RASSEGNA STAMPA

25 AGOSTO 2002
GIANNI FOCHI
Ambiente e crescita visti dall'Onu

Sono meglio i danni da inquinamento o da carenze strutturali

Hanno ragione i profeti di sventure neomalthusiani o gli ottimisti?  L'incremento demografico e lo sviluppo economico-industriale uccideranno il pianeta, o sono invece espressione delle capacità umane d'un vero progresso?  Se lo chiede il ministro Altero Matteoli, nella prefazione alla traduzione italiana del rapporto sintetico redatto dall'Onu su aumento della popolazione, crescita economica e stato dell'ambiente.

L'opuscolo nasce in risposta a programmi stabiliti in anni passati, ma anche in preparazione dell'incontro che da domani al 4 settembre si terrà in Sud Africa, a Johannesburg, con lo scopo di rafforzare l'impegno degli stati in favore dello sviluppo sostenibile.

Il rapporto passa in rapida rassegna l'evoluzione storica delle posizioni del consesso internazionale negli ultimi trent'anni, cioè dalla conferenza di Stoccolma del 1972 fino a oggi, attraverso Bucarest (1974), Città del Messico (1984), Rio de Janeiro (1982), Il Cairo (1994), Istanbul (1996).  Com'è noto, fu la conferenza brasiliana a inaugurare un atteggiamento d'attenzione particolare ai temi ambientali, e al Cairo l'incremento demografico si trovò fra i maggiori accusati.

Da allora, però, la visione dell'Onu s'è attestata su posizioni più equilibrate.  Fra l'altro il rapporto fa riferimento all'esistenza di stime molto varie del numero d'abitanti che la terra può sopportare: «I concetti ecologici di capacità di carico devono essere estesi in considerazione del ruolo della tecnologia nell'innalzare la produttività della natura. Nel limitare le dimensioni della popolazione, i livelli di vita variabili culturalmente e individualmente, inclusi quelli di qualità ambientale, agiscono molto prima che si raggiungano i limiti dei requisiti fisici per la pura sussistenza».

E' stata l'espansione di beni e servizi a rendere sostenibile l'enorme aumento di popolazione nel corso del secolo ventesimo.  La natura non va certo idealizzata: ancor oggi quasi una morte su cinque è causata da malattie diffuse dall'ambiente dove non è, arrivato il progresso tecnico: tifo e colera da cibo e acqua contaminati, difterite, pertosse, morbillo, poliomielite.

La crescita demografica talvolta aggrava, ma non crea le minacce per l'ambiente, contro cui l'Onu invita piuttosto a rivedere certi modelli di produzione.  Se alcune industrie inquinano, non va sottovalutato l'effetto deleterio delle carenze strutturali, là dove mancano fognature e sistemi efficienti di raccolta e smaltimento dei rifiuti, o dove il traffico urbano s'è intensificato senza regole.

Pur non chiudendo gli occhi davanti ai dubbi sull'avvenire, il rapporto invita a un'attenzione fiduciosa. «Dal 1900 al 2000 la popolazione mondiale è quasi quadruplicata, il prodotto interno lordo effettivo del mondo è cresciuto da 20 a 40 volte, permettendo non solo di sostenere una popolazione quattro volte maggiore, ma anche di farlo secondo standard di qualità della vita decisamente più elevati».  Segue un'aggiunta doverosa: «Ciò non è avvenuto in modo equo.  Fame, sottosviluppo ed epidemie purtroppo continuano a flagellare una parte dell'umanità, ma esse non dipendono principalmente dalla crescita demografica».

Due punti dell'opuscolo sembrano meritare critiche: la responsabilità dei cambiamenti climatici attribuita all'uomo tramite l'effetto serra (la scienza ha in proposito più dubbi che certezze e l'uso improprio del termine molecole con riferimento ai minuscoli granuli del particolato che inquina l'aria.
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