RASSEGNA STAMPA

22 SETTEMBRE 2002
REMO BODEI
La natura umana è divisa

Un enciclopedia che propone un immagine inedita della nostra specie

Pubblichiamo uno stralcio dell'introduzione di Remo Bodei all'«Enciclopedia antropologica» intitolata «Cosmo, corpo cultura»'in uscita in questi giorni per le edizioni Bruno Mondadori (Milano, pagg. 1174, € 65).  Il volume, che si avvale della collaborazione di numerosi studiosi delle diverse branche del pensiero antropologico, è curato da Christoph Wulf.  L'edizione italiana è a cura di Andrea Borsari.

Pare che Benedetto Croce dicesse di non capire come mai la cultura del suo tempo insistesse tanto nello studiare il pensiero dei selvaggi, dei bambini o dei cretini, dal momento che ci si poteva più fruttuosamente misurare con il pensiero di Kant.  Perché non puntare direttamente alle vette, invece di frequentare i bassifondi? Perché, non seguire la via regia dello sviluppo dell'umanità, quella che porta all'eccellenza dei suoi più illustri rappresentanti, senza dedicarsi alle miriadi di diverticoli che da essa si diramano?

La risposta è ormai ovvia, per noi.  Portare al centro dell'attenzione figure già marginali amplia e arricchisce l'immagine tradizionale dell"'uomo", contribuendo a mostrare la varietà delle sue espressioni, a porre l'accento più sulle differenze in ambito spaziale e temporale che non sui suoi ideali archetipici, storicamente condizionati, espressi in forma di icona nell'uomo leonardesco o nell'Apollo del Belvedere.  Le novità della cultura del Novecento, per esempio nel campo dell'antropologia o della psicoanalisi, provengono proprio dalle ricerche sui selvaggi, bambini, cretini (e donne, aggiungerei), ossia dalla mappatura di figure dell'alterità che rimandano oltre i confini dell'uomo occidentale, maturo, intelligente, forte e maschio.

Questo volume parla così degli uomini, al plurale, e della molteplicità delle loro manifestazioni, pur senza dimenticare l'esistenza di una base unitaria, dell'appartenenza biologica a una medesima specie e della condivisione, sull'intero pianeta, di determinate caratteristiche culturali (quali il linguaggio e le istituzioní che regolano la convivenza).  Il curatore e gli autori di quest'opera non negano certo tali premesse e - neppure i vincoli imposti a tutti dalla comune conditio humana.  Sanno però, con Edgard Morin, che la "natura umana" costituisce ormai un "paradigma perduto" e che è venuto il momento di smontarla, per poi

riarticolarla diversamente, quale sistema aperto che privilegia i fattori di differenziazione e di complessità.

Non si tratta dunque di una summa, in cui venga presentato - organicamente e senza lacune - l'insieme delle nostre conoscenze sull'uomo, quanto piuttosto di un quadro in stile divisionista o "pointilliste", dove macchie di colori complementari accostati, lasciando spazi vuoti, brillano da lontano, con grande intensità. O, se si vuole, di un mosaico da completare, le cui tessere alludono a un'immagine incompiuta, a un'umanità che non si è ancora - e non potrà mai manifestarsi del tutto nella blochiana «polifonia di un unisono».

Sono stati perciò intenzionalmente lasciati dei vuoti e degli interrogativi (non a caso il libro finisce con un saggio sul silenzio).  Eppure l'immagine che, alla fine, si intravede attraverso la voluta frammentazione dei contributi è nuova, in quanto nuovo è lo sguardo con cui i problemi vengono affrontati e nuova è la ridistribuzione dei tratti caratteristici attribuiti all'ambiente e alle esperienze degli uomini.

Non interessa più incastonare l'uomo nel cosmo, stabilendone il posto in maniera rigida e calcolandone le distanze rispetto ad animali e piante (anche se tali aspetti non mancano), ma di vedere sulla base dei saperi attuali, orchestrati in maniera da travalicare le singole discipline - come vivono e come presumibilmente si modificheranno gli uomini del nostro tempo.

Per quanto all"'anima" sia dedicato uno dei saggi, è del corpo umano che più si parla, nei suoi aspetti morfologicamente determinati e nel suo intreccio con funzioni e ruoli sociali.  Esso non è soltanto nietzschianamente considerato l'«archivio della storia dell'umanità», ma indagato nella sua intima costituzione: nel codice del genoma, composto di circa trentamila geni; nella struttura del cervello, l'oggetto più complesso dell'universo; nella natura della pelle, la più sensibile tra tutti gli esseri Viventi (per questo Aristotele nel De anima, pur attribuendo una superiorità alla vista rispetto agli altri sensi, ritiene la finezza del tatto caratteristica della specie umana); nell'occhio, certo meno acuto di quello di molti animali, ma capace, secondo Herder, di spingerci per lunghi tratti oltre di noi; nell'orecchio, organo in grado di funzionare retroattivamente, di sentire cioè la voce che ciascuno emette, e di avere natura tridimensionale, perché l'occhio vede soltanto davanti, mentre l'orecchio sente anche di dietro (inoltre, come già ricordava Cicerone, lauditus semper pace, è sempre aperto, giacché é privo dell'analogo delle palpebre); il naso, quale sensore che serve alla ricerca di cibo, a cogliere i segnali di pericolo e guidare nella ricerca del partner sessuale, organo con cui si abbandona la sfera pubblica della percezione misurabile con esattezza e si comincia a entrare nella sfera soggettiva di odori, profumi e miasmi.  Si passano poi in rassegna gli elementi caratteristici del corpo - come la bocca e la mano, per quanto manchi stranamente il viso, a cui da Darwin e Simmel sino a Daniel MacNeill sono stati dedicati importanti studi - per giungere infine, memori dell'insegnamento di Marcel Mauss e della «nuova scuola della comunicazione», alle tecniche del corpo (tra cui spicca quella dello stare seduto e dei suoi simbolismi), ai gesti come donazione di senso in ambiti sociali, o all'estasi, che utilizza anche il modello dei giochi di vertigine (ilinx) descritti da Roger Caillois.

Nella sua impostazione gli autori del presente volume evitano però accuratamente la doppia trappola del riduzionismo e dello spiritualismo.  Nel trattare del. corpo non riducono pertanto un sorriso - come avrebbe detto Maurice Merleau-Ponty - a una mera «contrazione di muscoli», nella consapevolezza che si perderebbero altrimenti i suoi significati specifici.  Ma non ritengono nemmeno che i fenomeni espressivi di carattere spirituale possano esistere senza il corpo, alla maniera del sorriso del gatto senza il gatto di Alice nel paese delle meraviglie.  Anche senza entrare in dispute metafisiche, la scelta compiuta contro il dualismo anima/corpo, di origine platonica e cristiana, è netta: il corpo non è prigione dell'anima, ma neppure l'anima è prigione del corpo.  Si ha sempre a che fare con un fenomeno à double face, che ammette, per giunta, molteplici variazioni e declinazioni storiche.
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