![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 AGOSTO 2002 |
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Si
sa che la politica per la ricerca scientifica in Italia a dir poco
langue: se non fosse per un manipolo di scienziati di rinomato valore si potrebbe
tranquillamente chiuder bottega. Ma non bastano i Dulbecco e altri degni fisici
o biologici che ci consentono di non uscire del tutto dalla ricerca a scala
internazionale. Si sa anche che il male
è endemico: come sempre scarsi fondi e spesso assai male gestiti. Politica di reclutamento col contagocce, con
disperazione dei giovani più dotati che spesso sono stati e sono costretti ad
emigrare all'estero. Con un duplice
danno: scialo di intelligenze e spreco di risorge per il danaro impegnato per la
loro formazione che poi viene messo a frutto in paesi più lungimiranti e
ospitali. Questo accade perché da
troppi anni la ricerca è stato un feudo nelle mani di notabili democristiani,
di loro clientes o famigli: quando
non si sapeva proprio dove piazzarlí si dava loro la direzione d'un importante
ente di ricerca, a cominciare, ovviamente dal Cnr: massima istituzione della
ricerca pubblica in Italia.
Quest'andazzo ha creato sacche scandalose di subcultura a cui qualunque
governo - quale che sia il colore - dovrebbe dare un taglio netto. La necessità
d'una profonda riforma non solo è necessaria, ma urgentissima. Ma si sa che per
riformare bisogna sapere cosa sia la ricerca scientifica e capire che essa è la
più grande risorsa di un paese moderno, ma per esser tale deve essere
innanzitutto libera: l'Italia è ricca di materia grigia e questa non è
vanteria, è un dato di fatto. Ora la
signora Moratti, ministro dell'istruzione, ha predisposto un suo progetto di
riforma: questo giornale ha riferito quali siano le linee dell'impegnativo
progetto già predisposto, nientemeno, per la firma del Presidente della
repubblica. Per fortuna le vacanze
d'agosto anche in questo caso sono state provvidenziali, dal momento che la
signora Moratti ha idee che fanno accapponare la pelle. Clamorosamente sconfitta sulla riforma della
scuola la signora è alla ricerca d'una rivincita che le dia credibilità e
prestigio, almeno nel suo schieramento.
Fin'ora non c'è riuscita e noi auguriamo alla ricerca scientifica del
paese che non ci riesca anche in futuro.
Senza
entrare nel merito dell'articolazione del progetto che smembra di fatto tutto
il sistema esistente - e questo di per sé, per le ragioni enunciate, sarebbe un
bene - ha al suo fondo un'unica perversa e deleteria idea: affidare ogni
ganglio del sistema non a scienziati e ricercatori, ma a uomini di nomina
politica, conferendo loro il potere del controllo della borsa. Non c'è dubbio che in questo insensato
disegnò una coerenza c'è: come per le Fondazioni bancarie, per il Consiglio
nazionale dei Beni culturali, per il Consiglio superiore della magistratura,
per la Rai più sono gli uomini di nomina politica più docile e più malleabile
sarà l'organismo "riformato".
Riformato ad usum delphini, con
un controllo diretto, con un morso che all'occorrenza possa essere ben
stretto. Si passa dunque dalla politica
semifeudale, ma tollerante e a maglie larghe, di stampo democristiano, a una
gestione aziendalista dell'esecutivo sul delicatissimo corpo della ricerca
scientifica. Meritocrazia, valori
riconosciuti, promozioni dei più dotati, libertà di ricerca sono sicuramente le
linee guida d'ogni paese moderno: senza d'essi siamo destinati a precipitare in
una politica della ricerca da Repubblica delle Banane, come direbbe il nostro
Altan.
Il progetto prevede la soppressioni di talune istituzioni: tra esse c'è anche la stazione zoologica "Anton Dorhn" tra le più prestigiose al mondo in questo ambito di ricerca: a parte l'elenco impressionante di Premi Nobel che di lì sono passati - compresa Rita Levi Montalcini - basti ricordare che solo nel '70 il premio Nobel per la medicina Kaz lì condusse le sue ricerche sul sistema nervoso dei calamari. La signora Moratti vorrebbe affidare queste ricerche a uomini fidati: ecco se si trattasse di calamari e vongole non avremmo nulla da obiettare, ma qui la partita è davvero grossa e ci auguriamo che nello stesso Polo ci sia qualcuno che abbia il buon senso e l'intelligenza di fermare per tempo la mano riformatrice della signora. Come già è accaduto per la riforma della scuola.