RASSEGNA STAMPA

6 AGOSTO 2002
ANGELO SANTAGOSTINO
NOI E L’EUROPA

Chi innova è più «sociale»

Nello scorso luglio la Commissione aveva presentato il Libro verde sulla responsabilità sociale delle imprese (Rsi), definita come «l’integrazione su base volontaria dei problemi sociali ed ambientali delle imprese nelle loro attività commerciali e relazioni con le altre parti». Lo scopo del Libro verde era di promuovere un dibattito sul concetto e sui contenuti della Rsi. In una comunicazione pubblicata negli scorsi giorni, che rappresenta il seguito del Libro verde, la Commissione sintetizza i risultati del dibattito e presenta la propria strategia per promuovere la Rsi. Le imprese hanno rilevato il carattere volontario della Rsi, non vi saranno soluzioni «adatte a tutti» e sarebbe controproducente volerla regolare a livello di Ue, perché soffocherebbe la loro creatività e l’innovazione. Da parte loro i sindacati hanno posto in evidenza come le iniziative volontarie non siano sufficienti per proteggere i diritti dei lavoratori. Sostengono la necessità di un quadro regolamentare che stabilisca norme minime. Inoltre per l’attendibilità delle pratiche di Rsi è necessario che queste non siano definite, attuate e valutate unilateralmente, ma richiedano la partecipazione delle parti interessate. Per gli investitori vi è la necessità di migliorare la diffusione dell’informazione e la trasparenza delle pratiche delle imprese, mentre le organizzazioni dei consumatori hanno insistito sull’importanza di informazioni affidabili e esaurienti sulle condizioni etiche, sociali e ambientali della produzione. Il Parlamento europeo ha proposto di integrare la Rsi nelle politiche dell’Ue, in particolare nel finanziamento delle azioni sociali e regionali e di creare un Foro multilaterale sulla Rsi. La generalità di quanti sono intervenuti nel dibattito sulla Rsi, ha rilevato l’importanza dello scambio di esperienze e buone pratiche, per permettere alle imprese di familiarizzare con il concetto e gli strumenti da utilizzare. L’integrazione della Rsi nell’azione delle reti europee di sostegno alle imprese faciliterebbe il dialogo e la cooperazione tra queste ultime. La comunicazione, in linea con la strategia della Commissione centrata sulle Pmi, sostiene la necessità di adattare il concetto, le pratiche e gli strumenti della Rsi, alla situazione specifica delle piccole e medie imprese, che rappresentano la parte più importante dell’imprenditoria europea. Secondo la Rete europea di ricerca sulle Pmi, su oltre 7000 imprese oggetto di una recente indagine, circa il 50% svolge già attività sul piano sociale e ambientale. La principale motivazione sarebbe la concezione etica del capo o del dirigente dell’impresa. Molte Pmi hanno, tuttavia, riconosciuto i vantaggi commerciali offerti da migliori relazioni con i consumatori e la comunità locale. Inoltre l’indagine ha posto in evidenza come le imprese con determinate priorità strategiche, quali l’innovazione e la qualità, sono più attive nel loro impegno sociale. Nel formare la sensibilità sociale e le successive azioni un ruolo importante può essere svolto dalle associazioni delle Pmi, soprattutto nel fornire loro informazioni e strumenti di facile utilizzo e divulgando esempi di buone pratiche. La strategia della Commissione si basa sulla sviluppo convergenza e trasparenza delle azioni di Rsi, in particolare per quanto riguarda i codici di condotta, le norme di gestione, la contabilità e l’audit, le etichette, l’investimento socialmente responsabile. Una convergenza e una trasparenza che richiedono l’attiva partecipazione di tutti i soggetti interessati.
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