![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 SETTEMBRE 2002 |
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La
supposta divisione fra scienza e umanesimo si basa sostanzialmente su un'equivoca
contrapposizione fra verità e bellezza, frutto di un fraintendimento
romantico. Ad esempio, da un lato
William Blake accusava la scienza di aver ridotto il mistero poetico
dell'esperienza immediata agli atomi di Democrito e alle particelle di luce di
Newton. E dall'altro lato Charles
Darwin confessava, nella sua Autobiografia,
di trovare Milton intollerabilmente sciocco e Shakespeare tanto noioso da
provarne un malessere fisico.
La
contrapposizione è stata variamente espressa in alcune dicotomie memorabili: lo
spirito di geometria e di finezza dei Pensieri
di Pascal, l'apollineo e il dionisiaco della Nascita della tragedia di Nietzsche, l'intelletto e l'intuito
dell'Estetica di Croce, per
arrivare addirittura alla lateralizzazione cerebrale degli emisferi sinistro e
destro scoperta da Roger Sperry, premio Nobel per la medicina nel 1981.
Inutile
dire che invece verità e bellezza, lungi dall'essere contrapposte, sono in
realtà complementari e possono confluire mirabilmente: non soltanto in un senso
superficiale secondo cui la verità ha una sua bellezza, e la bellezza una sua
verità, ma nel senso profondo che a volte le verità più pure e astratte si
rivelano dotate di una bellezza sensibile e concreta. La testimonianza più sorprendente viene forse dalla matematica,
nella quale i criteri estetici sono spesso un'irragionevole ma efficace guida
per la ricerca e la scoperta.
D'altronde,
che cosa potrebbe soddisfare meglio la definizione di Ezra Pound della grande
letteratura come «linguaggio carico di significato al massimo grado», di un
simbolismo altamente rarefatto e capace della massima concisione quale quello
matematico? Lo scienziato teorico, in
fondo, non è che un poeta che versifica in un linguaggio formale, e cerca le
parole o i simboli "giusti" per piegare la natura e il pensiero alle
esigenze espressive della sua arte.
Che
la cosa vada intesa in un senso letterale, e non soltanto metaforico, è stato
sostenuto dal famoso fisico Paul Dirac, premio Nobel nel 1933, secondo il
quale lo scienziato «dovrebbe essere fortemente influenzato nel suo lavoro da
considerazioni sulla bellezza della matematica». In altre parole, dev'essere l'estetica a guidare lo scienziato
nella scelta fra formulazioni alternative di una teoria, in base alla supposizione
pitagorica che l'armonia del mondo si rifletta nella matematica che lo
descrive.
La
bellezza matematica non si può naturalmente definire, non più di quanto si
possa definire la bellezza artistica, e in entrambi i casi «intender non la può
chi non la prova». Ma chi la prova,
cioè i matematici e gli artisti, non ha difficoltà a riconoscerla e
apprezzarla. Né.. a mostrarla con
esempi, che nel caso della matematica possono essere scelti sia nella geometria
che nell'aritmetica, cioè nelle scienze che corrispondono ai due a priori
kantiani dello spazio e del tempo.
Un
esempio classico di bellezza geometrica è la caratterizzazione dei solidi
regolari trovata da Teeteto, il
matematico protagonista dell'omonimo dialogo platonico. I poligoni regolari (con tutti i lati e
tutti gli angoli uguali) non solo sono infiniti, ma ce n'è uno per ogni
possibile numero di lati: una varietà troppo estesa e uniforme, per poterla
considerare bella. I solidi regolari (con tutte le facce e tutti gli angoli
uguali) sono invece soltanto cinque: una varietà ristretta ma variegata,
talmente bella che Platone la pose nel Timeo
a fondamento della prima teoria chimica della struttura della materia,
facendo corrispondere a ciascun solido uno degli elementi fondamentali.
Quanto alla bellezza numerica, l'esempio più citato è la famosa formula di Eulero che lega in maniera sorprendente cinque dei più importanti numeri della matematica: due interi (lo zero e l'uno), due reali (pi greco e la base dei logaritmi naturali) e un complesso (la radice quadrata di - 1). Usando le tre operazioni più importanti della matematica (la somma, il prodotto e l'elevamento a potenza) si ottiene un'inaspettata relazione fra di essi, che mostra un'intrinseca connessione esistente fra enti scoperti individualmente a distanza di migliaia di anni uno dall'altro, condensata in una formula che possiede la profonda armonia di un'opera d'arte e soddisfa le caratteristiche richieste da Pound per la grande letteratura.