RASSEGNA STAMPA

30 AGOSTO 2002
FRANCO BATTAGLIA
Gli Ogm non sono contro l'ambiente

La prima preoccupazione per l'impatto della pianta geneticamente modificata (GM) sull'ambiente riguarda la possibilità di diffusione nell'ambiente dei suoi semi, del suo polline (con conseguente fecondazione di piante sessualmente compatibili) o del gene esogeno (e suo trasferimento diretto ad altre piante non sessualmente compatibili).

Molti semi vengono dispersi in un campo di mais tradizionale durante la raccolta; altri semi sono dispersi durante il trasporto e la commercializzazione.  Ciò non è mai stato considerato un attentato all'ambiente in quanto il mais coltivato non è invasivo.  Se germina in un ambiente non protetto non riesce a sopravvivere.  Lo stesso è verosimilmente atteso per un mais GM.  Solo nel caso in cui il gene esogeno fosse in grado di offrire un grande vantaggio competitivo nei confronti delle piante selvatiche si potrebbe considerare la possibilità di un attentato all'equilibrio ambientale.  Non è sicuramente questo il caso degli attuali mais GM.  Ma nel caso di ragionevoli dubbi a riguardo nel caso di altre piante GM, si potrà (a) proibire il rilascio della pianta GM in questione o (b) richiedere che nella pianta GM sia introdotto un carattere di sterilità che impedisca la formazione di semi.

Si teme che il polline di piante GM fecondi l'ovario di piante sessualmente compatibili determinando la comparsa di nuovi ibridi che potrebbero divenire infestanti nell'ambiente.  Va anche qui osservato che questo non rappresenta un pericolo nuovo.  Lo studio dei rischi derivanti dalla diffusione di polline GM devono, preliminarmente, distinguere due diverse situazioni a seconda del caso in cui il gene esogeno sia inserito, (a) nel Dna del nucleo o (b) nel Dna del cloroplasto.  Questa distinzione è fondamentale.  Infatti, i geni nucleari sono ereditati secondo le leggi di Mendel, i geni del Dna del cloroplasto sono invece ereditati per via materna, cioè esclusivamente attraverso l'ovulo.  Dunque (a parte rare e note eccezioni) l'ovulo sarà GM, mentre il polline non lo sarà dal momento che è privo di cloroplasti.

La maggior parte delle piante GM prodotte sino ad oggi appartiene al gruppo (a), cioè possiede un gene integrato nel Dna del nucleo.  Ci si deve preoccupare, in questi casi, se il polline GM di queste piante è in condizioni tali da poter impollinare piante nell'ambiente circostante e determinare quindi la comparsa di piante GM indesiderate.  Alcune comunicazioni scientifiche hanno già verificato che ciò può avvenire. Ma sarebbe stato strano e inspiegabile il contrario, cioè il fatto che il transgene avesse un comportamento anomalo rispetto agli altri geni. Nel caso in cui esistano ragioni per prevedere che il polline di una pianta GM possa conferire vantaggi selettivi all'ibrido, abbiamo due alternative: (a) di nuovo, negare l'autorizzazione alla commercializzazione; (b) pretendere che il gene sia integrato nel Dna del cloroplasto.

Una seconda preoccupazione è la possibilità che il prodotto del gene esogeno (la proteina) alteri l'equilibrio dei batteri e degli insetti del suolo, impoverisca i suoli, e inquini i suoli e le falde acquifere.

Non è per niente facile stabilire quale debba essere l'equilibrio naturale di riferimento nel suolo di un terreno agricolo: tutto il sistema agricolo è un ambiente artificiale in cui una monocoltura agricola ha preso il posto della vegetazione spontanea!  L'agricoltura, per sua natura, impoverisce i suoli.  Il fatto stesso di raccogliere i prodotti agricoli comporta un prelievo di sostanze che nel bosco andrebbero invece a fermentare il suolo stesso.  L'agricoltura intensiva ha accentuato questo evento, portando all'elaborazione di tecniche colturali che provvedano al ripristino della fertilità del suolo stesso (aggiunta di fertilizzanti, di elementi chimici, di residui vegetali).  Non vi è nessuna ragione scientifica per ritenere che la pianta GM impoverisca il suolo più di una pianta non-GM.

Inoltre una pianta GM, di per sé, non inquina il suolo o la falda acquifera più della corrispondente pianta non-GM.  Nel caso in cui ci siano ragionevoli dubbi che la coltivazione di una qualsiasi pianta (GM o no) rappresenti un pericolo per il suolo e la falda, dovremmo avere la possibilità di bloccarne l'uso prima della sua introduzione nell'ambiente.  Questo per ora è possibile solo nel caso in cui la pianta sia GM.
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