsi una risposta ma capire che siamo in un mondo dinamico in cui a domanda si succede domanda. L'idea di identità granitica di Platone è superata. La nostra pericolosa caverna, oggi, è affidare noi stessi alla letteralità della parola, cosa che avviene nel fondamentalismo islamico. Questo non posso accettarlo. Speriamo non si traduca in tragedia."