![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 AGOSTO 2002 |
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L'antropologo Facchini: «La cultura è il frutto della libertà che
distingue l'uomo da ogni altro essere. E gli permette di contrastare la
selezione naturale darwiniana»
«Siamo
uomini "per caso"?» No, perché siamo capaci di guidare la nostra
storia, cioè di orientare il processo evolutivo naturale di cui facciamo parte.
La straordinaria risorsa dell'uomo sta nella sua cultura, nella capacità
innovativa e creativa. Un libro che spiega come il genere umano non sia «un
evento fortuito nella evoluzione della vita» viene accolto con interesse dalla
comunità scientifica. Il libro è dell'antropologo e paleoantropologo Fiorenzo Facchini,
ordinario all'Università di Bologna. Con questo saggio, intitolato Origini
dell'uomo ed evoluzione culturale, pubblicato recentemente da Jaca Book, si è
trovato profondamente d'accordo quel maestro della paleoantropologia che è Yves
Coppens, professore al Collège de France e membro dell'Académie des Sciences,
e Coppens lo ha detto a chiare lettere nella prefazione. Anche il biblista
Gianfranco Ravasi nota come Facchini, nella sua duplice veste di scienziato e
di teologo, sia riuscito a penetrare nel territorio «affascinante ma minato» in
cui si tratta di conciliare evoluzione e dottrina della creazione. Nel mese
scorso l'autore ha ricevuto il premio internazionale «Fabio Frassetto»
dell'Accademia Nazionale dei Lincei per l'Antropologia.
Come si
riconosce la cultura nelle fasi iniziali dell'umanità?
«Le
caratteristiche della cultura, sia attuale che preistorica, si possono
ricondurre a due aspetti: la tecnologia progettuale e la simbolizzazione. Dove
troviamo documenti di un rapporto intenzionale con l'ambiente (fabbricazione
sistematica di utensili e organizzazione del territorio) siamo in presenza di
cultura, e quindi dell'uomo. La capacità di innovazione nella tecnica e la
conservazione degli strumenti attestano che i prodotti della tecnologia fanno
parte dell'immaginario dell'uomo, hanno un significato. Questa capacità di dare
significato ai prodotti dell'attività umana, esprime già una simbolizzazione.
Naturalmente il simbolismo raggiunge la sua espressione più alta nell'arte,
nelle pratiche funerarie, nelle forme di religiosità».
Come si
manifesta, fin dalla prima comparsa dell'uomo, la sua singolarità biologica ed
extrabiologica?
«La sua
comparsa può essere vista come l'epilogo di una corrente evolutiva
caratterizzata da una crescente cerebralizzazione. Nell'uomo si nota un aumento
della complessità del sistema nervoso, che non ha riscontro in un nessun'altra
specie. Rispetto al genoma dei Primati, fossili e viventi, quello umano
differisce di appena il 2%. Ma in questo 2% sono racchiuse varie
caratteristiche, come la capacità di produrre suoni per mezzo degli organi
vocali, il linguaggio, la complessità cerebrale e psichica».
Quando
comincia a progettare l 'uomo primitivo?
«Quando
agisce intenzionalmente, comportandosi in un certo modo in vista di un fine da
raggiungere. La progettualità dell'uomo primitivo si manifesta nella
lavorazione della selce, nella costruzione di un riparo o nella manipolazione
degli alimenti. Anche nel mondo animale può capitare di incontrare tecniche di
elevata perfezione. Ma sono regolate biologicamente, non esprimono innovazioni
e progressi».
Che cosa
colpisce, in particolare, il pubblico, quando entra in contatto con la
paleoantropologia?
«L'emergenza
dell'uomo nella storia della vita rappresenta un evento singolare. Può essere
ritenuto un punto di arrivo di un processo che si è innescato nell'era
terziaria, sul ceppo dei Primati. Si rimane colpiti dal fatto che, dalla
comparsa dell'uomo, la storia della vita e della Terra cambia profondamente».
Il filo
conduttore del suo saggio è la cultura come fattore decisamente extrabiologico.
«La cultura
non segue le leggi della fisica, della chimica e della biologia, afugge ai
meccanismi di rigida determinazione genetica e ambientale, anche se ne risente
l'influsso. La cultura si realizza fuori da ogni determinismo biologico o
ambientale. E' il segno della libertà e dell'autodeterminazione. Per mezzo
della cultura, l'uomo è in grado di adattare a sé l'ambiente e di contrastare,
in qualche modo, la selezione naturale. Di grande rilevanza sono poi le
espressioni di simbolismo in cui la persona comunica il suo mondo interiore,
trascendendo i bisogni di ordine biologico e fisico. Si pensi all'arte, alla
musica, alla sfera dell'etica, alla religione».
Lei collega
subito all'emergenza dell'uomo la presenza dello spirito.
«Certamente.
Il fatto sfugge, com'è ovvio, all'osservazione empirica. Possono però rivelarsi,
sul piano fenomenologico, i segni della presenza dello spirito nel
comportamento dell'uomo, cioè attraverso la cultura».
Come
risponde a chi afferma che l'uomo è un evento accidentale nella evoluzione
della vita?
«Chi vuole
escludere una causa trascendente, deve ricorrere al caso. Sulla scia di Darwin.
Intendiamoci: la finalità di alcune strutture biologiche può anche spiegarsi
con condizioni favorevoli dovute a eventi casuali. Ma l'idea di un disegno
generale, in qualunque modo possa essersi realizzato, è di ordine filosofico
più che scientifico. Quindi, se non può essere dimostrato, non può neppure
essere escluso dalla osservazione empirica».
Sul piano
religioso persistono resistenze all'evoluzionismo.
«Nel libro, mi soffermo sulla conciliabilità tra fede cristiana e teoria della evoluzione (più volte affermata nel magistero della Chiesa), per aiutare il lettore ad affrontare serenamente la questione. La realtà creata da Dio può essersi evoluta secondo il progetto di Dio. La presenza dell'uomo è dovuta a una volontà precisa di Dio che l'ha dotato dello spirito. Il nodo è capire come e quando immaginare una discontinuità ontologica in una continuità biologica con forme non umane, a qualunque livello si ponga l'emergere dell'uomo (habilis o sapiens). Sono tante le questioni da chiarire. Molti ritengono insufficiente il meccanismo evolutivo proposto da Charles Darwin (le variazioni casuali della specie selezionate dall'ambiente). Ma non è un buon motivo per rifiutare la teoria dell'evoluzione. Questa teoria non si identifica con il darwinismo».