![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 AGOSTO 2002 |
|
Lo psicanalista, che sarà la superstar al Festival di Mantova,
parla del suo libro "Il potere. Come usarlo"
I suoi
titoli sono travolgenti e infatti hanno attirato l'interesse di milioni di
lettori nel mondo, quindi anche in Italia. La sua scrittura è fascinosa: sa
raccontare storie che sono non solo esempi della sua pratica terapeutica e
della sua ricerca empirica o altamente teorica, ma anche ben congegnati
racconti all'interno di saggi scientifici. Il suo campo d'intervento è la
psicoanalisi junghiana. In cinquant'anni anni di ricerca, pratica e
insegnamento, James Hillman ha letteralmente capovolto la psicoanalisi sia
nel metodo sia nella prassi terapeutica. Titoli come Anima , Il codice
dell'anima , Le forme del potere , Oltre l'umanesimo , La vana fuga dagli dei ,
La cucina del signor Freud , per citarne solo alcuni, hanno suscitato passione
anche in lettori inesperti di psicoanalisi. Il 4 settembre Rizzoli manderà in
libreria un altro dei suoi lavori: Il potere. Come usarlo con intelligenza
(titolo originale: "Kinds of Power"), in contemporanea con la sua
presenza al Festivaletteratura di Mantova, dove è la star più attesa. Sarà lui
a chiudere la manifestazione l'8 settembre.
Nato ad
Atlantic City 76 anni fa, Hillman si è laureato al Trinity College di Dublino e
ha cominciato come terapeuta, quindi ha fatto il direttore del C. G. Jung
Institute di Zurigo per dieci anni e nel 1960 ha pubblicato il suo primo
bestseller Emotion , con il quale ha fondato la Psicologia archetipica.
La sua
riflessione porta a recuperare i miti. E ha curato i pazienti con la
reinterpretazione dei miti, collegando il presente alla tradizione mitologica.
Non più l'individuo e i suoi problemi, sia pure all'interno di un
"inconscio collettivo" (Jung), ma l'individuo e il mondo, con problemi
che sono in primo luogo del mondo e che insistono sull'anima individuale
coinvolgendola, ferendola, denigrandola, insomma nevrotizzandola. La singola
persona riesce forse ad attutire, se non a eliminare, i suoi problemi personali
interessandosi del mondo in cui vive, guardando fuori di sé. L'uomo però non
deve subire i problemi del mondo, assumendoli dentro di sé come irreparabili,
ma deve partecipare alla loro soluzione aprendosi all'esterno, uscendo da sé,
mettendosi in relazione con gli altri. Così facendo, alla fine risolve anche i
suoi problemi.
Nei suoi
libri James Hillman affronta tutti i temi della cultura moderna: dalla
depressione come reazione ai condizionamenti del mondo consumistico
contemporaneo, alla necessità della precauzione come forma di autotutela contro
le invadenze delle varie forme di potere (politico, economico, psichico); dalla
vecchiaia come forma di completezza del carattere della persona, alla mancanza
di ideologia nel terrorista, una specie di vendicatore solitario chiuso in se
stesso, senza alcuno sbocco nella società, a differenza del rivoluzionario che
invece desidera e insegue un cambiamento. Ne Il piacere di pensare (Rizzoli,
2001), intervista curata da Silvia Ronchey, egli evidenzia ampiamente tali
aspetti "pubblici" del suo metodo analitico.
Professor
Hillman, quale progresso ha fatto l'umanità con la sua psicologia archetipica?
"La
psiche non è nel corpo, dentro la pelle, come ha sempre voluto il pensiero
occidentale, in un orientamento soggettivo, personalistico. Il grande cambiamento
nella psicologia non è altro che il recupero della tradizione rinascimentale
dell'anima mundi. Nel 1980 a Firenze parlai a Palazzo Vecchio del "ritorno
della psiche nel mondo". Per spiegare che è il nostro corpo a trovarsi
dentro l'anima, cioè è la psiche che comprende il corpo. Il rapporto psichico
non è solo tra due persone, ma tra le persone e tutte le cose. Se parliamo
dell'uomo, non possiamo dimenticarci delle cose in cui si esprime,
architettura, traffico, pittura, letteratura, politica, agricoltura, ambiente,
eccetera: insomma la psiche nel mondo. Il mondo è clinica. Questo è il
cambiamento radicale. Il mio libro Cento anni di psicoterapia e il mondo va
sempre peggio spiega questa idea: la psicoanalisi ha lasciato fuori dal
rapporto terapeutico il mondo. Ma già Marsilio Ficino aveva detto che il corpo
è dentro l'anima".
Qual è la
conseguenza di questo cambiamento?
"Che il
paziente è meno narcisista. Comincia a guardare fuori di sé, non solo dentro di
sé, rendendosi conto che è malato anche il mondo con corruzione, malgoverno,
inquinamento, e che quindi va salvato il mondo per salvare se stessi".
Ma qual è
l'obiettivo ultimo della sua ricerca?
"Far
diventare la psicoanalisi una forza sociale. In altre parole, faccio un
discorso ecologico".
A questo
punto, il singolo paziente non è più rilevante.
"Al
contrario, è ancora più centrale. Ma invece di curare i famosi traumi
infantili, che forse non esistono, si cureranno le idee. Per il malato di idee
ci vuole una terapia delle idee".
In
conclusione, il mondo va sempre peggio, per usare un suo titolo.
"Non mi sembra che stia andando bene. Prendiamo la guerra: è diventata un oggetto di consumo, una comodity . I giornali e le televisioni hanno trasformato la crisi successiva alla distruzione delle Twin Towers l'11 settembre dello scorso anno in un'altra guerra perversa, generando una paura collettiva forse immotivata. Tuttavia bisogna continuare a credere che l'intelligenza dell'uomo possa superare le difficoltà e ricomporre i dissidi. Del resto la psicoanalisi tra i suoi compiti ha quello di comporre il dissidio tra la singola persona e l'ambiente che lo circonda, per abbassare la soglia della sofferenza. Perciò rimango ottimista".