![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 SETTEMBRE 2002 |
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Ad Aspen per la prima volta si discute
di una rete sanitaria globale per garantire la sicurezza
La
migliore difesa contro gli «attacchi asimmetrici» agli Stati Uniti da parte di
nemici, interni ed esterni, in possesso di armi biologiche è creare un sistema
sanitario globale. I membri dell'Aspen Strategy Group, gente che di solito si
riunisce per discutere di missili balistici e di guerre stellari, di aerei invisibili e di truppe d'assalto, non
volevano credere alle loro orecchie quando, poche settimane fa, hanno ascoltato
le proposte dei tecnici dell'Organizzazione Mondiale di Sanità (Oms) e del
Center for Disease Control and Prevention (Cdcp) degli Stati Uniti. Ma come, chiediamo un sistema di difesa
contro nemici, esterni e interni, disposti a tutto e questi ci propongono dì
allestire un esercito inerme di medici e infermieri?
Lo
sconcerto è durato poco. Perché quelli
dell'Aspen Strategy Group amano discutere di faccende strategiche sulla base
della logica. E la logica degli esperti
dell'Oms e del Cdcp è stringente. Le
anni biologiche di distruzione di massa altro non sono che agenti infettivi
virus, batteri, tossine. Microbi nelle
mani di terroristi e/o militari che non sono distinguibili dai microbi presenti
in natura. Microbi provenienti da tutto
il mondo che, come ha scritto Joseph S. Nye Jr. in un recente editoriale
sull'International Herald Tribune, non rispettano i confini. E che penetrano negli Stati Uniti al seguito
dei 140 milioni di persone che ogni anno entrano negli Usa con un aereo o del
numero incalcolabile di persone e animali che raggiungono gli States via mare o via terra. Ne è un esempio lampante proprio quel virus
del Nilo che nelle ultime settimane ha provocato alcune morti sulla East Coast
e in questo momento è fonte di preoccupazione per le autorità sanitarie
americane. Il virus, sconosciuto nelle Americhe, è stato identificato per la
prima volta tre anni fa a New York.
Giunto, con ogni probabilità, a bordo di un aereo, portato da una
zanzara o nascosto nel sangue di qualche passeggero proveniente da zone dove il
virus del Nilo è endemico. Nel giro di tre anni il virus esotico si è diffuso
in tutti gli stati a est dei Mississippi.
Incontrastato e, allo stato dell'organizzazione sanitaria americana,
incontrastabile.
Il
virus del Nilo non è un'eccezione, ricorda Joseph S. Nye. Almeno la metà dei casi di tubercolosi che
si verificano negli Stati Uniti sono da attribuire a cause esogene. Trasmessa da persone che sono entrate negli
Usa provenienti da un paese straniero.
Il
problema è che il sistema sanitario degli Stati Uniti non è in grado di
individuare con sufficiente prontezza un focolaio infettivo. Fino all'anno scorso il paese poteva contare
solo su 250 medici esperti di tossicologia.
E, soprattutto, non poteva contare su un sistema nazionale di
sorveglianza. E' almeno dal 1950,
sostiene il senatore Richard Lugar, che gli Usa hanno perso sistematicamente
colpi nella loro capacità di individuare e intervenire prontamente contro lo
scoppio di epidemie causate da agenti infettivi. E il motivo è che non hanno un adeguato sistema sanitario pubblico esteso a livello
nazionale.
Gli
agenti infettivi si diffondono allo stesso modo sia che abbiano origine
naturale, sia che vengano deliberatamente rilasciati da terroristi o
militari. E analogo è il sistema per
individuarli e, poi, combatterli. Ecco
perché, hanno sostenuto i tecnici dell' Oms e dei Cdcp ad Aspen, vi proponiamo
di allestire un esercito di medici e infermieri dotato dei migliori sistemi di
sorveglianza delle malattie infettive: la costruzione di un sistema sanitario
pubblico è un «problema di sicurezza nazionale», oltre che, naturalmente, un
problema medico.
Il
sistema sanitario pubblico deve essere nazionale, naturalmente. Ma, poiché i microbi non riconoscono le
frontiere, deve essere inserito in una rete internazionale. Deve essere parte di un sistema sanitario globale
di sorveglianza. Ecco perché gli Stati
Uniti devono rientrare e irrobustire la rete di laboratori e presidi medici di sorveglianza che l'Oms sta cercando di
realizzare in tutto il mondo. La
«sicurezza nazionale» è parte non separabile della «sicurezza globale».
C'è
una duplice lezione che gli Usa devono trarre dalla inattesa vulnerabilità che
hanno mostrato sia l'11 settembre dello scorso anno, sia nelle settimane
successive, quando sono stati oggetto dell'attacco all'antrace: non è possibile
isolarsi dal mondo e non è possibile, nei settori sociali fondamentali,
delegare tutto alla mano invisibile dei mercato e fare a meno
dell'organizzazione pubblica.
In
questo momento gli Usa spendono 1,5 miliardi di dollari ogni anno per il loro
sistema sanitario nazionale pubblico.
Per adeguarlo alle nuove sfide gli esperti ritengono che questa cifra
deve essere per lo meno raddoppiata. Inoltre l'Oms può mettere in campo solo
400 milioni di dollari l'anno per finanziare il sistema sanitario globale. Con questa cifra le smagliature della rete
internazionale di sorveglianza e di pronto intervento contro gli agenti
infettivi di origine naturale o antropica sono destinate a essere numerose e
importanti. Soprattutto nei paesi
poveri del Terzo Mondo. Occorrono,
dunque, nuove risorse. Dove trovarle?
L'editorialista dell'International Herald Tribune ha una risposta. Solo in apparenza provocatoria. Raddoppiare il budget per il sistema sanitario pubblico di sorveglianza e pronto intervento può sembrare molto. E addirittura disperata può sembrare l'idea che gli Usa finanzino (magari insieme agli altri paesi ricchi, quasi tutti esposti agli attacchi asimmetrici) un importante aumento del budget Oms per la realizzazione di una sistema sanitario globale. Ma poiché questa sorveglianza, interna e globale, è diventato un problema impellente di «sicurezza nazionale», la spesa potrebbe essere addebitata alla difesa. Il budget della difesa Usa ammonta alla astronomica cifra di 400 miliardi di dollari l'anno. Stornarne meno dell'1 %, scrive Nye, per finanziare un esercito di medici e infermieri negli Usa (e, aggiungiamo noi, nel mondo) sarebbe un investimento non solo possibile, «ma anche saggio e urgente».