![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 SETTEMBRE 2002 |
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Norberto Bobbio è lo studioso di politica e filosofia
del diritto più importante del dopoguerra italiano. Professore emerito
dell'Università di Torino dal 1984, è uno dei più grandi teorici della
democrazia del XX secolo. In sessant'anni di attività accademica ha esplorato
numerosi temi dell'etica, il diritto e la politica, concentrandosi sulla teoria
e la pratica della democrazia. Uno dei filoni fondamentali del lavoro di
Bobbio, per il quale egli è uno dei teorici di riferimento del «socialismo
liberale», è stata l'elaborazione di una sintesi fra la difesa delle libertà
individuali propria del liberalismo, i diritti umani e le regole democratiche. Dopo
aver preso parte alla lotta antifascista durante la Resistenza, Bobbio ha
seguito da vicino le complesse vicende della Prima Repubblica, nonché la
difficile transizione verso la Seconda. Analista imparziale della politica
italiana fin dagli anni Cinquanta, ha difeso con tenacia le libertà civili e
messo in risalto le aspettative e le aspirazioni dei cittadini nelle moderne
democrazie, riuscendo a mantenere alto l'ideale di una società più libera, più
civile e più giusta attraverso le trasformazioni della democrazia italiana. Nella
sua attività di pubblicista Bobbio non ha mai cessato di ribadire il
significato della lotta contro il fascismo e in difesa della libertà e la
giustizia. Questa scelta affiora anche nei suoi articoli giornalistici, la
maggior parte dei quali è apparsa sul quotidiano torinese La Stampa, al quale
collabora fin dal 1976. Dalla sua colonna Bobbio rivolge con insistenza un
duplice appello: in primo luogo, verso la società civile, affinché sviluppi
maggiore partecipazione. Nei confronti della classe politica, perché agisca con
più trasparenza e responsabilità. L'enfasi sulla partecipazione e la
trasparenza ha radici antiche. Negli anni giovanili di Bobbio la città di
Torino fu un barometro dell'attività intellettuale e il cambiamento osservato
con interesse sia dall'Italia settentrionale che dall'Europa. Le iniziative
culturali e intellettuali che si svilupparono nella capitale subalpina fra il
1920 e la fine degli anni Cinquanta, corrispondono a una fase di intensa
attività politica e furono caratterizzate dalla cultura militante. Secondo
Bobbio, questo tipo di cultura non si traduce in azione politica immediata,
anche se ne trae ispirazione e se in certe condizioni può acquisire una
dimensione politica. Una cultura militante deve poggiare essenzialmente su
solide basi morali. E' una cultura impegnata in un dibattito costante, unica
condizione nella quale una tradizione culturale può sopravvivere e perpetuarsi.
Nel corso degli anni Bobbio ha più volte invocato la fine del multipartitismo
all'italiana, ritenuto il principale fattore di instabilità politica. Quando le
elezioni politiche del 1996 si conclusero con la vittoria della coalizione
guidata da Romano Prodi, Bobbio salutò su Le Monde «la fine dell'anomalia
italiana». Finalmente era avvenuto l'atteso cambiamento ma «la vera novità,
ancora più importante per l'evoluzione della democrazia in Italia, è
l'alternanza». Secondo Bobbio un altro tratto distintivo del concetto di
democrazia si ritrova nella sua analisi delle «promesse non mantenute» e degli
ostacoli che costantemente compromettono l'efficacia dei processi democratici. Se
la democrazia si definisce innanzi tutto come la partecipazione del numero più
ampio dei cittadini al processo decisionale e in secondo luogo come metodo
pacifico per la risoluzione dei conflitti, è evidente che le promesse mancate
riguardano soprattutto la prima definizione. Per Bobbio questa relativa
«insoddisfazione» dimostrerebbe che la democrazia è «difficile» proprio in
virtù dell'incompletezza. La nozione di democrazia si allarga a vasti segmenti
della società civile, dentro e fuori dagli stati. In questo senso, anche
se il numero di stati democratici cresce e il sistema internazionale diventa
più democratico, le spinte sia globali che locali pongono costantemente nuove
sfide. Una delle principali è rappresentata dalla questione dei diritti umani.
