RASSEGNA STAMPA

25 AGOSTO 2002
MAURIZIO FERRARIS
La capanna dello zio Martin

Viaggio a Todtnauberg, dove Heidegger fece costruire la propria dimora

Gli abitanti sostengono che Todtnauberg, a 32 chilometri da Friburgo in Brisgovia e a 1.020 metri di altezza (un grande vantaggio climatico rispetto alla città più calda della Germania) sia famosa per la fabbrica di spazzole fondata da Leodegar Thoma nel 1770, in omaggio del quale è stato eretto un piccolo monumento, che pare un Heidegger carico di spazzole e in cammino verso il linguaggio.  In effetti, è molto più nota, almeno tra i cultori di filosofia, proprio, per la piccola baita che, su consiglio della moglie, Elfride Petri,  Martin si costruì nel 1922: Paesaggisticamente Todtnauberger regge il confronto con altri posti montani di vacanza frequentati da filosofi, da Sisl Maria a Davos, da Bad Ragaz al Renon. Anche la capanna è a suo modo bella, anche se straordinariamente piccola; quando aveva i due figli bambini, Heidegger affittava una stanza da un contadino dei paraggi per poter lavorare in pace; non si ha poi idea di dove, abbia messo i 14 nipoti, forse c'era una rotazione.

Il Comune ormai è consapevole, Heidegger fa parte delle attrazioni locali insieme. alle passeggiate, alla funivia e agli skilift.  E' previsto per quest'anno un «Autunno filosofico a Todtnauberg», con due seminari heideggeriani, dal 3 al 12 novembre.  Sulla copertina del dépliant, Heidegger nella capanna, con una berretta da notte in testa e le braccia conserte sul tavolo con gli avanzi del pranzo.  Nella capanna non si può entrare, ma intorno tutto è segnato da frecce e tabelloni illustrati: la passeggiata di Heidegger, la biografia, lui col solito berretto da notte (e la dicitura famosa e un po' autoassolutoria: «Chi pensa in grande deve errare grandemente»: persino nella scelta del berretto?).  Ci sono anche informazioni su Internet (todtnauberg@todtnauer-ferienland.de), si può dormire nell'eccellente ostello della gioventù (jh-todtnauberg@tonline.de), che sta proprio all'inizio della passeggiata di Martin e di Elfride, nell'albergo Engel è esposto il libro fotografico con ritratti di Heidegger di Digne Meller Marcovicz il 23 settembre 1966 e il 17-18 giugno 1968 (Frankfurt/M, Klostermann 1985), che lo riprende sia nella casa di Am Rötebuck 47 a Friburgo, sia, per l'appunto, nella Hütte di Todtnauberg.

Fra i tanti ricordi (si tratta di un luogo quasi letterario, a Todtnauberg hanno la lista dei visitatori illustri e meno illustri), la più collerica memoria della capanna alpina è dovuta però a uno che non ci è mai stato, Thomas Bernhard, che in Antichi Maestri (traduzione italiana Milano, Adelphi 1985) commenta il libro fotografico della Marcovicz, con un'invettiva piena di disappunto perché la sua amica Ingeborg Bachmann aveva scritto la tesi di laurea su Heidegger (anche quella tradotta in italiano: La ricezione critica della filosofia esistenziale di Heidegger, Napoli, Guida 1992), e lui non riusciva a capacitarsene.  Dopo averlo descritto con il solito berretto da notte in testa, che mangia tagliatelle all'uovo (è la foto del dépliant dell'«Autunno filosofico» dì Todtnauberg), e taglia il pane fatto a mano con un coltello fatto a mano nella casamatta - così la definisce Bernhard - fatta a mano, conclude: «un imbecille delle prealpi, credo, giusto quel che ci vuole per il minestrone della filosofia tedesca».  Bernhard calcava la mano, è il caso di dirlo.  Heidegger fu tutto tranne che un imbecille prealpino, così come, alla fine,, non è nemmeno giusto isolare in tutto il resto di quello che è stato il fatto che si trattasse dì un nazista, come viceversa conclude (con tanti altri) Bernhard in una poesia, Der deutsche Mittagstisch, 1978, in cui precisa il senso del suo richiamo alle

tagliatelle all'uovo, cioè ai "Nudeln", che Heidegger sì mangia nella capanna di Todtnauberg: si tratta di una «Nazisuppe».

Ma il ricordo più celebre - e più inquietante proprio per l'assenza di collera - è un altro.  Trentacinque anni fa quasi esatti, il 25 luglio del 1967, era salito alla Hütte Paul Celan.  Aveva tenuto una conferenza a Friburgo il giorno prima, ed era venuto alla capanna per rappacificarsì con una sua contraddizione, quella di essere un grande ammiratore di Heidegger e insieme di disprezzarne il comportamento politico.  Della visita resta una poesia, intitolata appunto Todtnauberg., in assonanza con Todesfuge, «Fuga di morte», il poema scritto nel 1945, che ricorda la deportazione, la perdita dei genitori, l'annientamento del giudaismo in Bucovina; nella poesia del '45 c'è un verso celebre: «der Tod ist ein Meister aus Deutschland», «la morte è un maestro tedesco», che intitola la biografia heideggeriana di Safranskí (tradotta in italiano col più anodino Heidegger e il suo tempo, Milano, Longanesi 1996).  Ovviamente, sembra un destino che il pensatore della morte quello che aveva innervosito Croce che recensendo Essere e tempo - lo trovava un insopportabile.  "Totentanz" gotico - spaccasse legna e scrivesse libri a Todtnauberg.  La lugubre assonanza è ripresa ed esplicitata nel titolo della pièce teatrale di Elfride Jelinek, Totenauberg (Reinbeck, Rowohlt 1991), che si chiama come la moglie di Heidegger ma finge un dialogò tra Heidegger e Hannah Arendt da vecchi, tra un filosofo che non ha mai voluto viaggiare e una filosofa che ha dovuto viaggiare molto.

Della visita di Celan (che si sarebbe suicidato tre anni dopo) rimane anche un breve appunto sul libro degli ospiti: «nel libro della Hütte, con uno sguardo sulla stella della fontana, con, nel cuore, la speranza di una parola a venire».  La speranza nella parola a venire è chiara: Celan contava sul fatto che a Todtnauberg.  Heidegger si scusasse per la "Todesfuge" che doveva molto alle manie del sangue e del suolo, ma le scuse, apparentemente, non ci furono.  Meno trasparente è l'allusione alla stella, che pure è una presenza costante nei versi di Celan.  Così, il messaggio, mi era risultato in parte ermetico sino a che non ho potuto vedere che la piccola fontana sotto gli alberi sulla destra della capanna è effettivamente sormontata da una grossa stella intagliata nel legno; da vicino il rilievo e la tridimensionalità le danno l'aria di una pigna o di una stella natalizia (si tratta, in effetti, di un simbolo caratteristico della religiosità pietistica), ma da lontano ricorda vagamente una stella di Davide.
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