![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 AGOSTO 2002 |
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Parla Gerry Morvell, consigliere di Kofi Annan per le politiche di
sviluppo sostenibile: "Non convochiamo i governi per negoziare un trattato
ma per definire un piano concreto Sono fiducioso che ci riusciremo, in dieci
anni molto è cambiato"
Secondo l'esperto Onu le risorse mondiali sono in pericolo.
"Gli esempi positivi del Ghana e del Costarica danno fiducia. E per la
prima volta si parlerà dell'acqua come di un'emergenza globale"
Gerry
Morvell, consigliere di Kofi Annan per le politiche sullo sviluppo
sostenibile, è in partenza per Johannesburg e non porta con sé buone notizie.
Nella valigetta ha almeno tre diversi documenti in cui le parole che più
descrivono le risorse del pianeta Terra sono "deteriorate", "in
pericolo" e "allarmanti". Sono queste premesse che rendono l'Onu
determinata, dice. "Al summit sullo sviluppo sostenibile le Nazioni Unite
non si accontenteranno delle promesse fatte a Rio De Janeiro 10 anni fa".
Il documento
preparatorio del summit suona come una vera chiamata alle armi. I termini
"call for action" sono ripetuti in ogni capitolo. Ma tutti i summit
delle Nazioni Unite sull'ambiente invocavano più azione. Che cosa le fa pensare
che questa volta sarà diverso?
Deve essere
diverso, perché non abbiamo più tempo. E anche perché la natura di questo
summit è diversa. Non convochiamo i governi per negoziare un trattato, ma per
definire un piano d'azione concreto. Sono fiducioso che ci riusciremo, in dieci
anni sono cambiate molte cose. Da un lato la maggior parte dei problemi
ambientali denunciati a Rio sono peggiorati, dall'altro sono emerse alcune
soluzioni a livello locale che vanno esaminate e portate su più ampia scala.
La sfiducia
generale però è tanta. Anche a Rio c'era un senso di urgenza, eppure da allora,
a detta della stessa Onu, la Terra ha perso oltre l'11 percento delle aree
naturali, e il clima è cambiato.
La speranza
viene dal fatto che a Johannesburg portiamo soluzioni. Prenda il caso del
Ghana: circa 6mila comunità hanno applicato con successo metodi di coltivazione
che non impoveriscono il terreno pur fornendo raccolti sufficienti alla
sussistenza locale. Al summit verrà anche presentata una nuova varietà di riso
che a un'alta produttività affianca la capacità di crescere in terreni
relativamente asciutti. È vero però che restano molti interrogativi sulla
quantità e le modalità degli investimenti stranieri in questo tipo di progetti.
Uno dei
punti principali in agenda è la scarsità di acqua. Pensa che i Paesi ricchi
saranno sensibili a un problema che per ora li tocca marginalmente?
In dieci
anni l'acqua è diventata un'emergenza. A Johannesburg per la prima volta verrà
trattato a livello globale un problema che finora era lasciato ai singoli
Paesi. Ma la comunità internazionale ha capito che se non trova modi di rendere
l'estrazione e il trasporto dell'acqua più efficienti, presto l'acqua diventerà
scarsa anche nei Paesi più ricchi. Oggi circa il 40 percento della popolazione
mondiale non ha abbastanza acqua pulita. Nel 2025 sarà un problema per metà d
el genere umano, se non si fa qualcosa.
I lavori
preparatori del summit hanno insistito sulle possibilità di rendere lo sviluppo
economico funzionale e non contrario al rispetto dell'ambiente. Un'idea che
dieci anni fa sembrava rivoluzionaria...
Ci si è
accorti che un approccio che non tiene conto dei bisogni umani è destinato a
fallire. Questo grazie al fatto che molti governi hanno trovato modi di
conciliare entrate economiche e rispetto dell'ambiente. Si prenda l'esempio del
Costarica, che ha adottato una gestione sostenibile della foresta pluviale e ha
trovato un buon compromesso fra turismo e produzione agricola.
Bush non
andrà a Johannesburg. Toglie qualcosa al valore del summit?
No, semmai lascia maggiore spazio ai Paesi europei di assumerne la guida. Ma gli Stati Uniti sono stati molto attivi nella fase preparatoria. Sono fiducioso che, al di là delle dichiarazioni di principio, gli Usa saranno disposti a discutere con l'Onu il finanziamento di progetti concreti caso per caso.