RASSEGNA STAMPA

24 AGOSTO 2002
G. HRLEM BRUNDTLAN
SALVIAMO INDIA E CINA DALL’AIDS
I cinici potrebbero considerare indecente che 60 mila partecipanti all'imminente Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg parleranno a lungo e mangeranno bene nel mezzo della peggiore carestia che l'Africa meridionale abbia visto in decenni. Veramente, quale profonda ironia che la conferenza di Johannesburg si terrà in una regione dove 300 mila persone potrebbero morire entro la fine dell'anno, prevalentemente a causa del nostro insuccesso nell'adempiere i primi impegni presi dieci anni or sono al primo Summit mondiale di Rio de Janeiro sullo sviluppo sostenibile.
Eppure, se tutto va bene, il tempismo e l'ambientazione del Summit di Johannesburg sensibilizzeranno l'attenzione mondiale sulla necessità di agire nell'interesse del nostro futuro collettivo. In realtà esiste davvero un'esigenza collettiva sul bisogno di prendersi cura del nostro pianeta per le future generazioni. Ma, nel corso degli ultimi dieci anni, non gli abbiamo dato la priorità. Non abbiamo impegnato le risorse che occorrono, abbiamo perso del tempo prezioso.
A questa conferenza, possiamo invertire la rotta. Naturalmente, si presterà molta attenzione al cambiamento climatico e all'innalzamento dei livelli del mare; alla perdita di biodiversità e alla  propagazione dei desertii.

Ma più di ogni altra cosa, lo sviluppo sostenibile riguarda le persone - provvedere al loro nutrimento, ricovero e sanità per tutti sul pianeta in modo tale che le future generazioni possano fare lo stesso.
Questa è stata la chiara conclusione della commissione dei maggiori esperti mondiali da me guidata quindici anni fa, la Commissione Mondiale per l'Ambiente e lo Sviluppo, che tracciava i primi programmi per lo sviluppo sostenibile. Comunque, nonostante gli accordi sull'ambiente dei Paesi ricchi del mondo, ai nostri nipoti non può essere garantito un futuro prospero e sicuro finché tre miliardi di persone vivono in povertà. Ecco di cosa s'interessa il Summit di Johannesburg. Non dobbiamo perdere altro tempo. Prendiamo a esempio il virus da Hiv. L'epidemia di Aids dell'Africa sta minacciando la capacità d'insegnare, di guarire, di difendere e persino di nutrirsi, poiché milioni d'insegnanti, professionisti della sanità, soldati e agricoltori stanno morendo o sono morti, lasciando milioni di orfani e anziani a provvedere a se stessi. Se aspettiamo un altro decennio prima di accrescere i nostri interventi, l'Aids avrà divorato la Cina, l'India, gran parte dell'ex Unione Sovietica e dell'Europa Orientale - rimpicciolendo le dimensioni dell'attuale epidemia in Africa.
Pensate a questo per un attimo. Pensate all'enorme compito che lasceremo e che dovranno affrontare i nostri figli. E' preoccupante, ma un effettivo provvedimento può rivelarsi più difficile adesso rispetto a dieci anni fa. La situazione internazionale è cambiata dai tempi del Summit di Rio. Lo scorso decennio ci ha fatto capire che la distribuzione dei benefici della globalizzazione non è equa. Ci stiamo ora occupando di un mondo dove c'è un forte senso dei vincenti e dei perdenti, e perdere può significare una vita nella più nera miseria o addirittura la morte per malattie che non ci si può permettere di curare.
I fatti recenti dimostrano che queste ingiustizie provocano accresciute minacce. Le crisi locali evolvono in crisi di sviluppo e si espandono fino a minacciare la stessa sicurezza mondiale. Così, le crisi sono andate ben oltre i rifornimenti di petrolio - potrebbe presto finire l'accesso all'acqua. L'esperienza dello scorso decennio ci ha fornito un giudizio più ricercato sulla natura e dinamica della povertà. La povertà, l'abbiamo capito, non è solo una funzione del reddito, ma una funzione di molteplici forme di privazioni. Ora ci focalizziamo di più sui fattori che conducono la gente alla povertà e riconosciamo, a esempio, il potere di una sanità migliore come una strategia efficace per ridurre la povertà. Le malattie, come la malaria, la tubercolosi e naturalmente l'Aids, fanno perpetuare la povertà, per interi Paesi così come per gli individui. Al contrario, gli eminenti economisti sostengono fermamente che gli investimenti nella sanità di base nei Paesi più poveri aumenteranno la crescita economica. E ora arriva l'impegno di rimodernare l'assistenza allo sviluppo.
Responsabilità, innovazione, partenariato, aiuto liberato, che si muovono da progetti specifici verso il sostegno integrato e si concentrano su strategie per ridurre la povertà localmente e nazionalmente sviluppata, sono tuttavia alcune delle nuove tecniche. Inoltre, i meccanismi dell'attuale assistenza si stanno integrando per mezzo di piani innovativi di consolidamento come il Global Fund per combattere l'Aids, la Tbc e la Malaria. Ma alla base di tutti questi mezzi moderni vi è la necessità di un intervento finanziario. Due anni fa, le nazioni del mondo si unirono attorno al Millennium Development Declaration (Dichiarazione sullo Sviluppo del Millennio): obiettivi misurabili per ridurre la povertà e migliorare la condizione umana entro un preciso lasso di tempo. Questa dichiarazione porta i benefici di una lista limitata di obiettivi: attenta definizione dei parametri, rigorosa analisi dei costi, sostegno crescente e la legittimità fornita da un forte riscatto politico. A Johannesburg, possiamo fare di questi obiettivi una realistica carta stradale per lo sviluppo sostenibile. Ma la vera prova della nostra risolutezza non verrà dalle parole che concorderemo a Johannesburg: verrà dalle risorse che siamo disposti a investire. Lo scorso decennio ci ha insegnato che la crescita economica globale da sola non risolve i problemi della povertà.
La crescita, l'aiuto allo sviluppo, il cambiamento democratico e un trattamento migliore per i nostri vicini che vivono in Paesi in via di sviluppo, poiché si battono per accedere ai mercati globali, è ciò che porterà i tre miliardi di poveri a un livello in cui possano partecipare allo sforzo globale di salvare le nostre risorse naturali. Gli investimenti nelle nuove tecnologie, la conservazione dell'energia, il controllo dell'inquinamento e una ristrutturazione lontana dall'enorme spreco di combustibile fossile stabilirà se saremo in grado di rovesciare il deterioramento del nostro ambiente. Ma, più di ogni altra cosa, è l'investimento nella gente che farà la differenza.
Il nostro compito non è impossibile. Vi sono esempi di azioni mondiali efficaci. Il non lontano sradicamento della poliomielite, che fino a pochi anni fa aveva paralizzato milioni di bambini, sia a Nord sia a Sud, e la rapida riduzione di emissioni di gas che impoveriscono l'ozono mostrano che il mondo può raggiungere grandi risultati quando ci focalizziamo su un problema.
Come società globale, abbiamo risorse cui dobbiamo accedere. Gli impegni presi - o aggirati - a Johannesburg dimostreranno se ne abbiamo la volontà.
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