RASSEGNA STAMPA

28 AGOSTO 2002
FRANCO BATTAGLIA
Non demonizzare le piante geneticamente modificate

Milioni di vite sono state salvate anche grazie a sostanze non immuni da tossicità come ad esempio la penicillina

Gli eccessi militanti degli ambientalisti possono produrre grandi danni

Il rischio zero non esiste in alcuna attività umana.  E quindi esso, sanitario o ambientale, non esiste neanche in agricoltura: sostanze che provocano allergie sono presenti non solo in una pianta esotica come il kiwi, ma anche nel riso e nel frumento; e la patata ed altre solanacee contengono sostanze tossiche.  Il polline ed i semi delle piante possono colonízzare i suoli e anche diventare invasíve: è successo, ad esempio, con la robinia, introdotta per consolidare le massicciate delle ferrovie e ora presente in tutta Italia.  Il rischio zero non esiste tra i prodotti nazionali di qualita: giovani piantine di basilico accumulano alte dosi di metil-eugenolo, un cancerogeno.  E non esiste neanche nell'agricoltura biologica: è dimostrato, ad esempio, che le aflatossine si accumulano preferenzialmente nelle piante non trattate con fungicidi.

Fino a poco meno di 20 anni fa il miglioramento genetico delle piante prevedeva, essenzialmente, o l'incrocio tra individui sessualmente compatibili o la mutagenesi (cioè l'induzione di modiiìche nel Dna con agenti chimici o fisici e successiva selezione di mutanti d'interesse).  Entrambe le tecniche non sono esenti da rischi: l'incrocio può attivare nella progenie geni che erano inattivi negli individui parentali e la mutagenesi modifìca i geni a caso e in modo incontrollabile.

Solo oggi, per la prima volta nella storia dell'agricoltura, con l'avvento delle piante geneticamente modificate (GM) si è cominciato a sentire la necessità di imporre valutazioni di sicurezza, per l'impatto sanitario e ambientale delle piante coltivate.  Una richiesta tanto più singolare in quanto solo oggi, con l'avvento delle piante GM, si riesce ad attuare un intervento di miglioramento genetìco estremamente mirato, círcoscritto e controffabile.  Solo oggi viene chiesto che la scienza dimostri che le piante GM siano assolutamente esenti da rischi per l'uomo e per l'ambiente: ma una scienza responsabile non può offrire assolute garanzie.  La scienza non dà mai sicurezza, ma dà le conoscenze sulla cui base valutare i rischi ed i beneficì delle nuove scoperte e delle nuove tecnologie.  Rischi esisteranno sempre, nel caso dell'agricoltura (incluse le piante GM) come in tutte le altre attività umane.  Si afferma spesso: «Se la scienza non dà sicurezza, meglio il non-fare».  Senonché non è escluso che il non-fare abbia conseguenze più gravi del fare.  Si prendano gli esempi del passato: chi avrebbe mai autorizzato, secondo l'interpretazione più restrittiva del «principio di precauzíone» la sperímentazione sui vaccìni, quella sugli antibiotici o anche la semplice introduzione della patata nella dieta europea?  La penicillina ha salvato, e salva tuttora, milioni dì vite da gravi infezioni, e la consideriamo ugualmente un farmaco essenziale e irrinunciabile, anche se ogni anno uccide, in Italia, alcune decine di persone per shock anafilattico.

Allora, messo in toni realisticì, il problema dei rischi dell'agricoltura GM andrebbe forse meglio affrontato con la seguente ottica: si accettino le piante GM se il loro rischio è eguale o inferiore a quello che oggi accettiamo per le piante prodotte con il miglioramento genetico tradizionale (incroci e mutazioni).  La proposta è quindi che si valúti il rapporto rischi/benefici e si blocchi la pianta GM se il rapporto rischi/benefìci sarà superiore a quello per la corrìspondente pianta non-GM, ma la si accetti in caso contrario.

In verità, è oggi radicata nell'opinione pubblica la convinzione che, nonostante i controlli, le piante GM siano portatrici di nuovi eccessivi rischi per la salute umana e per l'ambiente.  Grazie ad una campagna anti-piante GM condotta negli ultìmi anni in modo deciso, e a volte spettacolare, dai gruppi ambìentalisti, è diffuso il convincimento che l"ìnserimento di un gene nel Dna di una pianta costituisca, di per sé, un inaccettabile rischio.  A questa campagna è legato il fenomeno, tutto italiano, della comparsa di «Comuni Deingegnerizzatì» e di leggi regionali che mettono al bando il cibo GM.  Ed è stata creata inoltre una contrapposizione tra piante GM e qualità. Il cibo GM viene recepito come antagonìsta del cibo di qualità, sottìntendendo che la difesa della qualità deve passare attraverso la lotta contro le piante GM.  Vedremo invece che la pratica agricola GM ha tutte le caratteristiche di essere più rispettosa per l'ambiente delle pratiche agricole tradizionale e biologica.
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