RASSEGNA STAMPA

23 SETTEMBRE 2002
CRISTIANA PULCINELLI
La scienza fa notizia. ma solo se promette miracoli

Presentata una ricerca sulla comunicazione scientifica attraverso í media. Analizzati Tg, quotidiani e riviste: a fare la parte del leone sono la biomedicina e l'ambiente

Ci sono un paio di domande che serpeggiano da tempo tra chi si occupa di scienza e/o di giornalismo: nel nostro paese si parla troppo o troppo poco di temi scientifici? in ogni caso, se ne parla in modo corretto o in modo inaccettabile?  Ognuno ha la sua opinione in proposito. C'è chi crede che di scienza si parli anche troppo a scapito di temi più interessanti ed emotivamente più involgenti.  C'è chi pensa che se ne parli troppo poco, considerato l'impattò che scienza e tecnologia hanno sulla società.  C'è chi ritiene che i giornalisti siano troppo ignoranti e impreparati per essere da tramite tra il mondo dei ricercatori e grande pubblico.  C'è chi pensa che siano gli scienziati a non saper comunicare il significato di ciò che fanno.  E c'è chi sostiene che il vero problema non siano i mass media, ma la scuola dove la cultura scientifica e tecnologica è decisamente minoritaria.

L'analisi.  Mai come in questo però, è giusto che oltre alle opinioni si mettano in campo strumenti di analisi «scientifici».  Ben venga dunque la ricerca presentata dall'«Osservatorio permanente sulla comunicazione scientifica attraverso i media» coordinato dal Master in Comunicazione della scienza della Sissa Trieste.  Lo studio, al quale hanno partecipato la società di ricerca e formazione per i sistemi sanitari Ilesis e Farmindustria, è stato presentato la settimana scorsa a Roma.  Per sei mesi (da novembre 2001 a maggio 2002) sono stati messi sotto osservazione i 5 principali telegiornali della fascia serale, alcuni dei quotidiani nazionali a maggiore tiratura, alcune trasmissioni televisive dedicate a medicina e scienza, gli inserti dei quotidiani dedicati a questi temi e due riviste settimanali, Panorama e L'Espresso.  Lo scopo era di quantificare l'informazione scientifica veicolata attraverso questi media. I ricercatori, ha spiegato Fabrizio Tonello, docente di Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo Università di Bologna, hanno diviso le notizie scientifiche in 6 categorie: Biomedicina, Ambiente, Scienze della vita, Cultura e politica della scienza, Scienze dure e Tecnologia.  In secondo luogo hanno stabilito dei criteri di selezione: sono stati inseriti nell'analisi gli articoli (o servizi) con contenuto scientifico e gli articoli con informazioni di servizio (ad esempio, come difendersi da una patologia o migliorare il benessere personale). Sono stati esclusi invece quegli articoli in cui il tema scientifico era solo marginale, a vantaggio di temi come i provvedimenti delle autorità o il dibattito politico.

Risultati.  Lo spazio/tempo dedicato alla scienza media è stato misurato in percentuale sul totale.  E' risultato così che i Tg dedicano all'informazione scientifica il 3,9%, altre trasmissioni televisive l'1,7%, i quotidiani (fanalino di coda) l'1,6% e i news magazine l'11,5%. C'è da dire però che la scienza spesso «fa notizia» nel senso che ottiene i primi posti tra i titoli dei Tg

nell'8,4% dei casi e la prima pagina dei quotidiani il 29,6% delle volte. Se si analizzano i dati sulla base delle categorie prescelte si vede che la parte dei leone la fa la biomedicina, seguita dall'ambiente e, a una certa distanza, dalle altre categorie.  Come interpretare questi dati?  Dovendo sintetizzare al massimo, possiamo dire, con gli autori della ricerca, che in Italia di scienza si parla poco (ma non pochissimo, considerata la marginalità della scienza nel paese). Se ne parla in modo episodico e, spesso, se ne parla male.  La scienza spesso diventa cronaca.  A volte, come ha sottolineato il direttore del Sissa Edoardo Boncinelli, cronaca «gridata», sopra le righe.  Massima è l'attenzione per l'informazione relativa al benessere fisico e ambientale, minima quella per la conoscenza scientifica in senso stretto.  In questo panorama, poi, c'è la spinta al miracoloso, a ciò che è emotivamente coinvolgente. Cosicché, ha sottolineato Nadio Delai di Ilesis, spesso l'informazione scientifica si compenetra e vive delle paure e delle emergenze del momento.  In questo panorama, emergono però anche isole di alta qualità nella comunicazione della scienza.  Da qui si può partire, come ha suggerito Boncinelli, perché, nelle esigenze dell'informazione, si ritagli un po' di spazio per infondere alcune pillole di conoscenza, spazi di approfondimento in cui i media assolvano in parte a un compito che la scuola ancora non sente suo.
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