Bobbio sostiene che il riconoscimento e la tutela dei diritti umani, che sono
la conditio sine qua non per la sopravvivenza della democrazia, sono il
problema centrale del mondo contemporaneo. Da Kant discende la sua idea secondo
la quale l'importanza attribuita alla dignità umana è un segno premonitore del
progresso morale della società. La teoria dei diritti di Bobbio s'ispira
inoltre al Rousseau del Contratto sociale, nonché a Hobbes, Locke e altri
giusnaturalisti. Secondo Bobbio i diritti naturali sono diritti «storici», nati
in momenti diversi e soggetti a trasformazioni ed espansioni. Dopo la seconda
guerra mondiale la teoria dei diritti umani si è evoluta principalmente in due
direzioni: l'universalità e la moltiplicazione. Nel diritto internazionale
l'universalità è considerata il punto di partenza per trasformare il diritto
tradizionale «delle genti» in diritto «individuale». Potenzialmente questa
trasformazione riconosce all'individuo la facoltà di mettere in discussione il
proprio Stato per qualsiasi questione riguardante i propri diritti. In teoria
ogni individuo è cittadino non soltanto di un solo Stato ma anche del mondo. La
moltiplicazione dei diritti umani viene vista come un fenomeno sociale. Questa
analisi spiega l'origine dei diritti, i rapporti con la società nonché il nesso
fra il mutamento sociale e la comparsa di nuovi diritti. Il classico diritto
alla libertà si è esteso ai diritti politici, sociali e di altro tipo, con il
fine ultimo di difendere i tre valori fondamentali della società: la vita, la
libertà e la sicurezza economica. Per Bobbio questa estensione dei diritti
umani fornisce una prova storica della compatibilità fra socialismo e
liberalismo. Egli sostiene ottimisticamente che oggi più che in passato viviamo
e lavoriamo in un universo di «valori condivisi», quelli della democrazia liberale,
intesi come «regole del gioco» della convivenza democratica. Queste regole
presuppongono il riconoscimento dei diritti umani e puntano ad eliminare l'uso
della forza nella risoluzione dei conflitti sociali. Se ci soffermiamo ad
osservare la lotta per i diritti in una prospettiva storica, noteremo che via
via ci sono stati diversi fronti e tre controparti fondamentali: il potere
religioso (la Chiesa), il potere politico (le guerre di conquista) e il potere
economico (il capitalismo). Oggi le minacce per la vita, la libertà e la
sicurezza arrivano dal potere scientifico e dalle sue molteplici applicazioni
tecniche. Le società moderne sono caratterizzate dal progresso rapido e
irreversibile e dalla trasformazione tecnologica e tecnocratica su scala globale.
Di conseguenza, sia nel dibattito all'interno degli stati che in quello
internazionale si affacciano nuovi diritti, che Bobbio chiama «di terza e
quarta generazione».
In sintesi, Bobbio colloca il nesso fra diritti, democrazia e pace alla base
della convivenza democratica fra gli stati e dell'ulteriore democratizzazione
internazionale. Tuttavia, Bobbio è anche consapevole del fatto che, in virtù
del principio di non interferenza, il sistema internazionale non garantisce una
tutela adeguata dei diritti umani perché si arresta sulla soglia degli stati
sovrani. L'estensione globale dei diritti umani può realizzarsi soltanto se gli
individui hanno diritto a ricorrere dinanzi a tribunali più alti di quelli del
proprio stato. Rompere la tradizione del jus publicum europaeum significa che
non soltanto gli stati o le entità collettive ma anche le persone diventano
soggetti del sistema internazionale. Nei suoi scritti sulla democrazia nei
rapporti fra le nazioni Bobbio ribadisce l'idea secondo la quale, in virtù della
democratizzazione non omogenea della vita internazionale, nel secolo ventesimo
(e quindi anche in quello successivo) la vera sfida alla democrazia interna di
uno stato arrivi dall'esterno. Secondo questa teoria la democrazia del futuro
non può prescindere di una dimensione cosmopolita. In questo senso l'aggettivo
«cosmopolita» si riferisce sia a tutti gli stati che alle polity, ovvero, a
tutte le comunità politiche organizzate, e riguarda una polity universale.
Questo principio, che mette in luce la necessità di una legge in grado di
governare i rapporti sovranazionali, forma parte del discorso della teoria
cosmopolita, che rifiuta le divisioni territoriali e politiche (patria,
nazione, stato) e afferma il diritto dell'individuo a proclamarsi cittadino del
mondo. La matrice della nozione bobbiana di un diritto cosmopolita che
potenzialmente coesiste con quello nazionale e quello internazionale si trova
in Per la pace perpetua di Kant.