«Il filosofo ama le vie traverse»
[Per gentile concessione
dell'Editore Feltrinelli anticipiamo la pagina introduttiva di Friedhelm Moser
al suo libro «Filosofia per non filosofi», che arriva in libreria in questi
giorni (pp. 206 - 9,00 euro), nella traduzione di Daniela Idra. Il saggio di
Moser vuole introdurre per strade traverse al gioco, più che al mistero, del
pensiero e i suoi meccanismi e possibilità, non partendo dai Massimi Sistemi,
ma dalla vita quotidiana. E così partendo dalla sua vita, e dai suoi amici, che
cerca di riflettere su cosa sia la verità, l'io, il linguaggio e così, via, ma
passando anche per la pace, la guerra, l'amore e citando in grandi pensatori
del passato e di oggi in una lettura leggera, piacevole e coinvolgente.
Quando, all'età di quindici anni, cominciai a
interessarmi di filosofia e dalle parti di Karstadt acquistai un volumetto
economico dal titolo Kant: scritti scelti, avevo una strana idea
dell'argomento. La filosofia, pensavo, porta chiarezza nella confusione del
mondo, mostra all'essere umano le vie per la felicità e risponde alle domande
estreme.
Con gli anni l'immagine che avevo della filosofia è cambiata.
Oggi non direi più che la filosofia serve essenzialmente a svelare e stabilire
delle verità. Ma allora a che serve? Lasciate che vi racconti un paio di
episodi della mia quotidianità filosofica.
Vado in città e siamo in campagna elettorale. Ogni due lampioni un candidato o
una candidata sorride. Gli slogan recitano: «Sicurezza per la Germania» e «Non
cambieremo tutto, ma miglioreremo molte cose». Niente di particolarmente
originale, e mi domando come mai astuti politici e abili pubblicitari non si
facciano venire in mente qualcosa di più arguto. Ma poi mi rendo conto che
l'arguzia può anche essere controproducente. La maggioranza degli elettori - e
di loro si tratta - chiede affidabilità e onestà. La furbizia non dà sicurezza.
Per questo in campagna elettorale sarebbe segno di stupidità mostrarsi troppo
intelligenti. Più uno è scaltro, più finge di essere mediocre.
Compiaciuto di questo piccolo paradosso, assumo una smorfia probabilmente non
meno stupida di quella delle sagome che fiancheggiano la strada.
È per questo, forse, che nella zona pedonale quella bella donna dalla pelle
scura mi sorride divertita? Sono tentato di seguirla, ma un pensiero mi passa
per la mente. È un'idea suggestiva elaborata dall'evoluzionista Richard
Dawkins. A suo parere ogni creatura vivente - anche l'essere umano - è solo una
«macchina per la sopravvivenza» dei geni. E se mi capita di trovare attraente
una donna dalla pelle scura, ciò avviene soltanto perché i miei geni «sanno»
che la fusione con cromosomi esotici farebbe salire vertiginosamente il loro
valore nella borsa dell'evoluzione. Questo dice Dawkins e io dico ai miei geni:
«Contenetevi, bestie, sono ancora io che comando».
Del resto non avrei neanche tempo.
Ho un appuntamento per pranzo con degli amici.
La coppia che mi siede di fronte al ristorante italiano si è comprata una casa
e da alcuni mesi è impegnata nella ristrutturazione e nell'arredamento. La casa
rappresenta anche il principale argomento della nostra conversazione. «Non
pensi di comperarti anche tu una casa prima o poi?» mi chiedono.
«Pagare l'affitto in fondo è come buttare i soldi dalla finestra». Mi passano
per la mente i vantaggi di non possedere una casa, ma, per dessert, non ho
voglia di una discussione su questioni di principio. Perciò dico: «Ho già
comprato una casa. Molte case. Quando giocavo a Monopoli con mia sorella».
Ci si può ridere sopra. Ma l'idea non è del tutto assurda. Il gioco simula la
realtà, ma forse la realtà non simula il gioco? Mi ripropongo, dopo il caffè,
di andare alla biblioteca universitaria per scovare dei testi sul tema del
«gioco». Il «gioco», infatti, come il «paradosso» o l’«evoluzione», mi sembra
un ottimo spunto per il libro che sto progettando (e che ora voi avete fra le
mani).
La filosofia - questo dovrebbero dimostrare i miei aneddoti - è strettamente
legata alle peregrinazioni del pensiero. Il filosofo ama le vie traverse e le
strade secondarie. Mentre cammina, dimentica facilmente dove era diretto. Attraversa
la vita come uno che va a zonzo senza fretta per una città che non conosce. Ha
in tasca una guida - la letteratura filosofica -, ma la consulta di rado. Perché
non è interessato solo alle bellezze più rinomate della città. Una fontana
pittoresca, scovata nel cortile di una casa, lo emoziona forse più di un'intera
pinacoteca.
Questo libro vi invita a visitare alcuni «quartieri» particolarmente
interessanti della filosofia. Tutto ciò di cui avete bisogno è spirito d'iniziativa
e un pò di tempo libero.
E per favore non dimenticate il consiglio di Schopenhauer: «I pensieri messi su
carta sono come le orme di uno che cammina sulla sabbia: si vede la strada che
ha preso, ma per sapere ciò che ha visto lungo la strada bisogna usare i suoi
stessi occhi». |