RASSEGNA STAMPA

27 AGOSTO 2002
ROMEO BASSOLI
SVOLTA NEI TRAPIANTI: SI POTRA' RIDURRE DELL'80% LA TERAPIA ANTIRIGETTO

I trapianti sono giunti ad una svolta epocale: sembra che sia ormai possibile ridurre quasi a zero l'uso dei pericolosi (ma finora indispensabili) farmaci antirigetto, senza danni per il paziente.  La notizia viene da tre studi presentati nella giornata inaugurale del congresso internazionale di trapiantologia che si tiene a Miami, in Florida.  Finora, questi farmaci sono stati usati nei pazienti per impedire il rigetto dell'organo trapiantato, anche se provocavano forti effetti collaterali e sono tuttora una delle prima cause indirette di morte dei trapiantati, colpiti da infezioni dovute all'abbassamento del loro sistema immunitario. I farmaci infatti sono immunosoppressori, cioè riducono le difese immunitarie del corpo umano, impedendo così l'«uccisione» dell'organo ricevuto.

Il primo studio presentato ieri a Miami è stato realizzato in India e si basa sull'inserimento di parte del tessuto del rene nel timo dei pazienti, dopo il trapianto dell'organo da donatori viventi.  Dopo tre mesi, i pazienti non sono ancora trattati con questi farmaci.  Il secondo è stato realizzato all'Università di Pittsburgh e sembra permettere ad un paziente cui è stato trapiantato l'intestino (uno degli organi che provocano più rigetto) di assumere solo una dose di farmaci alla settimana, invece di due o tre al giorno. Il terzo, eseguito a Stanford, ha visto due pazienti trapiantati di reni restare un anno senza antirigetto e sottoporsi solo dopo dodici mesi ad una terapia limitata a causa di una leggera forma di rigetto. «Questi studi dimostrano che, se non siamo ancora ad una vittoria completa, possiamo comunque ridurre dell'80% per cento l'uso di questi farmaci.  Garantendo ai trapiantati di vivere bene per decenni dopo il trapianto», commenta da Miami il professor Ignazio Marino, direttore dell'Ismett, l'Istituto dei trapianti di Palermo. «Oggi ormai è rarissima la morte dei pazienti per il rigetto.  Si muore per le infezioni.  Ma in alcuni si vive subendo pesanti effetti collaterali dai farmaci, che provocano disturbi della crescita nei bambini, diabete, alterazioni del metabolismo, guai alle ossa che possono arrivare anche, ad esempio, alla necrosi della testa del femore.  Superare questi farmaci significa migliorare notevolmente la vita delle persone che si sono sottoposte a questa operazione».  Tra l'altro, come è emerso ad un briefing nel corso del convegno di Miami, saranno sempre più numerosi in futuro gli interventi di trapianto di mano.  Fino ad oggi, dal 1998 ci sono stati dodici casi.  In futuro ce ne saranno altri, grazie a migliori tecniche per controllare il rigetto, tra cui il costante monitoraggio della pelle dell'arto trapiantato.  E quindi con un minore ricorso ai farmaci immunosoppressivi.  Finora, una delle obiezioni etiche più forti al trapianto di mani era la necessità di imporre ad una persona sana una terapia pericolosa per tutta la vita.
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